Udine mette al centro la difesa dei beni culturali: due giorni di lavori con ICOM
Nell’ex chiesa di San Francesco studiosi, musei e istituzioni discutono di prevenzione, emergenze e tutela del patrimonio, con il Friuli come riferimento.
La salvaguardia del patrimonio culturale torna a essere un tema centrale a Udine, dove l’ex chiesa di San Francesco ospita un appuntamento dedicato a prevenzione, rischio ed emergenze. Per due giornate la città accoglie specialisti italiani e stranieri chiamati a confrontarsi su come proteggere opere, collezioni e luoghi della memoria in scenari sempre più complessi.
L’iniziativa porta il titolo “La cultura della prevenzione per il patrimonio culturale: dalla pianificazione alla gestione dell’emergenza” ed è promossa da ICOM Italia insieme ai Civici Musei di Udine. Il programma si sviluppa tra venerdì 16 e sabato 17 ottobre e coinvolge il mondo museale, la ricerca e le istituzioni impegnate nella tutela.
Il contesto friulano dà al convegno un significato particolare. A quasi cinquant’anni dal sisma del 1976, il dibattito si intreccia con una memoria ancora viva sul territorio: quella di una ricostruzione che ha posto attenzione non solo agli edifici e ai centri abitati, ma anche ai beni storici e artistici come parte dell’identità collettiva.
Un confronto che parte dall’esperienza friulana
Il valore locale dell’appuntamento emerge anche dal luogo scelto per i lavori. L’ex chiesa di San Francesco richiama infatti una stagione in cui il Friuli dovette misurarsi con la necessità di mettere in sicurezza opere e oggetti di grande valore, trasformando l’emergenza in una lezione che ancora oggi viene indicata come modello.
Il confronto di Udine guarda però anche al presente. Tra i temi al centro ci sono la preparazione dei piani di intervento, la gestione dei rischi e il coordinamento tra professionalità diverse, in un quadro segnato da minacce che vanno oltre gli eventi sismici e includono cambiamenti climatici, conflitti e nuovi fattori di vulnerabilità.
In apertura sono intervenuti, per i saluti istituzionali, l’assessore alla Cultura Federico Pirone, l’assessore alla Protezione civile Andrea Zini e Roberto Revelant, sindaco di Gemona del Friuli e presidente dell’Associazione Comuni Terremotati e Sindaci della Ricostruzione del Friuli.
Presenze istituzionali e contributi tecnici
Accanto ai rappresentanti delle amministrazioni hanno preso parte all’avvio dei lavori anche figure impegnate sul piano scientifico e operativo: il professor Stefano Grimaz, docente di Geofisica applicata e titolare della cattedra Unesco, il capitano Giorgio Zarantonello del Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale di Udine e monsignor Sandro Piussi, delegato episcopale per i beni culturali dell’Arcidiocesi di Udine.
La presenza di competenze così diverse restituisce il senso dell’incontro: la difesa del patrimonio non riguarda un solo settore, ma richiede il contributo congiunto di musei, enti locali, forze specializzate, studiosi e realtà ecclesiastiche, soprattutto quando si tratta di organizzare risposte efficaci prima e durante una crisi.
La rete internazionale costruita attorno al convegno
L’appuntamento udinese nasce anche da una collaborazione ampia. Alla sua organizzazione partecipano il Gruppo di lavoro Prevenzione, Sicurezza ed Emergenza di ICOM Italia, i comitati nazionali ICOM di Slovenia e Croazia e i comitati internazionali ICOM AVICOM, ICOM Security e ICOM Storage.
Questa dimensione internazionale rafforza il profilo dell’incontro e conferma il ruolo del Friuli come luogo adatto a ospitare una riflessione di respiro europeo. Le esperienze condivise in queste due giornate puntano infatti a mettere in relazione pratiche, modelli e strumenti utili a migliorare la capacità di protezione del patrimonio culturale.
Il messaggio lanciato da Udine
Nel suo intervento Federico Pirone ha richiamato il valore dell’esperienza friulana maturata dopo il terremoto del 1976, sottolineando come la tutela dei beni culturali sia stata allora parte integrante della ricostruzione delle comunità. Un passaggio che, nelle parole dell’assessore, mantiene oggi piena attualità.
Il senso del convegno, per la città e per il territorio, sta proprio qui: considerare la cultura non come elemento accessorio, ma come patrimonio da difendere con strumenti concreti, programmazione e collaborazione. Da Udine arriva così un richiamo preciso: proteggere opere, archivi e luoghi simbolici significa custodire anche la memoria e il futuro delle comunità.