Udine accelera sui trapianti: tre cuori impiantati in un solo giorno e una rete che allarga le possibilità di cura

Tre trapianti di cuore in 24 ore a Udine: tecnologie di preservazione e équipe coordinate per utilizzare più organi disponibili.

13 settembre 2026 00:33
Udine accelera sui trapianti: tre cuori impiantati in un solo giorno e una rete che allarga le possibilità di cura -
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UDINE. Quando più cuori diventano disponibili a poche ore di distanza, riuscire a utilizzarli richiede una macchina sanitaria capace di seguire contemporaneamente prelievi, trasporti e interventi. Al Centro trapiantologico dell’Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale, questo coordinamento ha permesso di eseguire tre trapianti cardiaci in 24 ore, tra il 5 e il 6 agosto 2026, all’interno di un’attività che ha raggiunto i cinque trapianti di cuore in appena quindici giorni.

Dietro questi numeri c’è un percorso che unisce nuove tecnologie per la conservazione degli organi, competenze specialistiche e un’organizzazione capace di adattarsi alla disponibilità delle donazioni. Il beneficio atteso riguarda direttamente le persone in lista d’attesa: riuscire ad accettare e utilizzare più organi significa offrire ulteriori opportunità di cura.

A indicare il senso del lavoro è il professor Igor Vendramin, direttore del Dipartimento Cardio-Toraco-Vascolare: «L’obiettivo non è fare più trapianti nello stesso momento per stabilire un record, ma fare in modo che la contemporaneità delle donazioni non costituisca più un limite alla possibilità di utilizzare gli organi disponibili».

Perché più donazioni contemporanee sono una sfida

La disponibilità ravvicinata di diversi organi mette un centro trapianti davanti a una situazione particolarmente impegnativa. Ogni donazione attiva un percorso complesso, che deve procedere rispettando sia le condizioni dell’organo sia le esigenze cliniche del paziente che lo riceverà.

Occorre coordinare équipe di prelievo, trasferimenti, preparazione dei riceventi e sale operatorie, assicurando la presenza delle diverse professionalità necessarie. Quando queste attività si moltiplicano nello stesso intervallo di tempo, la capacità organizzativa diventa determinante.

Un centro che non dispone delle risorse o della flessibilità sufficienti potrebbe trovarsi nell’impossibilità di accettare un organo potenzialmente utilizzabile. È questo il limite sul quale lavora il modello udinese: costruire le condizioni per gestire più percorsi in parallelo, utilizzando anche le possibilità offerte dai differenti sistemi di preservazione.

I tre interventi di agosto mostrano concretamente questa capacità. Il Centro è riuscito a organizzare diversi percorsi di prelievo, conservazione e impianto per organi resisi disponibili in un arco temporale molto ristretto.

Il tempo resta decisivo nel trapianto di cuore

Per molti anni l’attività trapiantologica cardiaca è stata condizionata dai margini temporali della conservazione tradizionale in ipotermia, cioè a bassa temperatura. Questa modalità richiede di contenere il periodo di ischemia e impone una sincronizzazione particolarmente stretta tra il prelievo e il trapianto.

L’ischemia è il periodo durante il quale l’organo non riceve un adeguato apporto di sangue ossigenato. Limitare questa esposizione è uno degli obiettivi della preservazione del cuore destinato all’impianto.

Le tecnologie più recenti mettono a disposizione modalità differenti di conservazione, con caratteristiche e finestre temporali diverse. La loro introduzione può quindi offrire maggiore flessibilità nella gestione dell’intero percorso, dal trasporto all’organizzazione dell’intervento.

L’esperienza maturata a Udine porta a considerare questi dispositivi anche per il contributo che possono dare al funzionamento complessivo del centro: il tempo reso disponibile dalla tecnologia deve essere utilizzato attraverso una programmazione efficace delle attività.

Come cambia il coordinamento tra prelievo e impianto

Il modello sviluppato dal Centro friulano integra le caratteristiche delle diverse tecniche di preservazione con la possibilità di attivare più squadre e organizzare contemporaneamente più procedure.

In questo modo diventa possibile distanziare maggiormente, nei limiti consentiti dalle tecnologie e dalle condizioni cliniche, il momento del prelievo da quello dell’impianto. Una maggiore disponibilità di tempo permette di adattare meglio la sequenza delle operazioni alle necessità dei pazienti e alle risorse del centro.

Il coordinamento coinvolge cardiochirurghi, anestesisti, perfusionisti, infermieri, personale impegnato nel prelievo e nei trasporti, tecnici e operatori delle diverse strutture interessate.

Preservazione dell’organo, logistica e disponibilità delle sale operatorie vengono così gestite come parti di un unico percorso. L’innovazione acquista valore quando queste componenti riescono a funzionare insieme, consentendo di utilizzare concretamente le opportunità offerte dalle donazioni.

Il precedente del trapianto a cuore battente

Il risultato di agosto si inserisce in un percorso di innovazione che ha già portato Udine a distinguersi nell’utilizzo delle tecnologie di preservazione cardiaca.

