Basovizza, memoria e presente nella giornata dedicata ai quattro giovani di Borba

Alla commemorazione sul Carso triestino il richiamo al valore dei diritti, con istituzioni, comunità slovena e voci del mondo culturale.

06 settembre 2026 16:55
Basovizza, memoria e presente nella giornata dedicata ai quattro giovani di Borba -
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Non soltanto un anniversario civile, ma un passaggio che continua a interrogare il presente. A Basovizza, sul Carso triestino, si è rinnovato il ricordo di Ferdo Bidovec, Fran Marušič, Zvonimir Miloš e Alojzij Valenčič, i quattro giovani legati all’organizzazione antifascista Borba uccisi dal regime fascista.

La cerimonia ha riportato al centro uno dei luoghi più significativi della memoria slovena e antifascista dell’area di confine, con la partecipazione di rappresentanti istituzionali, autorità civili e religiose e della comunità slovena.

Un luogo che parla ancora al Friuli Venezia Giulia

Nel corso dell’iniziativa, la senatrice Tatjana Rojc ha insistito sul significato attuale di Basovizza, leggendo quella memoria alla luce del clima europeo segnato dal riemergere di spinte estremiste e chiusure nazionaliste. Il senso del ricordo, nelle sue parole, non riguarda quindi solo il passato, ma anche la tutela concreta di libertà e diritti.

Per il Friuli Venezia Giulia, e in particolare per l’area del confine orientale, la commemorazione mantiene un peso che va oltre la dimensione simbolica. La vicenda dei quattro giovani fucilati resta infatti intrecciata alla storia dei rapporti tra italiani e sloveni, dentro un territorio che ha conosciuto fratture, conflitti e poi un lento cammino di avvicinamento.

Il richiamo alla riconciliazione

Rojc ha richiamato anche il percorso costruito negli anni tra le comunità, indicando come riferimento il gesto compiuto dai presidenti Sergio Mattarella e Borut Pahor, insieme davanti al monumento di Basovizza. Un’immagine che, nel tempo, è diventata uno dei passaggi più forti del dialogo istituzionale e civile tra i due Paesi.

Nel ricordo condiviso è emerso anche il valore di questo monumento come presidio contro ogni tentativo di negare o comprimere i diritti di una comunità nazionale. Un tema particolarmente sensibile in una regione dove identità, lingua e memoria storica continuano ad avere un ruolo centrale nel dibattito pubblico.

Le presenze alla commemorazione

Tra gli interventi più attesi ci sono stati quelli della poetessa Alenka Rebula e di Massimo Cirri, psicologo e voce radiofonica, chiamati a offrire una riflessione capace di unire memoria storica e lettura del presente.

Basovizza ricorda i quattro antifascisti fucilati, Rojc: simbolo attuale contro i

Alla commemorazione hanno preso parte anche Helena Jaklitsch, segretaria di Stato per gli sloveni all'estero, il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza, il vescovo Enrico Trevisi e la deputata Debora Serracchiani.

Ad accompagnare la giornata sono stati l’Orchestra di fiati di Doberdò e i cori Valentin Vodnik, Kraški dom e Vesna, presenza che ha dato alla cerimonia un tono raccolto e insieme corale.

Il messaggio uscito da Basovizza è rimasto netto: custodire la memoria dei quattro giovani di Borba significa tenere viva una lezione che riguarda tutto il territorio regionale, soprattutto quando la storia di confine torna a chiedere responsabilità, equilibrio e rispetto reciproco.

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