A Grado la memoria del terremoto del ’76 riparte dai bambini sfollati: incontri fino al 2026

In municipio il primo appuntamento del percorso dedicato alle comunità friulane ospitate in laguna dopo il sisma del 1976.

12 settembre 2026 19:45
A Grado la memoria del terremoto del ’76 riparte dai bambini sfollati: incontri fino al 2026 -
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Non solo una commemorazione, ma un lavoro di memoria condivisa che a Grado accompagnerà il territorio fino a dicembre 2026. In municipio ha preso il via la rassegna “I gabbiani non vivono tra i monti: l’urgenza di partire, il desiderio di tornare”, pensata per rileggere l’accoglienza riservata in laguna alle popolazioni friulane costrette a lasciare casa dopo il terremoto del 1976.

Il primo incontro, ospitato venerdì 11 settembre nella sala del Consiglio comunale, ha riportato al centro una pagina che nel Friuli resta profondamente viva: quella dei 6.500 sfollati arrivati sull’isola nell’autunno successivo al sisma. Un passaggio che unì comunità diverse, dalla montagna alla costa, dentro una delle fasi più dure della storia regionale recente.

La serata è stata proposta anche in diretta sul canale YouTube del Comune e resta disponibile insieme agli altri appuntamenti del programma sul portale istituzionale. L’apertura è stata costruita con un frammento sonoro che ha fatto riemergere la notte del 6 maggio 1976: la normalità interrotta, la scossa, poi le immagini dei paesi devastati.

Grado, tornano le comunità del sisma del 1976: via alla rassegna fino a dicembre

Nel suo intervento, il sindaco Giuseppe Corbatto ha richiamato il bilancio umano e sociale di quel terremoto, che in Friuli lasciò quasi mille morti e cambiò per sempre la vita di migliaia di famiglie. Il suo ricordo è andato anzitutto alle vittime e a quanti, fin dalle prime ore, si attivarono per aiutare le zone più colpite.

Quando le comunicazioni passavano via radio

Tra i passaggi più significativi della serata c’è stato il racconto di Antonio Boemo, che nel 1976 coordinava il Corpo Emergenza Radioamatori del Friuli Venezia Giulia. Attraverso una fotografia d’epoca mostrata al pubblico, ha ricostruito il peso decisivo delle comunicazioni radio nelle ore immediatamente successive al terremoto.

In quel momento non esisteva ancora un sistema di Protezione civile come quello conosciuto oggi. A garantire un collegamento con i centri rimasti isolati furono i radioamatori: 300 operatori arrivati da varie parti d’Italia, impegnati a installare apparecchiature, raggiungere i comuni più difficili da contattare e supplire ai servizi interrotti. In quel contesto vennero inviati circa 1.500 telegrammi in tutto il mondo.

La partenza verso la costa e le scelte dei paesi colpiti

Il cuore dell’incontro si è poi spostato sui giorni dello sfollamento. Dopo l’estate del 1976 molte persone vivevano ancora in tende o sistemazioni temporanee; le nuove scosse di settembre e l’arrivo del freddo resero inevitabile, per tante famiglie, lasciare il proprio paese e cercare ospitalità altrove.

Grado, tornano le comunità del sisma del 1976: via alla rassegna fino a dicembre

A ripercorrere quella fase è stato Igino Piutti, allora sindaco di Tolmezzo, che ha riportato il peso delle decisioni assunte in quei mesi e il senso di responsabilità verso una comunità costretta a partire. Per l’amministrazione comunale attuale era presente il consigliere delegato alla Protezione civile Leonardo Rinoldo.

Giancarlo Cruder, amministratore di Tarcento nel 1976 e in seguito sindaco della città, ha ricordato invece il momento in cui numerose famiglie dovettero abbandonare le abitazioni con l’inverno ormai vicino. Nel suo intervento ha evidenziato anche come ogni territorio abbia affrontato l’emergenza in modo differente, sulla base delle condizioni locali e delle scelte amministrative maturate in quel contesto. In rappresentanza della Tarcento di oggi è intervenuto il vicesindaco Luca Toso.

Da Pontebba è arrivato il contributo del vicesindaco Rudy Gitschthaler, che ha sottolineato il valore simbolico del ritrovarsi oggi a Grado: un modo per tenere insieme memoria storica e rapporto istituzionale tra comunità segnate dallo stesso evento.

Il ricordo di chi allora era bambino

Nella seconda parte, con la conduzione di Leonardo Tognon, il racconto ha cambiato angolo visuale ed è entrato nelle esperienze dei più piccoli, quelli che vissero lo sfollamento da bambini. È riemersa anche la vicenda della scuola a Grado, attraverso la lettura dell’intervento di Laura Matelda Puppini, che ha richiamato la memoria del padre Geremia Puppini, ispettore didattico, e il ruolo di quell’esperienza scolastica come segno di ripartenza.

Da quei registri scolastici è riaffiorata pure l’espressione che dà il titolo all’intera rassegna. Con il passare dei mesi, accanto ai nomi dei bambini compariva la dicitura “rientrato”, mentre tornava alla mente una frase pubblicata dal Gazzettino il 30 ottobre 1976: “I gabbiani non vivono tra i monti”, attribuita, secondo la ricostruzione, a un bambino di sei anni.

Grado, tornano le comunità del sisma del 1976: via alla rassegna fino a dicembre

Il saluto finale dedicato a tutti i piccoli sfollati

Il Comune ha spiegato di aver cercato a lungo di risalire all’identità di quel bambino, consultando giornali, testimonianze e canali social, senza arrivare a una conferma definitiva. Per questo, nel momento conclusivo dell’incontro, l’attenzione si è spostata su un gesto simbolico.

Sul palco è stata richiamata Anna Micelli, una delle bambine accolte allora a Grado. Il sindaco Corbatto le ha consegnato un mazzo di fiori, trasformandolo in un omaggio collettivo rivolto a tutti i bambini che attraversarono quei mesi lontani da casa. È da qui che la rassegna riparte: dal legame tra la memoria del sisma e le storie personali che ancora oggi tengono unito il Friuli.

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