Comuni del Veneto che guardano al Friuli, Moretuzzo: "Le richieste vanno esaminate nel merito"
Dopo il confronto in V Commissione, il consigliere regionale richiama il peso di identità, lingua e storia e respinge l'idea di una macroregione.
Non solo confini amministrativi, ma appartenenza, lingua e rapporti costruiti nel tempo. È su questo terreno che si è sviluppato in Consiglio regionale il confronto sulle domande avanzate da undici Comuni oggi in Veneto, interessati a un possibile passaggio al Friuli Venezia Giulia.
Al termine della seduta della V Commissione, Massimo Moretuzzo, capogruppo di Patto per l'Autonomia-Civica Fvg, ha invitato a non liquidare la questione come una semplice discussione tecnica. Secondo il consigliere, dalle amministrazioni locali ascoltate è arrivata una posizione strutturata, legata a motivazioni che chiedono un esame approfondito.
Il nodo identitario al centro del confronto
Uno degli aspetti messi in evidenza riguarda il rapporto storico di questi territori con il Friuli. Moretuzzo ha ricordato che, tra gli undici Comuni coinvolti, sette rientrano nelle aree dove è riconosciuta la minoranza linguistica friulana.
Si tratta, ha sottolineato, di un elemento che va oltre la vicinanza geografica. La presenza nella Comunità linguistica friulana viene letta come il segno di un legame culturale e identitario ancora presente nelle comunità locali, e non come un richiamo formale.
Le ragioni portate dai sindaci in Commissione
Nel corso dell'audizione sono state richiamate diverse motivazioni: la storia condivisa, il profilo culturale dei territori, il riferimento religioso alla Diocesi di Concordia e anche valutazioni pratiche di tipo economico e amministrativo.
Per Moretuzzo, il quadro emerso giustifica un percorso di approfondimento serio. La richiesta, nella sua lettura, non nasce da un solo fattore, ma da un insieme di elementi che raccontano un rapporto consolidato con il Friuli.
Il peso dei referendum locali
Un altro passaggio riguarda il pronunciamento espresso dai cittadini nei referendum tenuti nei territori interessati. Il consigliere autonomista sostiene che quella volontà non possa essere messa in secondo piano e che debba invece rappresentare un punto di partenza nel dibattito istituzionale.
Nella sua valutazione, ridurre tutto a una convenienza economica sarebbe fuorviante. Dalle parole dei sindaci, osserva, sarebbero emerse soprattutto ragioni legate a storia, lingua, cultura e radicamento territoriale, aspetti che danno consistenza politica alla richiesta di trasferimento.
No all'ipotesi della macroregione
Moretuzzo ha poi contestato con nettezza l'intervento del consigliere regionale veneto Alessio Morosin, che durante la seduta ha rilanciato la prospettiva di una macroregione delle due Venezie.
Per il capogruppo di Patto per l'Autonomia-Civica Fvg si tratta di una proposta da respingere, perché estranea al percorso storico e istituzionale che ha portato alla specialità del Friuli Venezia Giulia. L'autonomia regionale, nella sua posizione, affonda le radici nella storia di un territorio di confine e nella sua natura plurilingue e pluriculturale.
Il tema, quindi, resta aperto su due piani distinti: da una parte le istanze dei Comuni veneti che chiedono di essere ascoltati, dall'altra la difesa del profilo autonomo del Friuli Venezia Giulia, che per Moretuzzo non può essere messo in discussione da ipotesi considerate estranee alla sua identità istituzionale.