Udine investe sulla ricerca verde: all’università un nuovo polo per testare colture e stress climatici
Nel campus scientifico entrano in funzione Pheno Lab e Pheno Space: serre sperimentali, camere climatiche e analisi avanzate per l’agricoltura del futuro.
Per l’agricoltura friulana, la sfida dei prossimi anni passa anche dai laboratori. All’Università di Udine è stata attivata una nuova piattaforma scientifica pensata per osservare da vicino come le piante crescono, si adattano e reagiscono a condizioni ambientali sempre più complesse.
Le due infrastrutture si chiamano Pheno Lab e Pheno Space e sono state messe in funzione nel polo scientifico dell’ateneo. L’intervento, dal valore di circa 468 mila euro, amplia la dotazione del Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali con spazi e strumenti dedicati alla ricerca vegetale avanzata.
L’idea di fondo è lavorare in ambienti controllati, dove sia possibile riprodurre scenari diversi e misurare con precisione gli effetti su crescita, sviluppo e fisiologia delle colture. Un passaggio che ha ricadute dirette su sostenibilità, uso dell’acqua, gestione degli input produttivi e adattamento al clima che cambia.
Una struttura pensata per leggere il comportamento delle piante
Il cuore tecnologico del progetto è l’integrazione fra serre sperimentali, camere climatiche e sistemi di analisi ad alta precisione. In questo modo la ricerca non si limita all’osservazione tradizionale, ma punta a raccogliere dati utili per interpretare in modo più accurato le risposte delle piante agli stimoli esterni.
Pheno Space è il laboratorio dedicato alla fenotipizzazione, cioè allo studio dei caratteri osservabili delle piante. Qui vengono impiegati strumenti che consentono analisi non distruttive, utili per monitorare stato fisiologico, crescita e reazioni agli stress senza compromettere il campione in esame.
Accanto al laboratorio lavora Pheno Lab, che comprende una serra sperimentale e tre grandi camere climatiche. La serra è suddivisa in sette compartimenti indipendenti, ognuno gestito con regolazioni autonome per ventilazione, ombreggiamento e parametri ambientali, così da effettuare prove parallele in condizioni differenziate.
Ricadute attese per il sistema agricolo del Friuli
Per un territorio come quello friulano, dove agricoltura e filiere agroalimentari hanno un peso importante, la possibilità di disporre di strumenti di questo livello rappresenta un tassello strategico. Le nuove strutture permetteranno di individuare con anticipo segnali di sofferenza delle piante e di comprendere meglio i rapporti tra nutrizione, ambiente e caratteristiche fenotipiche.
L’obiettivo è contribuire allo sviluppo di colture più robuste e modelli produttivi più sostenibili. In pratica, i dati raccolti potranno aiutare a rendere più efficienti le scelte agronomiche e a ridurre sprechi di risorse, tema centrale per le aziende chiamate a confrontarsi con stagioni sempre meno prevedibili.
Secondo il rettore Angelo Montanari, queste infrastrutture nascono per affrontare questioni sempre più complesse, dalla scarsità delle risorse naturali alla necessità di continuare a produrre in modo sostenibile. Il direttore del dipartimento Edi Piasentier ha sottolineato invece il valore dell’integrazione tra le due strutture, vista come leva per accelerare l’innovazione e attrarre progetti competitivi nelle scienze agrarie.
La responsabile scientifica di Pheno Space, Laura Zanin, ha indicato come traguardo una ricerca capace non solo di descrivere i fenomeni, ma di prevederli meglio, così da offrire un supporto più solido alle decisioni in campo e a un impiego più razionale delle risorse.
Collaborazioni con le imprese e primi filoni di studio
L’università guarda anche oltre l’ambito accademico. La piattaforma, infatti, è pensata per dialogare con imprese sementiere, orticole e floricole del territorio, favorendo trasferimento tecnologico e applicazioni concrete per il comparto agroalimentare regionale.
Tra le attività già annunciate ci sono il miglioramento genetico di varietà locali di fagiolo, gli incroci tra specie differenti di grano saraceno, lo studio degli effetti del cambiamento climatico sugli ecosistemi a fanerogame marine e l’analisi della risposta delle colture proteiche a diverse condizioni nutrizionali e ambientali.
L’avvio ufficiale nel campus scientifico di Udine
Alla presentazione delle due infrastrutture erano presenti, tra gli altri, il rettore Angelo Montanari, il prorettore Giorgio Alberti, il direttore generale Gabriele Rizzetto, il direttore del dipartimento Edi Piasentier e i responsabili delle strutture Alessandro Peressotti per Pheno Lab e Laura Zanin per Pheno Space.
Con questa attivazione l’Università di Udine rafforza il proprio profilo nella ricerca sulle scienze vegetali, mettendo insieme serre sperimentali, camere climatiche e un laboratorio di fenotipizzazione avanzata. Un investimento che, per il Friuli, può tradursi in nuove competenze, progetti condivisi con le imprese e strumenti più efficaci per affrontare le trasformazioni dell’agricoltura.
Nel quadro della ricerca applicata al territorio, il nuovo assetto rappresenta quindi non solo un ampliamento tecnico, ma anche un segnale preciso: innovazione e sostenibilità passano sempre più dalla capacità di studiare oggi le colture che dovranno reggere le condizioni di domani.