Cinema muto, a Pordenone riemerge un titolo del 1924: al Verdi debutta il restauro di "L’arzigogolo"
Alle Giornate del Cinema Muto una serata centrale per il festival: nuova vita al film di Mario Almirante, con accompagnamento musicale dal vivo.
Il Teatro Verdi di Pordenone si prepara a ospitare uno degli appuntamenti più significativi delle Giornate del Cinema Muto 2026: lunedì 5 ottobre, alle 21, arriva per la prima volta sul grande schermo la copia restaurata di L’arzigogolo, film del 1924 firmato da Mario Almirante.
Per il pubblico friulano sarà l’occasione di vedere un’opera tornata visibile grazie a un lavoro condiviso tra istituzioni cinematografiche di primo piano. In sala l’immagine ritrovata sarà accompagnata da musica eseguita dal vivo, elemento che da sempre caratterizza il festival pordenonese e ne rafforza il legame con la tradizione del muto.
Alla proiezione parteciperà anche Stefania Benelli, nipote di Sem Benelli, autore del testo teatrale da cui il film prende origine. Sul versante musicale, l’accompagnamento è affidato a Stephen Horne al pianoforte, Elizabeth-Jane Baldry all’arpa e Frank Bockius alle percussioni.
Un recupero internazionale che passa anche dal Friuli
Il restauro è nato dalla collaborazione fra la Cinemateca Brasileira di San Paolo, la Cineteca del Friuli di Gemona e il Museo Nazionale del Cinema di Torino. Un intreccio di competenze che riporta al centro anche il ruolo del territorio friulano nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio cinematografico.
La pellicola aveva ottenuto attenzione già all’epoca della sua uscita, in una fase non semplice per la produzione italiana. Eppure L’arzigogolo riuscì a distinguersi, conquistando riscontri favorevoli e confermando il richiamo di una storia già conosciuta dal pubblico attraverso il palcoscenico.
Tra gli elementi che rendono oggi prezioso questo ritorno c’è anche il cast. La protagonista Italia Almirante Manzini fu una figura di grande notorietà, divisa tra teatro e cinema e apprezzata anche fuori dall’Italia, soprattutto in Sudamerica. Proprio questa diffusione internazionale aiuta a capire perché copie di suoi film siano riapparse in archivi brasiliani.
Una serata che valorizza anche il lavoro artistico dell’epoca
La riproposta del film consente di rileggere non solo la vicenda narrata, ma anche la qualità del suo impianto visivo. La regia di Mario Almirante, la fotografia di Ubaldo Arata e l’apparato scenico e dei costumi curato da Caramba, pseudonimo di Luigi Sapelli, furono tra gli aspetti maggiormente apprezzati dalla critica del tempo.
Per Pordenone, che ogni anno diventa punto di riferimento internazionale per studiosi, appassionati e addetti ai lavori, questa anteprima mondiale si inserisce nel cuore del programma del festival e ne conferma la vocazione: riportare in sala opere rare o disperse, restituendole a una visione pubblica piena e consapevole.
Il 5 ottobre al festival: non solo la proiezione delle 21
La giornata di lunedì si aprirà molto prima dell’appuntamento serale. Alle 14 prenderà il via il focus dedicato al cinema muto spagnolo, un percorso costruito attorno a una cinematografia di cui è andata perduta la parte più ampia: secondo le stime, oltre il 90 per cento della produzione realizzata tra il 1896 e il 1950 non è sopravvissuta.
I quattro programmi presentati a Pordenone attraversano autori, territori e generi diversi. Tra i nomi di maggior rilievo compare Segundo de Chomón, innovatore degli effetti speciali e collaboratore di Méliès, attivo anche tra Francia e Italia. Nella selezione di lunedì figurano, fra gli altri, L'hereu can pruna del 1904 e Los héroes del sito de Zaragoza del 1905, oltre alle immagini del matrimonio di Alfonso XIII girate nel 1906 per Pathé Frères.
Quel matrimonio reale fu seguito da un attentato anarchico che non colpì la coppia sovrana ma provocò 24 vittime e più di cento feriti. Le riprese dell’attacco non appartenevano a Pathé, bensì alla casa di produzione Urban. L’accompagnamento dal vivo della sezione spagnola sarà affidato al Caspervek Ensemble.
Nel pomeriggio anche un titolo controverso del cinema di Weimar
Alle 16.30 il programma prevede anche Heddas Rache (La vendetta di Hedda), film del 1919 diretto da Jaap Speyer, inserito nella rassegna dedicata al cinema di Weimar senza censure. All’epoca l’opera suscitò reazioni durissime: a Berlino la proiezione fu ostacolata da gruppi di estrema destra, mentre a Bochum venne ordinata la distruzione di tutte le copie.
Più che lo scandalo facile, a pesare fu il modo esplicito con cui il film affrontava la prostituzione e il confine fragile tra rispettabilità borghese ed emarginazione femminile. Un altro tassello di una giornata che, per il festival pordenonese, mette insieme riscoperta, ricerca e confronto storico.
Le Giornate del Cinema Muto sono realizzate con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, del Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, del Comune di Pordenone, della Camera di Commercio Pordenone-Udine, della Fondazione Friuli e con la partecipazione di BCC Pordenonese e Monsile.