Trieste, bilancio forte per Scart: in due mesi più di 30mila ingressi al Salone degli Incanti

Si è chiusa l’esperienza della mostra dedicata al riuso creativo. Tra i punti più seguiti abiti, robot e il coinvolgimento delle scuole triestine.

13 maggio 2026 22:59
Trieste, bilancio forte per Scart: in due mesi più di 30mila ingressi al Salone degli Incanti -
Condividi

Si chiude con numeri importanti l’edizione triestina di “Scart - Il lato bello e utile del rifiuto”, ospitata al Salone degli Incanti fino a domenica 3 maggio. L’esposizione ha superato quota 30mila visitatori in circa due mesi, confermando l’interesse del pubblico friulano e giuliano per un progetto che mette insieme creatività, recupero dei materiali e attenzione ambientale.

Il dato è stato richiamato dall’assessore regionale alla Difesa dell’ambiente, energia e sviluppo sostenibile Fabio Scoccimarro, che ha indicato come particolarmente significativo il riscontro ottenuto da famiglie e bambini. Un elemento, questo, letto come un segnale positivo rispetto ai temi dell’economia circolare e della transizione ecologica.

Secondo l’esponente della Giunta regionale, l’esperienza triestina ha mostrato come il riuso non debba essere interpretato soltanto come necessità, ma possa diventare anche linguaggio artistico, progetto culturale e occasione di crescita. Nel suo bilancio finale ha inoltre ringraziato i soggetti che hanno contribuito alla realizzazione dell’iniziativa in città.

Il contributo delle realtà del territorio

La tappa di Trieste è stata promossa e costruita con il coinvolgimento della Regione, del Comune di Trieste, del Gruppo Hera, di AcegasApsAmga e di Automobili Lamborghini. L’impianto della mostra ha puntato proprio su questo intreccio tra istituzioni, imprese e divulgazione, portando in uno degli spazi espositivi più riconoscibili del capoluogo un tema spesso affrontato in chiave tecnica e qui tradotto invece in forme immediatamente accessibili al pubblico.

Nel capoluogo giuliano il progetto ha trovato anche una dimensione educativa. Tra gli aspetti più rilevanti dell’edizione locale c’è infatti la presenza delle scuole, considerate centrali per diffondere una sensibilità più concreta verso il recupero dei materiali e i modelli di produzione sostenibile.

Cosa ha visto il pubblico al Salone degli Incanti

Il percorso allestito a Trieste comprendeva 28 abiti creati con materiali di scarto, sei super robot Scart assemblati a partire da residui delle linee produttive di Automobili Lamborghini e una serie di illustrazioni firmate dal fumettista Giuseppe Camuncoli. Un insieme eterogeneo, pensato per mostrare come ciò che viene scartato possa essere reinterpretato in modi molto diversi.

Tra le opere che hanno attirato maggiore curiosità c’è stato anche il mantello dai colori vivaci indossato da Fiorello in occasione dell’apertura della 71esima edizione del Festival di Sanremo. Il capo, realizzato dalla costumista Claudia Tortora con materiali di recupero industriale, è stato uno degli esempi più efficaci del dialogo tra moda e riciclo.

Accanto alla mostra principale, nelle settimane di apertura sono state proposte anche iniziative collaterali. Nell’ultimo fine settimana di aprile, dal 24 al 26, il Salone degli Incanti ha ospitato pure i lavori degli studenti del Liceo Artistico e del Made in Italy “Enrico e Umberto Nordio” di Trieste, rafforzando il legame con la città e con il mondo della formazione.

Il collegamento con l’altra tappa del progetto

Il bilancio dell’esperienza triestina è stato richiamato da Scoccimarro anche durante una visita a Bari, al Teatro Margherita, dove è stata allestita “Scart - Sguardi sul cinema”, un’altra esposizione nata nello stesso quadro progettuale. Il riferimento serve a collocare la tappa del Friuli Venezia Giulia in un percorso più ampio, capace di dialogare con pubblici differenti.

Per Trieste resta soprattutto il risultato di una mostra che ha saputo portare in primo piano, con un linguaggio visivo immediato, il valore del riuso. I numeri registrati al Salone degli Incanti e la partecipazione delle scuole indicano che il tema, quando viene raccontato con strumenti culturali efficaci, riesce a coinvolgere ben oltre gli addetti ai lavori.

Segui Prima Friuli