A Venzone il sisma del ’76 diventa guida per il futuro delle terre alte

Alla Dolomiti Mountain School confronto su ricostruzione, prevenzione e scelte territoriali partendo dall’esperienza friulana.

23 giugno 2026 01:23
A Venzone il sisma del ’76 diventa guida per il futuro delle terre alte -
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Non un anniversario da celebrare soltanto, ma un patrimonio di esperienza da rileggere alla luce delle fragilità della montagna friulana. A Venzone, nel Salone del Palazzo Comunale, il terremoto del 1976 è tornato al centro di una giornata di studio promossa dalla Dolomiti Mountain School, con l’obiettivo di capire che cosa quella stagione abbia ancora da insegnare oggi.

L’appuntamento, ospitato venerdì 19 giugno 2026, ha riunito studiosi e protagonisti della ricostruzione attorno a un tema molto concreto: come proteggere i territori montani, mantenendo vive le comunità e rafforzando la sicurezza dei centri abitati.

Venzone come luogo simbolo della riflessione

La scelta della cittadina friulana non è stata casuale. Parlare qui degli effetti dei grandi eventi sismici significa confrontarsi con una delle esperienze più significative del dopoguerra italiano, spesso richiamata come esempio per il rapporto tra recupero urbano, tutela delle persone e continuità della vita nei paesi colpiti.

Nel corso dell’incontro, il cosiddetto modello Friuli è stato richiamato come una traccia ancora attuale, non solo per ciò che rappresentò allora, ma per la capacità di offrire indicazioni utili anche nelle politiche di prevenzione e nelle scelte future per la montagna.

La ricostruzione senza sradicare i paesi

Tra gli interventi, Diego Carpenedo, già componente del Gruppo multidisciplinare centrale per la ricostruzione, ha richiamato uno dei passaggi più rilevanti di quella fase: la decisione di mettere in sicurezza i centri abitati senza trasferirli altrove. Una scelta che, secondo la lettura proposta, ha distinto profondamente l’esperienza friulana rispetto a modelli che in passato puntavano invece all’abbandono dei luoghi danneggiati.

È proprio in questa continuità tra territorio e comunità che molti osservatori individuano ancora oggi la forza di quella ricostruzione, spesso considerata un caso di studio capace di tenere insieme identità dei borghi, difesa del patrimonio urbano e ritorno alla vita quotidiana.

Urbanistica e servizi, i punti forti e i limiti emersi

L’architetto Pierluigi Grandinetti, docente all’Università Iuav di Venezia, ha posto l’attenzione sugli aspetti urbanistici di quella stagione, soffermandosi in particolare sul recupero dei borghi attraverso i piani particolareggiati. Un passaggio che viene indicato come uno degli elementi più avanzati maturati in Friuli dopo il sisma.

Accanto agli aspetti positivi, Grandinetti ha però richiamato anche un nodo rimasto aperto: la mancanza di una visione davvero sovracomunale nella gestione dei servizi e delle scelte di area vasta. A sostegno di questa osservazione ha citato il caso dei tre ospedali presenti nello spazio compreso tra Gemona, Tolmezzo e San Daniele, interpretato come segnale di un coordinamento territoriale non pienamente sviluppato.

Il tema della sicurezza oltre l’epicentro

Un altro piano della discussione ha riguardato la distribuzione del rischio sismico in Friuli Venezia Giulia. Marcello Riuscetti, già docente di Sismologia applicata all’Università di Udine, ha evidenziato come non tutte le aree della regione abbiano ricevuto nel tempo lo stesso livello di attenzione rispetto alla messa in sicurezza, pur avendo partecipato allo sforzo complessivo della ricostruzione.

Venzone, il terremoto del 1976 torna lezione per la montagna alla Dolomiti Mountain School
Venzone, il terremoto del 1976 torna lezione per la montagna alla Dolomiti Mountain School

Da questa osservazione è emersa la richiesta di una prevenzione più omogenea, capace di garantire condizioni di tutela simili a tutti i cittadini, anche nelle zone considerate più periferiche rispetto all’epicentro del 1976.

La prevenzione come strumento decisivo

Sul versante scientifico è intervenuto anche Giuseppe Muscio, responsabile scientifico del Geoparco delle Alpi Carniche. Il suo contributo ha ribadito un punto essenziale: se non è possibile stabilire con precisione quando avverrà un terremoto, è invece possibile lavorare in modo efficace sulla riduzione del rischio.

La conoscenza dei fenomeni naturali e la qualità delle misure preventive restano quindi, secondo quanto emerso a Venzone, la strada più solida per convivere con la sismicità di un territorio come quello friulano.

Il cammino della Dolomiti Mountain School continua in autunno

L’iniziativa rientra nel programma della decima edizione della Dolomiti Mountain School, che in questo ciclo sta dedicando ampio spazio ai temi della montagna, della sicurezza e delle trasformazioni che interessano le terre alte.

Dopo l’estate, il calendario 2026 riprenderà venerdì 11 e sabato 12 settembre a Forni di Sopra, alla Ciasa dai Fornés, con un appuntamento dedicato ai dieci anni del progetto e alle sfide future. La chiusura è prevista venerdì 16 ottobre a Claut, con un incontro centrato sul rapporto tra montagna e cultura del cibo.

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