A Udine tre anni di test sul vino in bottiglia: segnali incoraggianti per le chiusure in vetro

Il lavoro dell’Università di Udine confronta quattro sistemi di chiusura su Pinot Grigio e Pinot Nero: primi riscontri positivi dopo 36 mesi.

07 settembre 2026 13:49
A Udine tre anni di test sul vino in bottiglia: segnali incoraggianti per le chiusure in vetro -
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Per le cantine friulane che ragionano sull’affinamento e sulla tenuta del vino nel tempo, i primi dati che arrivano da Udine offrono un’indicazione concreta: dopo tre anni di conservazione, le bottiglie chiuse con Vinolok hanno restituito esiti sensoriali favorevoli sia sul Pinot Grigio sia sul Pinot Nero.

Il monitoraggio rientra in un progetto avviato nel 2023 insieme all’Università di Udine e costruito su un periodo di osservazione di cinque anni. Al centro c’è un tema molto pratico per il comparto enologico: capire quanto il tipo di tappo possa incidere sull’evoluzione del vino in bottiglia.

Che cosa emerge dopo 36 mesi

Nel caso del Pinot Grigio, i rilievi diffusi finora indicano per la chiusura in vetro il mantenimento di un quadro aromatico armonico, con buona resa olfattiva e una percezione complessiva giudicata piacevole, senza criticità riconducibili a ossidazione o riduzione.

Sul Pinot Nero, invece, la stessa soluzione ha fatto segnare una valutazione olfattiva considerata più alta in modo significativo, accompagnata da un livello soddisfacente di freschezza e bevibilità.

Tradotto in termini utili ai produttori, il dato più rilevante è questo: nelle due tipologie analizzate, una bianca e una rossa, la chiusura Vinolok ha fin qui mostrato capacità di conservare equilibrio e gradevolezza nel corso della permanenza in bottiglia.

Il confronto tra quattro sistemi di chiusura

La sperimentazione è stata impostata mettendo a paragone quattro opzioni diverse: tappo in vetro Vinolok, tappo a vite, sughero e tappo tecnico. I vini utilizzati per il test sono Pinot Grigio e Pinot Nero, imbottigliati in condizioni controllate così da rendere affidabile il confronto lungo gli anni.

Il metodo unisce analisi e degustazioni indipendenti, con l’obiettivo di leggere non solo i parametri tecnici ma anche il comportamento reale del vino nel bicchiere man mano che procede l’affinamento.

Il contributo scientifico dell’Ateneo friulano

Per l’Università di Udine seguono il progetto Piergiorgio Comuzzo e Franco Battistutta del Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali. L’iniziativa viene presentata anche come un esempio di collaborazione tra ricerca accademica e impresa su un tema che interessa da vicino il mondo vitivinicolo del territorio.

Dal lato aziendale, Edina Kiss, responsabile di progetto per Vinolok, richiama l’importanza della degustazione diretta nella valutazione della qualità del vino. Proprio per questo, nella fase di imbottigliamento sono stati tenuti sotto controllo i parametri considerati decisivi, così da evitare squilibri nel confronto tra le diverse chiusure.

Uno studio che proseguirà fino al 2028

Il lavoro non si ferma ai risultati dei primi 36 mesi. Il programma andrà avanti almeno fino al 2028, seguendo l’intero ciclo previsto dal piano quinquennale partito nel maggio 2023.

I prossimi passaggi serviranno a capire se le indicazioni raccolte finora resteranno stabili anche nelle fasi successive della maturazione in bottiglia, un aspetto particolarmente interessante per chi punta su vini destinati a soste più lunghe prima della vendita o del consumo.

Vinolok, realtà con sede nella Crystal Valley, nella Repubblica Ceca, produce chiusure in vetro per vini, distillati e altre bevande e da anni affianca attività di ricerca tecnica a collaborazioni con università e istituti specializzati. A Udine, intanto, il progetto continua a offrire elementi utili a un settore centrale anche per l’identità produttiva del Friuli.

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