Auto di lusso pagate con assegni falsi: dall’indagine partita in Friuli una rete tra Italia e Polonia
Il caso ha preso avvio dopo una truffa avvenuta a San Daniele del Friuli. Denunciate nove persone, recuperati 18 veicoli per circa 800 mila euro.
Un’indagine sviluppata anche a partire dal Friuli Venezia Giulia ha portato alla scoperta di un sistema di truffe legato alla compravendita di auto di lusso, con ramificazioni oltreconfine. L’operazione, condotta con il coinvolgimento di autorità italiane ed europee, ha consentito di ricostruire i movimenti dei veicoli e di fermare un meccanismo che univa raggiri, documenti alterati e sospetti flussi di denaro illeciti.
Il bilancio dell’attività investigativa parla di nove persone denunciate e di 18 vetture recuperate, poi restituite ai proprietari. Il valore complessivo dei mezzi ritrovati si aggira attorno agli 800 mila euro.
Il punto di partenza in Friuli
Uno dei filoni centrali dell’inchiesta nasce in provincia di Udine, dal ritrovamento di un’auto di lusso sottratta con una truffa consumata nel 2023 a San Daniele del Friuli. Da quel caso gli investigatori hanno iniziato a seguire una traccia che ha permesso di allargare l’orizzonte ben oltre il singolo episodio.
Secondo quanto emerso, il veicolo era stato messo in vendita online e ceduto attraverso una trattativa costruita su documenti falsificati, un assegno contraffatto e identità rubate a terze persone. Un modello operativo che, stando agli accertamenti, sarebbe stato replicato anche in altri casi.
Come venivano convinti i venditori
Il sistema fraudolento si basava su un doppio inganno. Da una parte venivano utilizzati assegni circolari falsi; dall’altra entravano in scena contatti telefonici studiati per rassicurare le vittime. I truffatori si presentavano come addetti antifrode bancari e facevano credere ai venditori che il pagamento fosse regolare.
In questo modo chi cedeva l’auto veniva indotto a concludere la vendita, convinto che tutte le verifiche fossero andate a buon fine. Solo in un secondo momento emergeva l’irregolarità dell’operazione e il veicolo risultava già sparito dal circuito italiano.
Il trasferimento dei mezzi all’estero
Dopo l’acquisizione fraudolenta, le vetture venivano reintestate con documentazione manipolata. Successivamente risultavano radiate per esportazione e trasferite in Polonia, dove sarebbero finite nella disponibilità di un intermediario locale, indicato come titolare di una concessionaria di auto usate.
Secondo la ricostruzione investigativa, per queste operazioni sarebbero stati effettuati pagamenti in contanti per importi consistenti. Proprio l’analisi di questi passaggi ha contribuito a delineare la dimensione internazionale del gruppo.
I collegamenti emersi durante gli accertamenti
Nel corso delle verifiche, le autorità polacche coinvolte nell’inchiesta hanno ricondotto la disponibilità economica dell’acquirente estero a presunti proventi legati a traffici internazionali di sostanze stupefacenti. Un elemento che ha aggiunto ulteriore peso all’indagine e che ha allargato il quadro dei possibili reati connessi.
L’attività congiunta tra investigatori italiani e polacchi ha permesso di seguire il percorso dei mezzi, ricostruire i vari passaggi amministrativi e individuare più persone inserite nella filiera illecita. La cooperazione tra i due Paesi si è rivelata decisiva per arrivare al recupero delle auto e alla contestazione delle responsabilità fin qui emerse.
Indagini ancora aperte
La rete è stata colpita, ma gli approfondimenti non sono conclusi. Gli inquirenti stanno infatti lavorando per chiarire eventuali ulteriori ruoli e verificare se il gruppo avesse altri appoggi o collegamenti in diversi territori europei.
Per il Friuli Venezia Giulia, il caso conferma come anche una singola truffa locale possa diventare la chiave per far emergere un’organizzazione più ampia, capace di muoversi tra annunci online, false garanzie di pagamento e canali internazionali di riciclaggio dei veicoli.