Urbanistica in Friuli Venezia Giulia, cambia la mappa delle regole: ai Comuni tre anni per adeguarsi
Via il vecchio impianto regionale, più peso alle Province e 3 milioni per accompagnare gli enti locali nella nuova fase della pianificazione.
Per i Comuni friulani si apre una fase di transizione concreta: dopo il via libera del Consiglio regionale alla riforma del governo del territorio, le amministrazioni locali dovranno rimettere mano agli strumenti urbanistici entro tre anni dall’entrata in vigore del nuovo quadro pianificatorio, con un anno in più se la gestione sarà associata.
La novità più evidente è il superamento del Piano urbanistico regionale generale, riferimento storico durato quasi mezzo secolo. Al suo posto la Regione costruisce un sistema diverso, pensato per contenere l’espansione edilizia non necessaria, favorire il recupero dell’esistente e coordinare meglio le scelte tra livello regionale, area vasta e municipi.
Il provvedimento approvato prevede anche uno stanziamento da 3 milioni di euro destinato a sostenere gli enti locali nell’adeguamento dei piani. Un passaggio che interessa da vicino il territorio friulano, dove molti Comuni saranno chiamati a tradurre le nuove regole in scelte operative su rigenerazione urbana, servizi e assetto degli spazi edificabili.
Tempi, risorse e nuovi strumenti per i municipi
La legge entrerà in applicazione con la variante al Piano di governo del territorio, già in fase di adozione. Da quel momento scatterà il conto alla rovescia per l’aggiornamento dei piani regolatori comunali, che restano confermati ma dovranno essere allineati al nuovo impianto regionale.
Accanto ai piani già conosciuti, viene introdotto il Programma operativo, pensato per rendere più praticabili gli interventi di riqualificazione urbana. Restano inoltre i piani attuativi comunali, che potranno essere promossi anche da soggetti privati.
Meno consumo di suolo e più recupero dell’esistente
Uno degli assi centrali della riforma riguarda il suolo. La possibilità di nuove trasformazioni viene legata alla presenza di esigenze reali che non possano trovare risposta attraverso il riuso di edifici o aree già compromesse. Il criterio indicato dalla legge è quello del saldo zero: se si consuma nuovo suolo, dovrà esserci una compensazione equivalente.
La pianificazione viene quindi orientata verso il recupero del patrimonio edilizio esistente, la rifunzionalizzazione degli immobili e il miglioramento della qualità urbana, con attenzione anche agli aspetti energetici e alla sicurezza sismica. In questo quadro entra anche il tema del sistema verde e blu, considerato uno strumento utile per la resilienza climatica e per la gestione dei rischi ambientali.
Cambia pure l’impostazione classica delle destinazioni urbanistiche. La suddivisione tradizionale per zone lascia spazio agli ambiti fisico-funzionali, tra cui quelli residenziali misti, produttivi, commerciali e dedicati alla rigenerazione.
Province di nuovo centrali nella pianificazione di area vasta
Tra gli effetti politici e amministrativi più rilevanti della riforma c’è il rafforzamento del livello intermedio. Le Province tornano infatti ad avere compiti precisi nel governo del territorio, insieme ai Sistemi territoriali locali, cioè aggregazioni di Comuni chiamate a condividere elementi strategici e strutturali attraverso accordi di copianificazione.
Alle Province vengono attribuite funzioni che toccano aspetti molto concreti: lettura delle dinamiche demografiche e socioeconomiche, supporto alla pianificazione, recepimento degli studi di microzonizzazione sismica, attuazione del piano per il rischio alluvioni, manutenzione della viabilità di competenza, rete ecologica locale e predisposizione dei Piani urbanistici della mobilità sostenibile.
Nel nuovo schema i soggetti della pianificazione non sono soltanto Regione e Comuni. La legge richiama anche i Consorzi di sviluppo economico locale e l’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico orientale, soprattutto per i temi che riguardano infrastrutture e aree di interazione tra porto e città.
Banca dati unica, Vas semplificata e monitoraggio regionale
Un altro capitolo riguarda gli strumenti tecnici. La Valutazione ambientale strategica assume un peso più marcato nella verifica degli effetti complessivi delle trasformazioni, ma per i Comuni viene resa più gestibile grazie all’utilizzo di dati, indicatori e cartografie già disponibili a livello regionale e intermedio.
La riforma prevede inoltre una banca dati territoriale unica regionale, destinata a fare da base informativa comune per tutti i livelli di pianificazione. A questa si affiancherà un Osservatorio regionale, con compiti di controllo, analisi e verifica dell’applicazione della nuova disciplina.
Per i dettagli tecnici bisognerà attendere il regolamento attuativo, che dovrà essere emanato entro 180 giorni dalla pubblicazione della legge. Sarà quello il passaggio che tradurrà l’impianto normativo in procedure operative, segnando l’avvio effettivo di una stagione nuova per l’urbanistica del Friuli Venezia Giulia.