Agrivoltaico a Staranzano, AVS chiede uno stop: nel mirino l’impianto previsto nell’area del Brancolo

La consigliera regionale Serena Pellegrino sollecita la Regione a bloccare l’iter e a fissare subito i terreni non adatti a nuovi impianti energetici.

A cura di Web Team Web Team
08 ottobre 2026 18:34
Agrivoltaico a Staranzano, AVS chiede uno stop: nel mirino l’impianto previsto nell’area del Brancolo -
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Il progetto agrivoltaico previsto a Staranzano riporta al centro del dibattito friulano il tema dell’equilibrio tra produzione di energia e tutela del territorio. A prendere posizione è la consigliera regionale Serena Pellegrino, esponente di Alleanza Verdi e Sinistra, che punta il dito contro l’intervento ipotizzato a sud del Brancolo e chiede alla Regione un passo immediato per fermarne il percorso autorizzativo.

La richiesta politica riguarda anche un tema più ampio: definire con urgenza le aree da escludere per questo genere di installazioni. Secondo Pellegrino, senza una cornice chiara il rischio è quello di vedere nuovi impianti avanzare su suolo agricolo e in zone sensibili dal punto di vista naturalistico.

Un intervento che divide il territorio

Al centro della contestazione c’è un impianto indicato in oltre 60 ettari complessivi, con una recinzione che, nelle stime richiamate dalla consigliera, corrisponderebbe a una superficie enorme e destinata ad accogliere quasi 140 mila moduli. L’area interessata si trova nelle vicinanze del litorale, elemento che rende ancora più acceso il confronto sul suo impatto paesaggistico.

Per l’esponente di Avs non si tratterebbe di una scelta coerente con una transizione ecologica equilibrata, ma di una trasformazione pesante di un contesto ritenuto agricolo e ambientale di valore. Nella sua lettura, il nodo non è l’energia rinnovabile in sé, ma il luogo scelto per realizzarla.

Le critiche sulla localizzazione

Pellegrino indica il sito come una zona oggi utilizzata per coltivazioni, tra pioppi e soia, e contesta l’idea di sostituire quel paesaggio con un’estesa presenza di pannelli. Nella nota diffusa oggi, 8 ottobre 2026, parla di un nuovo episodio di pressione su un patrimonio agroambientale già messo alla prova.

Il Brancolo e l’area circostante vengono descritti dalla consigliera come un contesto già delicato. Proprio per questo, sostiene, aggiungere un impianto di tali dimensioni significherebbe aumentare ulteriormente il carico su una porzione di territorio che chiede invece protezione e scelte più selettive.

Dove collocare gli impianti, secondo AVS

La posizione espressa da Pellegrino è chiara anche sul piano delle alternative. I nuovi pannelli, afferma, dovrebbero trovare spazio prima di tutto su coperture esistenti, aree produttive dismesse, parcheggi, siti degradati o zone militari abbandonate, evitando di consumare terreni destinati all’agricoltura.

Da qui la richiesta di una perimetrazione vincolante delle aree non idonee. L’obiettivo, nella linea sostenuta da Avs, è impedire che corridoi ecologici e superfici rurali finiscano coinvolti da progetti energetici ritenuti incompatibili con la vocazione dei luoghi.

Il passaggio in Regione e il sostegno al Comune

La consigliera regionale ha inoltre espresso vicinanza all’amministrazione comunale di Staranzano e ai residenti che si oppongono all’intervento. La battaglia politica, annuncia, sarà portata anche in Consiglio regionale, con la richiesta di respingere l’istanza di Autorizzazione unica energetica legata al progetto.

Il caso di Staranzano si inserisce così in una discussione più ampia che riguarda tutto il Friuli Venezia Giulia: come sviluppare le rinnovabili senza compromettere paesaggio, biodiversità e attività agricole. Per Pellegrino, la risposta deve passare da regole rapide e da una pianificazione capace di distinguere con precisione i siti compatibili da quelli da preservare.

Il confronto ora si sposta sul livello istituzionale, dove il tema delle aree idonee e non idonee torna a essere decisivo. Attorno al Brancolo, intanto, il progetto continua a far discutere e a misurare il rapporto, sempre più delicato, tra strategia energetica e difesa del territorio locale.

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