A Pordenone l’ultima tappa della mostra del CCDU: al centro salute mentale, memoria e libertà

Il percorso nazionale si è concluso in Friuli dopo tredici città, con un confronto pubblico su psichiatria, diritti civili e modelli di cura.

26 settembre 2026 15:02
A Pordenone l’ultima tappa della mostra del CCDU: al centro salute mentale, memoria e libertà -
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Si è fermato a Pordenone il viaggio 2026 della mostra-documentario del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani, iniziativa che nel corso dell’anno ha attraversato l’Italia riportando dentro il dibattito pubblico temi spesso affrontati solo in ambiti specialistici: salute mentale, dignità della persona e tutela dei diritti.

Per il Friuli, la chiusura del percorso assume un valore particolare perché consegna al territorio l’ultimo passaggio di una rassegna che ha coinvolto non soltanto visitatori comuni, ma anche studenti, insegnanti, operatori ed educatori dell’area socio-sanitaria.

Il tour nazionale si chiude in città

La tappa pordenonese ha concluso un itinerario che aveva già fatto sosta a Novara, Torino, Brescia, Milano, Roma, Verona, Firenze, Ravenna, Catania, Cagliari, Padova e Lissone. In totale sono stati tredici i centri urbani raggiunti nel 2026.

L’impostazione scelta dai promotori è stata quella di una mostra pensata non come semplice esposizione, ma come occasione di confronto civile, con l’obiettivo di allargare la riflessione oltre gli addetti ai lavori.

Dal passato della psichiatria alle questioni aperte oggi

Nel percorso sono stati richiamati alcuni snodi storici particolarmente controversi, dalle pratiche coercitive del passato agli usi della disciplina psichiatrica in contesti segnati da segregazione e discriminazione, compresi l’Apartheid e i programmi eugenetici del Nazismo.

Accanto alla ricostruzione storica, la mostra ha proposto anche una lettura del presente. L’attenzione si è concentrata sulle criticità ancora discusse, in particolare quando la diagnosi psichiatrica viene percepita come strumento coercitivo o spersonalizzante. In questo quadro è tornato il riferimento a Franco Basaglia e a un’idea di cura più rispettosa della persona.

Lo stesso impianto si collega alle indicazioni più recenti richiamate da ONU e Organizzazione Mondiale della Sanità, orientate verso modelli comunitari e inclusivi, superando approcci fondati esclusivamente sulla costrizione o sulla sola risposta farmacologica.

Le reazioni del pubblico e i prossimi passaggi

Una parte significativa del riscontro è arrivata direttamente dai visitatori. Nel libro degli ospiti sono stati raccolti commenti che, secondo gli organizzatori, confermano l’impatto dell’iniziativa. Tra questi, uno parla di un «lavoro di consapevolezza indispensabile», utile a riflettere non solo sulla storia ma anche sulle generazioni future.

Un’altra testimonianza insiste sul valore formativo del progetto, definendolo un’esperienza da portare anche nelle scuole e nelle università, proprio per la sua capacità di intrecciare documentazione, diritti civili e discussione pubblica.

Con la conclusione di Pordenone il tour 2026 si chiude, ma il CCDU ODV ha già annunciato nuove attività divulgative e momenti di dibattito per il prossimo anno, nel segno di un lavoro che punta a mantenere aperta l’attenzione su salute mentale e diritti umani.

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