Udine guarda ai servizi a casa: La Quiete studia il modello Treviso per anziani e demenze
Confronto in città tra La Quiete ed EnEA: al centro assistenza domiciliare, sostegno alle famiglie e nuovi servizi semiresidenziali da sviluppare nei prossimi anni.
Portare una parte sempre più importante dell'assistenza fuori dalle strutture e più vicino alle famiglie: è questa la direzione emersa a Udine nel confronto tra La Quiete e EnEA Treviso, due realtà pubbliche impegnate nei servizi alla persona.
L'incontro si è concentrato soprattutto su domiciliarità, supporto agli anziani fragili e presa in carico delle persone con decadimento cognitivo, temi che nel Friuli centrale hanno un peso crescente sia per i servizi sia per i nuclei familiari.
Attorno al tavolo c'erano il presidente de La Quiete Stefano Gasparin, il presidente di EnEA Mauro Michielon, la consigliera comunale Francesca Laudicina e la nuova direttrice generale de La Quiete, Emanuela Capotosto.
Il nodo udinese: rafforzare l'assistenza oltre la residenzialità
Per La Quiete il passaggio è strategico. L'ente udinese ha indicato nel prossimo triennio la volontà di costruire basi più solide per ampliare i servizi semiresidenziali e quelli a domicilio, affiancando così l'attività tradizionalmente legata all'accoglienza in struttura.
Gasparin ha richiamato l'obiettivo di un modello di cura più centrato sulla persona e sulla famiglia, con attenzione anche alla qualità del lavoro degli operatori. In questa prospettiva, l'apertura al territorio viene letta come un tassello decisivo dell'evoluzione futura dell'ente.
L'esperienza di Treviso presa come riferimento
Nel confronto ha avuto un ruolo centrale l'esperienza maturata da EnEA, ente pubblico nato dall'unione tra ISRAA e Appiani-Turazza e operativo dall'inizio del 2026. Oggi dispone di cinque strutture e di circa mille posti letto, oltre a servizi rivolti all'infanzia con nidi e scuole dell'infanzia.
Il punto di maggiore interesse per Udine riguarda però l'assistenza domiciliare: EnEA la gestisce direttamente in 13 Comuni del Trevigiano, compreso il capoluogo, intervenendo su segnalazione dell'assistente sociale comunale e seguendo le famiglie con i propri operatori.
Il fronte più delicato: il sostegno nelle demenze
Un capitolo specifico è quello delle demenze e del decadimento cognitivo. Su questo versante EnEA segue attualmente 600 famiglie per conto dell'Aulss 2 Trevigiana, facendo leva anche sul proprio Centro Servizio Demenze e su un'esperienza costruita nel tempo sul lavoro quotidiano a domicilio.
Michielon ha sottolineato l'importanza della collaborazione tra Centri servizi per anziani e Comuni, soprattutto per intercettare e assistere le persone che non vivono in struttura e che non possono contare su una rete familiare di supporto.
Uno scambio tra enti pubblici con ricadute locali
Per il contesto udinese, il confronto con Treviso viene considerato un passaggio utile per osservare soluzioni già sperimentate e valutarne l'applicazione sul territorio. Laudicina ha evidenziato proprio il valore di un dialogo con una realtà che su questo terreno ha già sviluppato competenze operative e risultati concreti.
L'incontro si inserisce in un percorso più ampio di scambio tra enti pubblici che lavorano sugli stessi bisogni sociali e sociosanitari. In questa fase, anche l'arrivo della nuova direttrice generale Emanuela Capotosto rappresenta un elemento di rilancio per La Quiete, chiamata a tradurre il confronto di questi mesi in scelte organizzative per la città e per il territorio friulano.
Per Udine il tema resta molto concreto: allargare la rete dei servizi di prossimità, sostenere chi assiste un familiare anziano e costruire risposte più flessibili può diventare uno dei nodi centrali della programmazione dei prossimi anni.