Udine, il confronto sulla maternità riporta al centro il post parto: Capozzi chiede più rete sul territorio
Nel dibattito promosso dall’Ordine delle Ostetriche di Udine e Pordenone, focus su supporto psicologico, servizi di prossimità e Case della Comunità.
Il tema non è soltanto far nascere più bambini, ma mettere le donne nelle condizioni di non affrontare da sole ciò che viene dopo. È da qui che, a Udine, Rosaria Capozzi ha impostato il suo intervento durante l’incontro pubblico dedicato alla maternità promosso dall’Ordine delle Ostetriche di Udine e Pordenone.
La consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle ha richiamato l’attenzione su un passaggio spesso meno visibile del parto stesso: le settimane e i mesi successivi alla nascita, quando possono emergere fragilità, stanchezza, difficoltà pratiche e bisogno di riferimenti stabili.
Nel capoluogo friulano il confronto si è svolto nella sala convegni della Casa della Contadinanza, in un momento di riflessione che ha toccato sanità territoriale, sostegno alla genitorialità e ruolo delle professioni che accompagnano le donne lungo questo percorso.
Il punto: non lasciare sole le madri dopo la nascita
Secondo Capozzi, parlare di maternità senza rafforzare i servizi che seguono gravidanza e puerperio rischia di lasciare scoperta proprio la fase più delicata per molte famiglie. Nel suo ragionamento, il supporto psicologico deve avere più spazio sia prima sia dopo il parto.
La consigliera ha sottolineato che la maternità non può essere considerata un fatto esclusivamente privato, da gestire dentro le mura domestiche contando solo sulle risorse personali o familiari. Per questo ha richiamato la necessità di una presa in carico più solida, capace di intercettare situazioni molto diverse tra loro.
Nel suo intervento è tornato anche il tema delle disuguaglianze: c’è chi affronta questa fase con una rete familiare presente e chi invece non ha appoggi, chi dispone di strumenti economici e sociali e chi si trova in maggiore difficoltà. Da qui la richiesta di servizi più accessibili e strutturati.
Il ruolo delle ostetriche nella sanità di prossimità
Tra le proposte avanzate, Capozzi ha indicato come prioritaria una presenza più forte delle ostetriche nelle Case della Comunità. L’idea è quella di rendere queste figure un punto di riferimento concreto sul territorio, vicino alle donne e ai nuovi genitori anche oltre il momento della nascita.
Nel dibattito udinese, le ostetriche sono state descritte non solo come professioniste sanitarie, ma come parte di una rete che può aiutare a prevenire isolamento e difficoltà, accompagnando i percorsi di maternità in modo continuativo.
Il messaggio emerso dall’incontro è che la sanità territoriale, se ben organizzata, può diventare uno degli strumenti più utili per dare risposte tempestive e meno frammentate alle famiglie.
L’incontro a Udine e il confronto pubblico
L’appuntamento è stato moderato da Patrizia Milia, presidente dell’Ordine delle Ostetriche di Udine e Pordenone. Tra gli interventi anche quello di Verena Schmid, ostetrica e scrittrice, autrice del libro “Nel giardino segreto”, che ha portato il proprio contributo nel corso dei lavori.
Capozzi ha collegato il tema anche agli stereotipi che continuano ad accompagnare gravidanza e rientro alla vita lavorativa. Nel suo intervento ha osservato come spesso si pretenda dalle donne una rapida ripresa, quasi lineare, senza riconoscere la complessità fisica ed emotiva di quel periodo.
Da Udine, quindi, il confronto si è allargato a una questione più ampia: se si vuole affrontare seriamente anche il nodo della denatalità, secondo la consigliera non bastano appelli generici ad avere figli. Servono welfare, lavoro, sostegno alla genitorialità e una rete sanitaria vicina, capace di accompagnare le donne nel tempo con strumenti concreti.