Udine segue il caso Faraj: torna libero il vincitore del Premio Terzani, processo riaperto
Dopo 11 anni di carcere Alaa Faraj lascia il penitenziario. La Corte d’Appello di Messina ha ammesso la revisione del procedimento.
La notizia ha raggiunto Udine a pochi giorni dalla sua presenza in città per il Premio Terzani: Alaa Faraj è tornato in libertà dopo undici anni trascorsi nelle carceri siciliane. A deciderlo è stata la Corte d’Appello di Messina, che ha accolto la richiesta di revisione del processo fissando un nuovo passaggio giudiziario per ottobre.
Per il capoluogo friulano il nome di Faraj non è soltanto legato a una vicenda giudiziaria complessa, ma anche al riconoscimento letterario ricevuto per il romanzo “Perché ero ragazzo”, pubblicato da Sellerio. La sua storia, emersa pubblicamente anche attraverso il libro, era arrivata al centro dell’attenzione cittadina con la XXII edizione del Premio Terzani.
Il legame con Udine e il Premio
Nei giorni scorsi Faraj aveva potuto raggiungere Udine per ritirare personalmente il premio, grazie a un’autorizzazione concessa dai magistrati. Ora, dopo la decisione dei giudici messinesi, quel passaggio assume un significato ancora più forte per chi lo aveva ascoltato sul palco della città.
Angela Terzani Staude, presidente della Giuria del Premio, ha richiamato proprio quel momento pubblico. «Abbiamo ancora negli occhi la forza, il coraggio e la straordinaria umanità che Alaa ci ha trasmesso sul palco di Udine pochi giorni fa, quando ha potuto ritirare il Premio, grazie all’autorizzazione dei magistrati. Sapere che oggi, in attesa della revisione del processo, è finalmente un uomo libero non solo ci riempie di gioia, ma rafforza il nostro senso di fiducia nella giustizia. La storia di Alaa, raccontata con coraggio e dignità esemplare nelle pagine del suo libro, ci ricorda che la ricerca della verità e della giustizia non deve mai fermarsi».
Cosa cambia sul piano giudiziario
Faraj era stato condannato a 30 anni con l’accusa di concorso in omicidio plurimo e violazione delle norme sull’immigrazione, nell’ambito della vicenda nota come “strage di Ferragosto” del 2015. Durante la detenzione ha sempre sostenuto di non avere responsabilità nei fatti contestati.
Il procedimento riguarda il barcone nella cui stiva vennero trovati 49 migranti morti per asfissia durante la traversata. All’epoca dei fatti Faraj aveva vent’anni ed era stato indicato come scafista sulla base di testimonianze che, nella ricostruzione diffusa dal Premio letterario internazionale Tiziano Terzani - Vicino/lontano 2026, vengono considerate affrettate e poco chiare.
Un primo passaggio era arrivato lo scorso dicembre, quando il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella gli aveva concesso la grazia parziale. L’accoglimento dell’istanza di revisione da parte della Corte d’Appello di Messina apre ora una fase nuova e gli consente di affrontare da uomo libero l’udienza prevista in autunno.
Le reazioni dell’associazione vicino/lontano
Tra i primi commenti arrivati da Udine c’è quello di Paola Colombo, presidente dell’associazione vicino/lontano, che organizza il Premio Terzani. Colombo ha parlato di una decisione accolta «con gioia e commozione», sottolineando il valore umano della notizia oltre a quello strettamente processuale.
Nel suo intervento ha ricordato il lungo percorso affrontato da Faraj, dal viaggio in mare al carcere, fino agli anni segnati dal sospetto e dall’isolamento. Ha anche richiamato la capacità di continuare a studiare e scrivere durante la detenzione, senza perdere dignità e fiducia nel futuro.
In attesa del nuovo appuntamento davanti ai giudici, a Udine resta l’eco di una vicenda che nelle ultime settimane aveva già trovato spazio non solo per il suo rilievo giudiziario, ma anche per il significato culturale e civile assunto attraverso il Premio Terzani. Per Faraj, intanto, si apre una fase decisiva che porterà alla revisione del processo nel mese di ottobre.