Urbanistica in Friuli Venezia Giulia, la riforma arriva in Consiglio: Comuni al centro e stop all’espansione senza limiti

Il ddl 90 approda in Aula tra rigenerazione delle aree già costruite, nuovi strumenti condivisi e obiettivi ambientali da misurare nel tempo.

30 settembre 2026 14:02
Urbanistica in Friuli Venezia Giulia, la riforma arriva in Consiglio: Comuni al centro e stop all’espansione senza limiti -
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La partita sul futuro del territorio friulano passa ora dall’Aula del Consiglio regionale. Il disegno di legge 90, dedicato al riordino delle regole urbanistiche del Friuli Venezia Giulia, entra nella discussione politica con un impianto che punta a ridurre l’uso di nuovo terreno edificabile e a spostare l’attenzione sul recupero di spazi già esistenti.

Per una regione come il Friuli Venezia Giulia, dove convivono aree urbane, zone produttive, piccoli Comuni e porzioni di territorio delicate dal punto di vista ambientale, il tema non riguarda solo la tecnica amministrativa. La riforma prova infatti a ridefinire come Regione ed enti locali dovranno programmare sviluppo, servizi e trasformazioni nei prossimi anni.

Il calendario dell’assemblea regionale prevede che le sedute del 30 settembre e del 1 ottobre 2026 siano dedicate soprattutto a questo provvedimento. In Aula arrivano quattro relazioni, firmate da Lucia Buna, Igor Treleani, Mauro Di Bert e Michele Lobianco, che illustrano i capisaldi del testo.

Riforma urbanistica Fvg, in Aula il ddl 90: più recupero edilizio e meno consumo di suolo

Il nuovo impianto: meno espansione, più riuso

Uno degli indirizzi più netti del ddl è il superamento di un modello fondato sull’allargamento continuo delle aree edificabili. La linea indicata dalla maggioranza è quella della rigenerazione urbana, del recupero del patrimonio costruito e della valorizzazione di aree dismesse, comprese ex strutture militari e insediamenti industriali non più utilizzati.

Nella relazione di Lucia Buna questo passaggio viene legato a un’impostazione più flessibile rispetto al passato. L’idea è lasciare alle spalle schemi ritenuti rigidi, per favorire strumenti capaci di rispondere meglio ai temi della resilienza climatica, della qualità della vita e della sostenibilità.

Tra i punti richiamati c’è anche il rapporto tra pianificazione e sviluppo economico. In questa lettura, il Friuli Venezia Giulia viene considerato una piattaforma strategica nel contesto europeo, e proprio per questo la crescita dovrebbe appoggiarsi prima di tutto sulla riqualificazione di ciò che già esiste, evitando nuovo consumo di suolo quando ci sono alternative percorribili.

Come cambia il rapporto tra Regione e territori

Un altro nodo centrale riguarda la governance. La pianificazione di livello intermedio confluirà nel Piano di governo del territorio regionale, mentre Regione e Comuni dovranno operare attraverso la copianificazione. Il ddl cerca quindi di costruire un quadro più coordinato, senza cancellare il ruolo delle amministrazioni comunali.

Su questo aspetto si concentra anche la relazione di Igor Treleani, che distingue con chiarezza tra la legge e il futuro Piano di governo del territorio. La prima fisserà regole, competenze, procedure e strumenti; il secondo tradurrà questi principi in scelte concrete. È un punto politico rilevante, perché serve a chiarire che il provvedimento in discussione non contiene ancora tutte le future opzioni localizzative o programmatorie.

Lo stesso relatore sottolinea che il coordinamento su scala più ampia non dovrà comprimere l’autonomia dei Comuni. L’attuazione, secondo questa impostazione, dovrà poggiare su passaggi leggibili e su un sostegno effettivo agli enti locali, chiamati ad aggiornare i propri strumenti senza bloccare le attività già avviate.

Riforma urbanistica Fvg, in Aula il ddl 90: più recupero edilizio e meno consumo di suolo

Servizi, sicurezza urbana e strumenti di compensazione

Nella relazione di Mauro Di Bert emerge un altro elemento di fondo: una regione può continuare a crescere senza occupare altro territorio. In questo quadro, i Programmi operativi e il superamento delle vecchie zonizzazioni dovrebbero favorire investimenti e interventi di riqualificazione.

Il testo richiama inoltre i dodici Sistemi territoriali locali e gli enti di area vasta come strumenti utili a limitare sovrapposizioni e frammentazioni. Accanto alla trasformazione fisica degli spazi, viene valorizzata anche la cosiddetta “città pubblica”, cioè l’insieme di servizi, sicurezza e politiche abitative che devono accompagnare ogni scelta urbanistica.

Tra gli strumenti indicati figurano perequazione e compensazione urbanistica, da utilizzare secondo criteri di equità e trasparenza. Durante il periodo transitorio, i piani comunali dovranno essere adeguati progressivamente, mentre i regolamenti oggi in vigore continueranno a valere fino all’entrata in funzione dei nuovi strumenti.

Riforma urbanistica Fvg, in Aula il ddl 90: più recupero edilizio e meno consumo di suolo

Obiettivi ambientali, dati condivisi e ruolo delle Province

Michele Lobianco richiama il contributo delle Province nel raccordo istituzionale e nella pianificazione, dalle letture demografiche ed economiche fino alla viabilità, alle reti ecologiche e alla mobilità sostenibile. Alla Regione resterebbero invece funzioni di indirizzo generale, controllo e monitoraggio.

Nel provvedimento entra anche il tema della sicurezza come criterio urbanistico. Tra le possibilità considerate c’è quella di spostare insediamenti più esposti a situazioni di rischio, affiancando a queste scelte infrastrutture verdi e blu e una gestione sostenibile delle acque.

Il capitolo dei servizi viene collegato ai bisogni reali dei territori. Nel perimetro delle dotazioni rientrano edilizia residenziale pubblica, alloggi a prezzo calmierato, residenze temporanee e spazi di valore ecologico. Per la compensazione, l’impostazione illustrata indica la necessità di garantire superfici permeabili, rinaturalizzate o a verde almeno equivalenti, con previsioni specifiche per opere pubbliche, agglomerati industriali di interesse regionale ed edilizia residenziale pubblica.

Riforma urbanistica Fvg, in Aula il ddl 90: più recupero edilizio e meno consumo di suolo

A misurare gli effetti delle future scelte saranno la Valutazione ambientale strategica e l’Osservatorio regionale, con indicatori collegati a traguardi fissati al 2030 e al 2050. La Banca dati della pianificazione dovrà diventare il riferimento informativo comune per i Comuni, chiamati ad aggiornarla e utilizzarla. Sarà poi il regolamento attuativo a definire nel dettaglio contenuti dei piani, modalità di copianificazione e criteri per verificare, anche su scala sovracomunale, se esistano soluzioni alternative al nuovo consumo di suolo.

Per il Friuli Venezia Giulia si apre così un passaggio che tocca da vicino amministrazioni locali, aree urbane e territori periferici. Il confronto in Consiglio dirà se la riforma riuscirà a tenere insieme sviluppo, tutela del paesaggio e una gestione più ordinata delle trasformazioni future.

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