Caso del cigno sullo Stella, il Partito Animalista annuncia l’azione legale: «Responsabili individuabili»
Nuove accuse sul caso di Precenicco: il PAI parla di testimonianze e chiede il ritiro di licenze e porto d’armi, oltre alla costituzione di parte civile.
La vicenda del cigno ucciso lungo il fiume Stella, a Precenicco, torna al centro dell’attenzione con un nuovo intervento del Partito Animalista Italiano, che sostiene di aver raccolto elementi utili a circoscrivere le responsabilità. Il caso, che ha colpito profondamente anche in Friuli, si arricchisce ora di dichiarazioni molto pesanti sul possibile contesto in cui sarebbe maturato l’episodio.
A parlare sono Irene Giurovich, portavoce regionale del PAI in Friuli Venezia Giulia, e l’avvocato Cristiano Ceriello, presidente nazionale del movimento, che segue direttamente la vicenda. Secondo quanto riferito, sarebbero arrivate segnalazioni riservate su chi avrebbe preso parte all’uccisione dell’animale e su quanto sarebbe accaduto dopo.
Le nuove dichiarazioni sul caso di Precenicco
Il Partito Animalista riferisce che le informazioni ricevute chiamerebbero in causa persone riconducibili a un gruppo di cacciatori della zona di San Daniele. In base a queste indicazioni, una o più persone si sarebbero introdotte in acqua per colpire il cigno, che non sarebbe morto nell’immediatezza ma al termine di una lunga sofferenza.
Tra i passaggi più gravi riportati dal PAI c’è anche il racconto secondo cui l’animale, una volta morto, sarebbe stato destinato alla cucina. Su questo aspetto, viene precisato, si attendono comunque gli accertamenti medico-legali già avviati, che dovranno chiarire con precisione le cause del decesso.
Nel ricostruire il quadro, Giurovich e Ceriello parlano inoltre della presenza di più persone e di una tavolata nel locale vicino all’area dell’accaduto. Proprio da testimonianze, prenotazioni e sistemi di videosorveglianza, secondo il PAI, potrebbero arrivare riscontri decisivi per identificare chi era presente.
Le richieste alla magistratura
L’associazione chiede che l’autorità giudiziaria valuti una serie di contestazioni penali legate all’uccisione e al maltrattamento di animali, oltre alle eventuali responsabilità di chi avrebbe assistito senza intervenire o favorito i responsabili. Il riferimento è anche alla normativa che tutela la fauna selvatica.
Il Partito Animalista sollecita inoltre provvedimenti immediati sul fronte amministrativo e venatorio: tra le richieste ci sono il divieto di esercitare la caccia, la revoca del porto d’armi e del tesserino venatorio, qualora gli indagati ne siano in possesso. Viene chiesto anche il coinvolgimento degli uffici regionali competenti per gli atti conseguenti.
La scelta di costituirsi parte civile
Cristiano Ceriello ha annunciato l’intenzione del PAI di presentarsi nel procedimento penale come parte civile. L’obiettivo dichiarato è rappresentare, nelle sedi giudiziarie, la tutela degli animali e il danno subito sul piano della sensibilità collettiva da chi segue e sostiene queste battaglie.
Nella posizione espressa dal movimento c’è anche una riflessione più ampia sulla violenza contro gli animali, letta come un segnale da non sottovalutare sul piano sociale. Giurovich e Ceriello richiamano studi e analisi internazionali che mettono in relazione gli abusi gravi sugli animali con condotte aggressive più estese, sostenendo quindi la necessità di una risposta severa.
Infine, il PAI rivolge un appello pubblico a chiunque abbia visto qualcosa o sia a conoscenza di elementi utili. L’invito è a collaborare con chi indaga, sottolineando che eventuali silenzi o comportamenti di copertura potrebbero avere rilievo sotto il profilo penale. La vicenda di Precenicco, intanto, resta una delle più discusse degli ultimi giorni in Friuli.