Allargamento Ue e Balcani, da Trieste l’appello di Rojc: «L’Italia colmi il deficit di conoscenza»

Al GeoAdriatico 2026 la senatrice dem richiama il peso strategico del confine orientale e chiede a Roma una linea più forte in Europa.

13 giugno 2026 01:30
Allargamento Ue e Balcani, da Trieste l’appello di Rojc: «L’Italia colmi il deficit di conoscenza» -
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Trieste torna a proporsi come punto di osservazione privilegiato sui rapporti tra Europa e Balcani. Dal simposio internazionale GeoAdriatico 2026, la senatrice Tatjana Rojc ha rilanciato un tema che riguarda da vicino anche il Friuli Venezia Giulia: per accompagnare davvero l’ingresso dei Paesi balcanici nell’Unione europea, secondo la parlamentare serve prima di tutto una comprensione più profonda della regione.

Nel suo intervento, Rojc ha sostenuto che l’Italia abbia caratteristiche uniche per incidere nel confronto a Bruxelles: la collocazione geografica, i rapporti costruiti nel tempo e la familiarità con un’area che per il Nordest non è periferia, ma parte di un equilibrio politico e storico quotidiano.

Il messaggio arrivato da Trieste

Al centro del ragionamento della senatrice c’è l’idea che il percorso di adesione dei Balcani occidentali non possa essere letto soltanto attraverso parametri amministrativi o tecnici. A suo giudizio, l’Europa continua a mostrare una conoscenza insufficiente delle vicende storiche e delle specificità interne dei singoli Paesi dell’area.

È proprio questo limite, ha osservato Rojc, a rendere più difficile un dialogo politico efficace. Quando manca una lettura adeguata delle identità nazionali e delle sensibilità maturate in quei contesti, il rischio è quello di affrontare dossier complessi con strumenti troppo generici.

Il ruolo italiano nei Balcani occidentali

Secondo la parlamentare del Partito democratico, Roma dovrebbe assumere una postura più netta nel processo di allargamento dell’Unione. Non soltanto per interesse diplomatico, ma anche per una responsabilità che discende dai legami storici con l’altra sponda adriatica.

Rojc ha parlato della necessità di un impegno concreto dell’Italia in sede europea, capace di accompagnare l’adesione dei Paesi balcanici senza appiattirne le differenze. L’obiettivo, nella sua lettura, è accelerare il percorso mantenendo attenzione alle peculiarità di ciascuna realtà nazionale.

Il nodo della dimensione valoriale

Uno degli aspetti che la senatrice ha indicato come più trascurati riguarda il peso della dignità nazionale nei Paesi dei Balcani occidentali. Un elemento che, nelle sue parole, resta molto forte e radicato, e che non sempre trova risposte adeguate in un’impostazione europea percepita come eccessivamente burocratica.

Da qui l’invito a cambiare approccio: meno automatismi e più capacità di leggere la trama storica, culturale e politica della regione. Per una città di confine come Trieste, sede dell’incontro, il tema non è solo internazionale, ma tocca direttamente il posizionamento del Friuli Venezia Giulia nello scenario adriatico.

Il passaggio al GeoAdriatico 2026 ha così riportato al centro una questione che per il territorio resta strategica: il rapporto con i Balcani non si misura soltanto nelle relazioni istituzionali, ma anche nella qualità dello sguardo con cui l’Italia decide di stare dentro questo passaggio europeo.

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