Aviano, interrogazione di AVS su Steadfast Noon: «Più trasparenza su rischi e ricadute per il Friuli»
Dal fronte politico arriva la richiesta di fermare la partecipazione italiana all’esercitazione e di riferire a Parlamento e territori coinvolti.
Ad Aviano torna al centro del dibattito pubblico il tema delle esercitazioni legate alla deterrenza nucleare. A riaccendere la discussione è la presa di posizione di Alleanza Verdi e Sinistra, che chiede al Governo di interrompere la partecipazione italiana a Steadfast Noon e di chiarire in modo puntuale quali siano obiettivi, scenari e possibili effetti dell’attività militare.
L’iniziativa è stata illustrata da Marco Grimaldi, deputato di AVS, insieme a Sebastiano Badin, segretario regionale di Sinistra Italiana Friuli Venezia Giulia. I due richiamano un’interrogazione parlamentare presentata con prima firma di Angelo Bonelli e rivolta alla Presidenza del Consiglio e ai ministeri della Difesa, dell’Interno e della Salute.
Il punto politico, nella lettura dei promotori, riguarda anche il ruolo del territorio friulano. Grimaldi e Badin sostengono che il Friuli Venezia Giulia non debba essere identificato come area strategica della deterrenza atomica e rilanciano una linea esplicitamente orientata al disarmo.
Le richieste rivolte al Governo
Nel testo dell’interrogazione si sollecita un passaggio formale nelle Commissioni Difesa di Camera e Senato. L’obiettivo è ottenere una comunicazione istituzionale su contenuti e finalità dell’esercitazione, ma anche sulle valutazioni disponibili in merito ai rischi collegati agli scenari addestrativi.
Tra i chiarimenti richiesti compaiono anche eventuali studi sulle conseguenze di un conflitto nucleare, con riferimento agli impatti su popolazione, territorio e ambiente. I firmatari citano aspetti come aree potenzialmente coinvolte, contaminazione di terreni e falde e possibili ricadute sulla catena alimentare, indicando questi punti come temi su cui chiedono informazioni all’Esecutivo.
Il nodo Aviano nel quadro dell’esercitazione
Secondo quanto riportato nella dichiarazione politica, Steadfast Noon interessa lo spazio aereo italiano per dieci giorni a partire da venerdì. Vengono menzionati velivoli in grado di trasportare bombe nucleari B61 e attività addestrative che comprenderebbero l’impiego simulato di ordigni, finalizzate alla preparazione degli equipaggi.
Grimaldi e Badin indicano il 13 ottobre come data di coinvolgimento delle basi di Aviano e Ghedi. Nella loro ricostruzione, proprio questi siti ospiterebbero le B61-12. Da qui la richiesta di un’informazione più ampia non solo verso il Parlamento, ma anche nei confronti delle comunità locali interessate.
Per i due esponenti, il deficit principale sta proprio nella mancanza di un confronto pubblico preventivo. Un aspetto che, nella loro valutazione, pesa in modo particolare in un’area come quella friulana, dove la presenza della base di Aviano rende il tema molto sensibile anche sul piano civile e istituzionale.
Le domande su protezione civile e sanità
Un altro versante sollevato riguarda la capacità di risposta del sistema civile in caso di emergenza. La critica avanzata da AVS è che, a fronte di attività di addestramento militare su scenari nucleari, non risulterebbe un’esercitazione parallela dedicata alla gestione degli aspetti sanitari, ambientali e di protezione civile.
Da qui nasce la richiesta di sapere quali misure siano previste per assistenza, soccorso e comunicazione alla popolazione. Il tema, nel ragionamento dei promotori, non riguarda solo la pianificazione militare, ma anche la preparazione concreta delle strutture territoriali chiamate a intervenire in situazioni critiche.
Il precedente richiamato e l’appello finale
Per sostenere la proposta di sospensione, Grimaldi e Badin richiamano un episodio del 1989, affermando che la Germania si ritirò da un’esercitazione nucleare della NATO dopo le stime sulle vittime civili contenute negli scenari. È il precedente politico che indicano come modello da seguire anche per l’Italia.
La presa di posizione si chiude con una richiesta più generale: l’adesione italiana al Trattato sulla proibizione delle armi nucleari e la rimozione degli ordigni presenti sul territorio nazionale. Nel messaggio lanciato da AVS, la contestazione di Steadfast Noon viene così collegata a una visione più ampia sul futuro del Friuli Venezia Giulia, descritto come un territorio che dovrebbe essere associato a politiche di pace e non alla deterrenza atomica.