Caneva, dopo il sequestro a Sarone gli animalisti chiedono più segnalazioni dai cittadini
Dopo l’intervento della Forestale nel territorio di Caneva, PAI FVG e Animal Pride rilanciano il tema del contrasto al bracconaggio e della tutela della fauna.
Dal territorio di Caneva torna al centro il tema della difesa della fauna selvatica. A riaccenderlo è la presa di posizione del Partito Animalista Italiano FVG e di Animal Pride Defending Association dopo l’operazione condotta a Sarone, dove la Forestale ha eseguito un intervento che ha portato a una denuncia e a diversi sequestri.
Le due associazioni leggono quanto emerso come un segnale dell’importanza dei controlli sul territorio e, accanto al ringraziamento rivolto agli operatori, chiedono anche una maggiore attenzione da parte dei residenti, invitandoli a riferire eventuali situazioni anomale alle autorità competenti.
Il caso emerso a Sarone
Secondo quanto richiamato nella nota diffusa dalle organizzazioni, gli accertamenti sono stati sviluppati nel comune di Caneva, nella frazione di Sarone, dopo una serie di osservazioni e verifiche da parte degli agenti.
L’attività della Stazione forestale di Polcenigo e del Nucleo antibracconaggio di Pagnacco ha fatto emergere, sempre stando alla ricostruzione riportata, la presenza di tre lucherini e di un cardellino, specie appartenenti all’avifauna protetta.
Nel corso degli approfondimenti sarebbero inoltre stati trovati, in un ricovero attrezzi, più strumenti di cattura tra tagliole e trappole, comprese due di dimensioni maggiori, oltre a munizioni detenute abusivamente. La nota parla anche del sequestro di varie armi.
Le ipotesi di violazione indicate riguardano la detenzione abusiva di armi e munizioni, la combustione di rifiuti, la cattura e la detenzione illecita di uccelli selvatici protetti e il possesso di trappole. Resta fermo che la denuncia non equivale a un accertamento definitivo e che gli aspetti di responsabilità sono rimessi all’autorità giudiziaria.
L’appello delle associazioni al Friuli Venezia Giulia
Nella loro presa di posizione, PAI FVG e Animal Pride insistono soprattutto su un punto: il contrasto agli illeciti contro gli animali, a loro avviso, passa da un lavoro coordinato delle istituzioni e dalla collaborazione della popolazione.
Irene Giurovich, portavoce regionale del Partito Animalista Italiano FVG, sottolinea nella nota che risultati di questo tipo mostrano l’efficacia dell’azione svolta dalle autorità quando operano in modo professionale e con presenza concreta sul territorio.
Da qui anche il ringraziamento rivolto agli uomini impegnati nella vigilanza ambientale e nella tutela della fauna, con l’auspicio che attività di controllo come quella svolta nel Canevese possano essere sostenute con continuità.
Quando segnalare e a chi rivolgersi
Le due sigle ricordano che, in presenza di situazioni urgenti o di possibili episodi di bracconaggio, il riferimento resta il numero unico di emergenza 112, attivo gratuitamente sia da rete fissa sia da cellulare.
Il messaggio rivolto ai cittadini è quello di non ignorare comportamenti che possano apparire incompatibili con la tutela degli animali o dell’ambiente, lasciando poi agli organi preposti il compito di valutare se vi siano o meno violazioni effettive.
Il richiamo alle segnalazioni si inserisce in un dibattito più ampio che in Friuli Venezia Giulia coinvolge da tempo il rapporto tra controlli, attività venatoria e protezione della biodiversità.
Il confronto sulla caccia resta aperto
Nella stessa nota, le associazioni tornano infatti a esprimere una posizione nettamente contraria alla caccia, collegando il caso di Caneva a una discussione più generale sulla necessità di rafforzare prevenzione, vigilanza e rispetto delle regole.
PAI FVG e Animal Pride contestano inoltre alcune letture che, a loro giudizio, arriverebbero da ambienti favorevoli alla caccia sul tema dei controlli, ribadendo che il presidio degli illeciti deve fare capo alle autorità competenti. Il comunicato, però, non indica nello specifico a quali realtà si riferisca.
Sul piano normativo, va ricordato che la vigilanza in materia venatoria è disciplinata anche dall’articolo 27 della legge 157 del 1992, che contempla pure guardie volontarie appartenenti ad associazioni riconosciute, comprese quelle venatorie e ambientaliste, purché in possesso dei requisiti previsti.
Le associazioni animaliste richiamano anche un sondaggio Ipsos Doxa commissionato dalla Fondazione Capellino, interpretandolo come un segnale di consenso verso una forte limitazione o il superamento della caccia. Si tratta però di una rilevazione nazionale, condotta online tra il 28 luglio e il 4 agosto 2026 su 7.002 maggiorenni residenti in Italia, e non di un dato specifico riferito al Friuli Venezia Giulia.
Nel dettaglio, il 75% citato dalle organizzazioni nasce dalla somma di posizioni differenti: chi chiede l’abolizione completa, chi auspica una drastica riduzione fino alla scomparsa e chi la limiterebbe a pochi casi di emergenza. Una cornice che conferma quanto il confronto resti aperto, anche in un territorio come quello friulano dove il tema della tutela della fauna continua a suscitare attenzione pubblica.