Classi e studenti stranieri, Pellegrino frena sulle quote: «In Friuli Venezia Giulia la scuola non diventi separazione»

La consigliera regionale di Avs contesta l’ipotesi di limiti rigidi per gli alunni non italiani e richiama il ruolo inclusivo della scuola pubblica.

22 settembre 2026 13:53
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Il dibattito sui limiti alla presenza di alunni stranieri nelle classi arriva anche in Friuli Venezia Giulia, dove Serena Pellegrino prende posizione contro l’ipotesi di quote rigide. Per la consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra, il punto non è soltanto organizzativo: in gioco c’è l’idea stessa di scuola che il territorio vuole difendere.

Nella sua lettura, una regione di confine come questa non può affrontare il tema con strumenti pensati per dividere. Pellegrino sostiene che fissare tetti senza costruire un sistema di sostegno adeguato rischierebbe di scaricare sulle scuole problemi che andrebbero affrontati con personale, progettazione e servizi.

Il riferimento al Quirinale

Al centro del suo intervento ci sono le parole pronunciate dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione dell’inaugurazione dell’anno scolastico ad Amatrice. Secondo Pellegrino, quel richiamo ribadisce un principio chiaro: la scuola pubblica resta uno spazio aperto, coerente con quanto afferma l’articolo 34 della Costituzione.

Da qui nasce la critica all’impostazione che punta a porre soglie rigide agli studenti non italiani. La consigliera vede in questa linea il pericolo di creare classi separate di fatto, con il risultato di indebolire proprio quel compito di inclusione che l’istituzione scolastica è chiamata a svolgere.

Il nodo delle risorse nelle scuole del territorio

Pellegrino osserva che oggi gli alunni stranieri rappresentano l’11% degli iscritti e ritiene poco utile affrontare una realtà sociale sempre più composita con un semplice vincolo numerico. A suo avviso, una misura di questo tipo avrebbe effetti concreti molto limitati se non accompagnata da un rafforzamento dell’organico e degli strumenti di supporto.

Nel ragionamento della consigliera rientrano anche le segnalazioni che arrivano, riferisce, dai dirigenti scolastici del Friuli Venezia Giulia e più in generale del Nord-Est. Le richieste riguardano investimenti stabili, figure di mediazione linguistica e una struttura capace di accompagnare l’inserimento degli studenti nelle classi, invece di fermarsi a una soglia fissata per legge.

Tra i punti evidenziati c’è anche la questione dei Nai, i Nuovi arrivati in Italia, per i quali le scuole hanno bisogno di un sostegno continuativo. Si tratta, nella sua impostazione, di un passaggio decisivo per aiutare ragazzi provenienti da percorsi linguistici e scolastici differenti a entrare realmente nel sistema educativo.

Una discussione che tocca da vicino il Friuli Venezia Giulia

La presa di posizione di Pellegrino lega il tema scolastico a quello della tenuta sociale. Secondo la consigliera, coesione e sicurezza non si costruiscono alzando barriere dentro le aule, ma offrendo percorsi di integrazione che funzionino davvero.

Il messaggio politico rivolto alla regione è netto: in un territorio segnato da passaggi di popolazioni, pluralità linguistiche e relazioni di confine, la scuola non può diventare un luogo di separazione. Per Pellegrino, la scelta da compiere è tra un modello che accompagna e uno che esclude, con conseguenze che andrebbero ben oltre la singola classe.

La conclusione del suo intervento insiste proprio su questo punto: la scuola pubblica, nel Friuli Venezia Giulia come nel resto del Paese, dovrebbe restare uno spazio capace di tenere insieme le differenze, non di trasformarle in una frattura.

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