2 giugno, da Trieste il messaggio di Pellegrino: «La Repubblica vive con diritti, memoria e partecipazione»

La consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra collega la Festa della Repubblica alla Costituzione, al voto del 1946 e al ruolo delle nuove generazioni.

A cura di Web Team Web Team
01 giugno 2026 19:47
2 giugno, da Trieste il messaggio di Pellegrino: «La Repubblica vive con diritti, memoria e partecipazione» -
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La Festa della Repubblica, nel richiamo lanciato da Trieste dalla consigliera regionale Serena Pellegrino, non viene letta come una semplice ricorrenza istituzionale, ma come un appuntamento che interroga ancora oggi la vita democratica del Paese. Per l’esponente di Alleanza Verdi e Sinistra, il 2 giugno continua infatti a parlare di partecipazione, diritti e responsabilità collettiva.

Il riferimento è alla scelta compiuta dagli italiani nel 1946 con il referendum istituzionale che segnò il passaggio alla Repubblica. In quel voto, ricorda Pellegrino, entrò pienamente in scena anche il suffragio universale, con la partecipazione delle donne a un momento decisivo della storia nazionale.

Nel suo intervento, la consigliera regionale insiste su un punto: la Repubblica non è un dato acquisito una volta per tutte, ma una costruzione civile che richiede impegno quotidiano. Per questo l’anniversario, nella sua lettura, non riguarda soltanto la memoria del passato, ma anche il modo in cui le nuove generazioni vengono chiamate a misurarsi con inclusione, doveri e presenza attiva nella vita pubblica.

Il legame tra il 2 giugno e la Carta costituzionale

Pellegrino collega la ricorrenza anche al percorso che portò all’Assemblea Costituente, formata da 556 deputati, incaricati di scrivere la nuova Costituzione italiana. Un passaggio centrale, perché da lì prese forma l’impianto democratico del Paese dopo la fine della guerra e del fascismo.

Nel richiamare la Carta, la consigliera sottolinea in particolare il suo fondamento sul lavoro e il contenuto dell’articolo 11, che afferma il ripudio della guerra. Un verbo, osserva, che non lascia margini di interpretazione ambigue e che conserva ancora oggi un peso politico e civile molto netto.

Memoria storica e rifiuto dei revisionismi

Nel messaggio diffuso in vista del 2 giugno, trova spazio anche un richiamo alle radici storiche della Repubblica. Pellegrino riporta l’attenzione al dopoguerra, alla caduta del fascismo e alla necessità di rifondare lo Stato su basi democratiche e antifasciste, superando il quadro precedente dello Statuto Albertino.

Dentro questa riflessione rientra anche il tema della memoria collettiva. La consigliera fa riferimento alle distruzioni provocate in Italia e in Europa dall’alleanza tra fascismo e nazismo, sostenendo che il ricordo di quella stagione non possa essere affidato soltanto alle testimonianze individuali, pur preziose, ma debba restare patrimonio pubblico condiviso.

Da qui il passaggio sul rifiuto di ogni lettura revisionista della storia, considerato parte integrante della difesa dei principi democratici nati nel secondo dopoguerra. Per Pellegrino, custodire quella memoria significa tenere vivo il senso della Repubblica anche nelle scelte del presente.

Un anniversario che guarda al presente

Nella lettura proposta dalla consigliera triestina, il 2 giugno mantiene quindi un valore che va oltre la celebrazione formale. Il referendum del 1946 resta un riferimento per il tema della sovranità popolare e per l’idea di una cittadinanza che non si limita al voto, ma si esprime nella partecipazione alla vita democratica.

Il messaggio che arriva alla vigilia della Festa della Repubblica è dunque quello di un anniversario da vivere non solo come memoria storica, ma come esercizio concreto di consapevolezza civile. Diritti, uguaglianza, pace e partecipazione, nel richiamo di Pellegrino, restano i cardini attraverso cui misurare oggi la tenuta della Repubblica.

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