Unità cinofila verso la chiusura: polemica a Udine, “grave errore dell’amministrazione”

Udine, polemica sull’unità cinofila: rischio chiusura dopo trasferimenti e pensionamenti. Le critiche di Pittoni.

11 aprile 2026 07:30
Unità cinofila verso la chiusura: polemica a Udine, “grave errore dell’amministrazione” -
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UDINE – Si accende il dibattito politico sul futuro dell’Unità Cinofila della Polizia Locale, dopo il rischio concreto di smantellamento del servizio. A sollevare la questione è il consigliere comunale Antonio Pittoni (Fratelli d’Italia), che interviene con parole dure nei confronti dell’amministrazione guidata da De Toni.

Al centro della vicenda c’è il destino dei cani antidroga impiegati negli ultimi anni come presidio operativo contro lo spaccio. Un tema che si inserisce nel più ampio quadro della sicurezza urbana, già emerso in episodi recenti come quello del controllore aggredito su un bus a Udine, che ha riacceso l’attenzione sulla necessità di strumenti efficaci sul territorio.

Pittoni ha voluto innanzitutto rivolgere un ringraziamento a Galant, il cane antidroga che ha operato con continuità e risultati all’interno del Nucleo Cinofilo. «Un esempio di professionalità e dedizione – ha sottolineato – che ha rappresentato un presidio concreto di sicurezza per la città».

Il consigliere ricorda inoltre come nel 2019 sia stato tra i promotori dell’introduzione dei cani antidroga a Udine, ritenendoli ancora oggi uno strumento essenziale per contrastare lo spaccio nelle aree più sensibili.

La situazione attuale, però, appare critica. Galant è stato trasferito a Tolmezzo insieme al suo conduttore, mentre l’altro cane, Izzi, è ormai vicino al ritiro per motivi di salute. Un doppio fattore che, di fatto, rischia di portare alla scomparsa dell’unità.

Una prospettiva che, secondo Pittoni, rappresenta «un errore grave e prevedibile». Invece di investire e rafforzare il servizio, si sarebbe scelto di lasciarlo progressivamente esaurire. Un tema che richiama anche altre dinamiche di gestione del territorio e dei servizi pubblici, come evidenziato nei recenti sviluppi legati alla sicurezza e presenza delle istituzioni a Trieste.

Il nodo principale riguarda i tempi di eventuale ricostruzione. «Un’unità cinofila non si crea dall’oggi al domani – evidenzia Pittoni – servono almeno due anni tra iter amministrativi, selezione e addestramento». Una tempistica che rischia di lasciare scoperto il territorio nel periodo intermedio.

Da qui la richiesta di chiarimenti all’amministrazione: «Si intende davvero rinunciare a uno strumento così importante per la sicurezza urbana?». Una domanda che si inserisce in un contesto più ampio, dove il tema della prevenzione e del controllo resta centrale, anche alla luce di episodi legati a criminalità e degrado, come quelli raccontati nelle operazioni contro spaccio e reati sul territorio friulano.

Secondo il consigliere, emerge una mancanza di programmazione e visione strategica, con scelte che rischiano di indebolire strumenti operativi già collaudati. «Smantellare è facile, ricostruire molto meno», ribadisce, sottolineando come il rischio sia quello di perdere competenze e risultati costruiti negli anni.

Infine, l’affondo politico: «Questa amministrazione – conclude Pittoni – preferisce tagliare tutte le siepi piuttosto che valorizzare professionisti e strumenti come quelli rappresentati dall’Unità Cinofila».

La questione resta aperta e destinata a far discutere ancora, soprattutto in una fase in cui la richiesta di sicurezza da parte dei cittadini continua a crescere.

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