Chiamate a raffica in Friuli occidentale, 13 raggiri sventati: anziani più pronti dei truffatori

Martedì 5 maggio una serie di telefonate ha colpito Pordenone e altri comuni della provincia. Nessuna consegna di soldi o gioielli, decisiva la prudenza.

06 maggio 2026 20:22
Chiamate a raffica in Friuli occidentale, 13 raggiri sventati: anziani più pronti dei truffatori -
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Questa volta il copione non ha funzionato. Nel Pordenonese, tra la tarda mattinata di martedì 5 maggio 2026 e le ore successive, tredici tentativi di truffa telefonica rivolti in prevalenza a persone anziane si sono chiusi senza alcun bottino: nessuno ha consegnato contanti, preziosi o altri beni.

Il dato riguarda l’intero territorio della provincia, con il numero maggiore di segnalazioni in città a Pordenone, ma con episodi registrati anche in diversi altri centri del Friuli occidentale. A fermare i truffatori è stata soprattutto la reazione di chi ha ricevuto la chiamata: conversazioni interrotte, dubbi verificati e contatto immediato con i veri Carabinieri.

I comuni coinvolti nella nuova ondata

Il punto più colpito è stato il capoluogo, dove si contano quattro casi. Due le telefonate sospette segnalate a Sacile. Gli altri tentativi sono emersi ad Aviano, Azzano Decimo, Caneva, Fiume Veneto, Maron di Brugnera, San Foca e Tamai.

La distribuzione degli episodi in più località, nello stesso arco di tempo, suggerisce un’azione concentrata e studiata per colpire a tappeto. Le chiamate sono partite all’incirca dalle 11 del mattino, con l’obiettivo di cogliere di sorpresa chi era in casa.

Il racconto usato per spingere alla consegna di denaro

Lo schema comparso con maggiore frequenza è quello del finto incidente. Dall’altra parte della cornetta si presentava un sedicente militare, che sosteneva di dover gestire una situazione grave causata da un familiare stretto della vittima, come un figlio o un nipote.

Alla persona contattata veniva prospettata una necessità immediata di soldi per affrontare presunte spese legali o risarcimenti. In alcuni casi il racconto veniva reso ancora più pesante con riferimenti a una ragazza, o perfino a una bambina, investita dal congiunto. Un modo per aumentare il coinvolgimento emotivo e togliere lucidità a chi ascolta.

Il meccanismo è sempre lo stesso: creare allarme, imporre fretta, impedire verifiche e arrivare in pochi minuti alla richiesta di contanti, oro o gioielli. Elementi che, in questa occasione, sono stati riconosciuti in tempo dalle potenziali vittime.

Il tentativo di isolare uno dei coniugi

In più di una telefonata sarebbe comparsa anche un’altra manovra: convincere una delle persone presenti in casa ad allontanarsi, ad esempio con il pretesto di raggiungere una caserma o un ufficio. L’obiettivo, secondo quanto ricostruito, era lasciare l’altro coniuge da solo e quindi più esposto a pressioni successive.

Anche questo passaggio non ha dato risultati. Chi ha ricevuto le indicazioni non le ha seguite e ha preferito cercare conferme attraverso i canali corretti, evitando di restare intrappolato nella messinscena.

Il caso segnalato a Fiume Veneto

Tra gli episodi emersi nel corso della giornata, quello di Fiume Veneto si distingue per il contenuto della telefonata. Qui il racconto non ruotava attorno a un sinistro stradale, ma a un presunto grave infortunio sul lavoro che avrebbe coinvolto il figlio di un’anziana.

Alla donna sarebbe stata prospettata l’urgenza di reperire una somma elevata per cure mediche immediate. Anche in questa circostanza, però, il raggiro si è fermato prima della consegna: la richiesta di denaro, l’ansia costruita ad arte e l’impossibilità di verificare subito la notizia hanno insospettito la destinataria della chiamata.

Perché nessuno è caduto nella trappola

Il fatto più rilevante della giornata è proprio questo: tutti e tredici i tentativi sono falliti. Un risultato che conferma quanto la prevenzione possa incidere, soprattutto quando le informazioni circolano con continuità tra famiglie, anziani e comunità locali.

Il Comando Provinciale dei Carabinieri di Pordenone, negli ultimi mesi, ha promosso incontri in parrocchie, centri per anziani e sale comunali per spiegare come riconoscere queste telefonate e come reagire. Un lavoro che, alla luce di quanto accaduto martedì, sembra aver reso molte persone più attente ai segnali tipici del raggiro.

Resta quindi valida la regola più semplice: l’Arma non chiede mai denaro o beni di valore per risolvere incidenti, problemi giudiziari o emergenze sanitarie. Davanti a una chiamata sospetta bisogna chiudere subito, non far entrare sconosciuti in casa e contattare il 112 per una verifica immediata.

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