Nel maggio 2024 il Centro ha eseguito il primo trapianto cardiaco a cuore battente in Europa, introducendo un approccio che punta a mantenere la perfusione e, per quanto possibile, la funzione dell’organo lungo il percorso verso l’impianto.

La perfusione permette di far circolare sangue nell’organo attraverso appositi sistemi. Nel precedente udinese, il trasporto con un dispositivo di preservazione a cuore battente era stato associato all’impianto senza un nuovo arresto dell’organo, riducendo il tempo di ischemia, come illustrato nella comunicazione dell’ASUFC sul trapianto del 2024.

Questa strategia presenta particolare interesse per i cuori più vulnerabili e per gli organi che hanno già attraversato una fase ischemica. Tra questi rientrano quelli provenienti da donazioni dopo l’accertamento della morte con criteri cardiocircolatori.

Che cosa significa donazione DCD

Un altro ambito di sviluppo è quello della DCD, Donation after Circulatory Death, ossia la donazione dopo la determinazione della morte secondo criteri cardiocircolatori.

L’espansione di questi programmi può ampliare il numero dei potenziali donatori e contribuire a rispondere alla carenza di organi, che continua a limitare le possibilità di trapianto per i pazienti in attesa.

Il percorso richiede però competenze e procedure particolarmente articolate. Per un cuore proveniente da un donatore DCD servono una stretta sincronizzazione delle équipe e tecnologie che consentano di recuperare, preservare e valutare l’organo prima dell’impianto.

L’integrazione tra donazione DCD, sistemi di preservazione e trapianto a cuore battente apre quindi due prospettive collegate: aumentare il numero dei cuori utilizzabili e cercare di contenere il danno ischemico.

Si tratta di sviluppi che rendono ancora più evidente il legame tra tecnologia e organizzazione: la disponibilità di dispositivi avanzati deve essere accompagnata da un sistema capace di impiegarli all’interno di percorsi clinici coordinati.

Il lavoro delle équipe dietro gli interventi

La concentrazione di tre trapianti cardiaci in 24 ore ha richiesto un impegno intenso da parte di tutti gli operatori coinvolti.

Medici, infermieri, perfusionisti e tecnici, insieme alle altre figure che intervengono nelle fasi della donazione e del trapianto, hanno lavorato con continuità, mettendo a disposizione competenze, professionalità e capacità di collaborazione.

Nel riconoscimento rivolto alle équipe viene sottolineata anche l’attenzione umana verso i pazienti. Il funzionamento di un percorso così complesso dipende dalla preparazione delle persone, dalla loro disponibilità e dalla capacità di affrontare insieme le esigenze che si presentano.

Le tecnologie di conservazione e i nuovi modelli organizzativi trovano applicazione proprio attraverso questo lavoro quotidiano, che permette di trasformare una donazione in una concreta possibilità di cura.

Riccardi: un risultato per l’intera rete del Friuli Venezia Giulia

L’assessore regionale alla Salute, politiche sociali e disabilità Riccardo Riccardi attribuisce al risultato una dimensione che coinvolge tutta la rete trapiantologica regionale.

«I tre trapianti cardiaci realizzati in 24 ore a Udine rappresentano un risultato straordinario, che va oltre il singolo Centro e testimonia il valore dell’intera rete trapiantologica del Friuli Venezia Giulia», afferma.

Secondo Riccardi, l’esperienza udinese dimostra come competenze, innovazione e nuovi assetti organizzativi possano essere integrati per utilizzare al meglio gli organi disponibili e ampliare le opportunità dei pazienti in lista d’attesa.

L’assessore considera questo modello un patrimonio strategico per la Regione, capace di rafforzarne il ruolo nel panorama nazionale dei trapianti. Da qui il ringraziamento agli operatori per la professionalità, la dedizione e l’attenzione alle persone.

Investire nella rete, sottolinea Riccardi, significa sostenere contemporaneamente l’alta specializzazione, la tecnologia, l’organizzazione e la capacità di lavorare insieme. Significa inoltre consolidare competenze che permettono al Friuli Venezia Giulia di contribuire allo sviluppo di nuovi modelli assistenziali anche a livello nazionale.

Più opportunità per i pazienti in lista d’attesa

Il destinatario di questo lavoro resta chi attende un cuore compatibile. Per una persona affetta da insufficienza cardiaca terminale, ogni organo disponibile che può essere utilizzato rappresenta un’ulteriore possibilità di trattamento.

Per questo, migliorare l’efficienza dei percorsi ha un significato clinico oltre che organizzativo. La sfida è ridurre gli ostacoli che possono impedire di utilizzare una donazione e mettere il centro nelle condizioni di rispondere anche quando più opportunità si presentano contemporaneamente.

Vendramin descrive una prospettiva nella quale la tecnologia contribuisce ad aumentare l’efficienza dell’intera rete trapiantologica. Il risultato, sottolinea, si misura «nel numero di organi che si riesce a non perdere e, soprattutto, nel numero di pazienti in lista d’attesa ai quali può essere offerta una nuova possibilità di vita».

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