A Trieste il confronto sulla difesa dei beni culturali: dal clima alle guerre, le priorità emerse in Friuli Venezia Giulia

Nel capoluogo giuliano il convegno promosso da MAB FVG e Sistema museale dell’Università di Trieste ha messo a fuoco tutele, archivi digitali e nuovi strumenti.

26 ottobre 2026 13:06
A Trieste il confronto sulla difesa dei beni culturali: dal clima alle guerre, le priorità emerse in Friuli Venezia Giulia -
Condividi

La protezione del patrimonio culturale passa sempre più dalla capacità di reagire a scenari che fino a pochi anni fa apparivano separati: conflitti armati, eventi climatici estremi, traffici illeciti, vulnerabilità degli archivi digitali. È il quadro uscito dal convegno ospitato a Trieste il 22 e 23 ottobre, dedicato ai rischi che oggi investono musei, biblioteche, archivi e collezioni.

L’iniziativa è stata organizzata dal Sistema museale dell’Università di Trieste insieme a MAB FVG, il coordinamento regionale dei professionisti di musei, archivi e biblioteche, con il patrocinio di Arte Generali, Comune di Palmanova e Scudo Blu Italia. Dal confronto è arrivata una valutazione netta: in Italia e in Europa esistono esperienze e competenze solide, ma servono maggiore integrazione tra soggetti diversi, strumenti aggiornati e risorse economiche adeguate.

Per il Friuli Venezia Giulia il tema ha un rilievo particolare, perché mette insieme tutela del patrimonio, prevenzione e capacità di risposta delle istituzioni culturali del territorio. Trieste, in questo senso, si è proposta come sede di un ragionamento che non riguarda solo gli addetti ai lavori, ma anche il rapporto tra beni culturali e comunità.

Francesca Fiorentini, coordinatrice del Sistema Museale dell’Università degli Studi di Trieste, ha richiamato l’attenzione sulle minacce più recenti: nei conflitti contemporanei la distruzione del patrimonio può diventare un’azione mirata contro memoria e identità collettiva, mentre sul fronte ambientale crescono i rischi legati alle emergenze climatiche. Da qui la domanda centrale affrontata durante l’incontro: quanto sono davvero efficaci le norme oggi disponibili nel difendere non soltanto gli oggetti, ma anche il loro valore per le comunità che li riconoscono come parte della propria storia?

Patrimonio culturale nelle crisi contemporanee, i risultati del convegno MAB FVG
Patrimonio culturale nelle crisi contemporanee, i risultati del convegno MAB FVG

Norme da coordinare e strumenti da aggiornare

Tra i punti più discussi c’è stata la necessità di far dialogare meglio il diritto internazionale umanitario, le legislazioni penali nazionali e internazionali e il sistema delle convenzioni UNESCO. I contributi arrivati anche da studiosi e rappresentanti di istituzioni straniere, tra cui il British Institute of International and Comparative Law di Londra e l’Accademia polacca delle scienze, hanno evidenziato come la tutela dei beni culturali richieda un quadro più coerente.

Nel corso del convegno è stato inoltre presentato il Rapporto 2026 elaborato da un gruppo di lavoro dell’International Law Association, che propone un aggiornamento della Convenzione dell’Aja del 1954, il principale riferimento per la protezione dei beni culturali in caso di guerra. Tra gli elementi emersi anche il ruolo della Procura europea, attiva dal 2021, che può entrare in gioco quando reati collegati al patrimonio culturale incidono sugli interessi finanziari dell’Unione.

In questo ambito resta decisiva la collaborazione con le autorità nazionali, compreso il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale. La dimensione repressiva, però, da sola non basta: il confronto triestino ha insistito soprattutto sulla prevenzione e sulla costruzione di reti operative capaci di intervenire prima che il danno diventi irreparabile.

La questione aperta degli archivi digitali

Uno dei passaggi più delicati ha riguardato gli archivi, in particolare quelli digitali. Il caso ucraino è stato indicato come esempio concreto di un problema sempre più attuale: la messa in sicurezza di documenti e materiali su server collocati all’estero apre questioni giuridiche e operative complesse, dalla titolarità dei contenuti al diritto d’autore, fino alla tutela dei dati personali e al controllo delle informazioni.

La normativa nata per proteggere beni materiali, infatti, non disciplina in modo esplicito il patrimonio digitale. Questo vuoto rende più difficile definire responsabilità, limiti e modalità di restituzione futura dei contenuti salvati lontano dai luoghi di origine. Allo stesso tempo, gli archivi restano essenziali per documentare distruzioni, sottrazioni e dispersioni, diventando una base per richieste di restituzione, riparazioni e procedimenti giudiziari.

È stato sottolineato anche un altro aspetto: non basta conservare i documenti, bisogna renderli consultabili senza perdere il loro contesto storico e culturale. Per questo servono interfacce e sistemi di accesso che non riducano l’archivio a un semplice deposito di file, ma ne mantengano il significato complessivo.

Patrimonio culturale nelle crisi contemporanee, i risultati del convegno MAB FVG
Patrimonio culturale nelle crisi contemporanee, i risultati del convegno MAB FVG

Dal deposito di Palmanova all’adattamento di musei e biblioteche

Accanto alle riflessioni giuridiche, il convegno ha dato spazio a esperienze applicate. Sono stati presentati i contributi di Scudo Blu Italia, della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia e del progettista del Recovery Art di Palmanova, il deposito di sicurezza per opere a rischio attualmente in costruzione, pensato anche come luogo per restauro e formazione.

Tra i temi affrontati anche le pratiche assicurative illustrate da Arte Generali, considerate utili per alzare il livello di controllo e tracciabilità nel mercato dell’arte. Si è parlato inoltre di telerilevamento e intelligenza artificiale come supporto nel contrasto agli scavi clandestini e al commercio illecito di beni culturali.

Il confronto triestino ha toccato infine l’adeguamento di musei e gallerie, comprese quelle universitarie, ai nuovi fattori di rischio. Non solo conservazione delle opere, dunque, ma anche capacità educativa e sociale: biblioteche e pratiche di lettura sono state indicate come strumenti utili per rafforzare la resilienza culturale, soprattutto tra i più giovani. Un messaggio che per il Friuli Venezia Giulia ha un peso concreto, perché lega la difesa del patrimonio alla tenuta delle comunità che quel patrimonio continuano a vivere.

Segui Prima Friuli