A Grado quattro mesi di iniziative per i 50 anni del sisma: memoria, teatro e testimonianze
Dal 1 settembre a dicembre un percorso promosso dal Comune per ricordare il terremoto del Friuli e l’accoglienza offerta in laguna a migliaia di sfollati.
Non sarà soltanto una commemorazione formale. A Grado il cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli diventa un itinerario pubblico fatto di racconti, spettacoli, libri e momenti condivisi, costruito attorno a una pagina che ha segnato anche la comunità lagunare.
Tra settembre e dicembre 2026 il Comune proporrà una rassegna dedicata al sisma del 1976 e, soprattutto, a ciò che la città seppe fare nei mesi più difficili, quando accolse oltre 6.500 persone rimaste senza casa tra strutture ricettive e abitazioni private.
Il titolo scelto per il cartellone è “I gabbiani non vivono sui monti: Grado ricorda i 50 anni dal terremoto del Friuli”, una formula che richiama il legame nato allora tra la costa e le aree colpite dell’entroterra friulano.
Il momento centrale sarà l’incontro in Municipio
L’appuntamento più simbolico è fissato per venerdì 11 settembre alle 18.30 nella Sala Consiglio del Municipio, in piazza Biagio Marin. L’incontro pubblico, intitolato “1976-2026: un abbraccio che non si è mai spento”, metterà al centro chi visse direttamente quella stagione.
Attorno allo stesso tavolo sono attesi amministratori dell’epoca, famiglie ospitate, albergatori, insegnanti, volontari e cittadini gradesi che aprirono la porta di casa a chi aveva perso tutto. L’idea è raccogliere testimonianze dirette e restituire voce a un’esperienza collettiva che per Grado resta parte della propria identità civile.
La data e anche l’orario richiamano le scosse di settembre del 1976, quelle che precedettero il nuovo drammatico aggravarsi della situazione il 15 settembre e spinsero molte famiglie verso le località balneari. In quel passaggio Grado divenne uno dei punti più significativi dell’accoglienza friulana.
Il programma parte il 1 settembre e prosegue fino a dicembre
Il primo evento è previsto martedì 1 settembre alle 21 a Villa Teresa, in Riva Ugo Foscolo, con “Voci dal Terremoto 1976-2026”, proposta teatrale curata da Grado Teatro con il sostegno del Comune.
Dopo l’appuntamento dell’11 settembre, ai primi di ottobre la Biblioteca F. Marin ospiterà un incontro di taglio storico e sociologico insieme alla presentazione del libro di Walter Tomada “La faglia dentro. Cosa resta del 6 maggio 1976”.
Il 23 ottobre alle 20.45 il calendario si sposterà all’Auditorium B. Marin di via Marchesini, dove è in programma “Orcolat”, lo spettacolo di Simone Cristicchi proposto dall’ERT.
Il 12 novembre alle 17, ancora nella Biblioteca F. Marin, sarà presentato il volume di Paola Treppo “E ven la fin dal mont! Una bambina friulana nel terremoto del 1976”, all’interno di un progetto sostenuto dal Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia.
Per il 13 novembre è prevista inoltre la messa a dimora di un albero della memoria davanti al Palazzo dei Congressi. La pianta arriverà dal vivaio regionale di Tarcento.
Il finale in Basilica unirà mare e montagna
La rassegna si concluderà domenica 20 dicembre alle 16 nella Basilica di Sant’Eufemia con “Tra mare e montagna, canti e poesie per i cinquant’anni del terremoto del Friuli”.
Prenderanno parte all’evento i cori Santa Cecilia di Grado e Sot La Nape di Villa Santina, mentre le letture saranno dedicate ai testi di Biagio Marin e Novella Cantarutti. Una scelta che lega in modo esplicito la realtà lagunare e quella montana, due mondi che nel 1976 si ritrovarono uniti da una prova durissima.
Ingresso libero per tutti gli appuntamenti
Tutte le iniziative annunciate saranno a partecipazione libera. Il calendario completo e gli eventuali aggiornamenti verranno diffusi attraverso i canali istituzionali del Comune.
Presentando il progetto, il sindaco Giuseppe Corbatto ha ricordato il ruolo svolto da Grado cinquant’anni fa, quando la città seppe accogliere migliaia di persone colpite dal terremoto. Il senso della rassegna, nelle intenzioni dell’amministrazione, è proprio questo: non lasciare disperdere una memoria che riguarda l’intero Friuli, ma che a Grado ha assunto un volto concreto fatto di ospitalità, relazioni e solidarietà quotidiana.