Cinema muto, Pordenone rilancia il suo profilo internazionale nel cammino verso il 2027
All’apertura della rassegna il vicegovernatore Mario Anzil collega il festival alla traiettoria culturale che accompagnerà Pordenone fino all’anno da Capitale italiana della cultura.
Pordenone riparte da uno dei suoi appuntamenti più riconoscibili per ribadire una vocazione che da anni supera i confini regionali. Con l’avvio delle Giornate del cinema muto, la città rimette al centro una manifestazione che per il Friuli Venezia Giulia è insieme patrimonio culturale consolidato e passaggio significativo nel percorso che conduce a Pordenone 2027.
All’inaugurazione della rassegna è intervenuto il vicegovernatore Mario Anzil, che ha indicato il festival come uno dei simboli più forti dell’offerta culturale del territorio. Nella lettura della Regione, l’evento non è soltanto una rassegna specialistica di rilievo, ma una presenza stabile capace di raccontare nel tempo l’identità culturale pordenonese.
Un tassello dentro l’anno da Capitale della cultura
Nel suo intervento, Anzil ha inserito le Giornate del cinema muto dentro una visione più ampia, quella che accompagna la città verso il 2027, quando Pordenone sarà Capitale italiana della cultura. Il festival, secondo il vicegovernatore, rappresenta uno dei punti di forza su cui costruire questa traiettoria.
Il riferimento è anche al ruolo che il Friuli Venezia Giulia rivendica sul piano culturale: una regione di confine, abituata al confronto e alla relazione, capace di leggere scenari più larghi del proprio perimetro. Un’impostazione che Anzil aveva richiamato anche nel confronto recente tra le Regioni del Nord dedicato ai temi della cultura.
Una storia cominciata nel 1982
La forza della manifestazione, nelle parole del vicegovernatore, nasce anche dalla continuità. L’intuizione che ha dato forma al festival viene coltivata dal 1982 e nel tempo ha costruito un riconoscimento che oggi si misura su scala mondiale.
Per la Regione, proprio questa lunga durata ha contribuito a definire Pordenone come città capace di produrre iniziative originali e vincenti. Un profilo che negli anni si è rafforzato fino al traguardo del 2027, considerato non come un episodio isolato ma come il risultato di un cammino già avviato da tempo.
Dal mappamondo alla memoria del cinema
Anzil ha richiamato anche la natura artistica della rassegna, soffermandosi sulla sua capacità di attraversare epoche e geografie differenti. Le Giornate del cinema muto, nella sua lettura, riportano il pubblico alle origini della celluloide e allo stesso tempo aprono uno sguardo che va dall’America al Giappone, fino alla Germania di Weimar.
Da qui l’idea di un compito culturale particolarmente ambizioso, che il festival riesce a sostenere grazie al proprio bagaglio costruito negli anni, sia sul piano organizzativo sia su quello del prestigio accumulato. Un patrimonio che, ha rimarcato il vicegovernatore, la Regione continua a sostenere con convinzione.
Il legame tra la città e il suo pubblico
Nella parte finale del suo intervento, Anzil ha evocato un’immagine legata alla memoria urbana di Pordenone e al rapporto antico tra la città e il cinema. Ha invitato il pubblico a immaginare una continuità ideale tra gli spettatori di ieri e quelli di oggi, quasi in un passaggio di testimone dentro la stessa sala.
È un richiamo che dà il senso della posizione conquistata da questa manifestazione nel panorama culturale friulano. Le Giornate del cinema muto restano infatti uno dei segni più riconoscibili della proiezione internazionale di Pordenone e, allo stesso tempo, uno degli appuntamenti che meglio raccontano il valore culturale del territorio regionale.