Trieste, quattro donne rapinate in centro: due arresti dopo l’indagine della Mobile
Contestati quattro colpi avvenuti ad agosto nel cuore della città. In due casi le vittime sarebbero state intimidite con una chiave e con un coltello.
Nel giro di meno di due settimane, nel centro di Trieste, quattro donne sarebbero state prese di mira con modalità molto simili. L’indagine della Squadra Mobile ha portato all’esecuzione di due misure cautelari in carcere nei confronti di altrettanti uomini, ritenuti coinvolti nella serie di rapine avvenute tra il 10 e il 23 agosto.
I destinatari dei provvedimenti hanno 30 e 50 anni, sono italiani e vivono nel capoluogo giuliano. Dopo l’esecuzione delle misure sono stati accompagnati alla casa circondariale Ernesto Mari, dove restano a disposizione dell’autorità giudiziaria.
L’inchiesta si trova nella fase preliminare e il quadro raccolto dovrà essere vagliato nei successivi passaggi processuali. Per entrambi gli indagati resta quindi valido il principio di presunzione di innocenza fino a una decisione definitiva.
Colpi ravvicinati nel cuore di Trieste
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i quattro episodi si sono concentrati in tredici giorni e hanno interessato varie aree del centro cittadino. Tra i luoghi indicati negli atti figura anche viale XX Settembre, uno dei punti compresi nella sequenza di rapine contestate.
La matrice comune, per gli inquirenti, starebbe soprattutto nella scelta delle vittime e nelle modalità di approccio. Le donne sarebbero state individuate quando erano sole, in contesti ritenuti più favorevoli all’azione dei rapinatori.
Da lì sarebbe scattata l’aggressione: un avvicinamento improvviso alle spalle, quindi le minacce e la richiesta di consegnare soldi e oggetti personali. Una dinamica ripetuta, che ha spinto la polizia a trattare i diversi fatti come parte di un unico filone investigativo.
Le minacce contestate nei singoli episodi
In due delle rapine esaminate, oltre all’intimidazione verbale, sarebbero comparsi anche oggetti usati per aumentare la pressione sulle vittime. In un caso, secondo l’accusa, sarebbe stata mostrata una chiave.
Nell’episodio ritenuto più grave dagli investigatori, invece, sarebbe stato usato un coltello. Un elemento che ha aggravato il quadro contestato e che ha contribuito a definire la pericolosità delle condotte attribuite ai due uomini.
Come si è arrivati alle misure cautelari
La Squadra Mobile di Trieste ha sviluppato gli accertamenti partendo dalle denunce e dagli elementi raccolti dopo i singoli colpi. A questo lavoro si sono aggiunti servizi di osservazione e appostamento, utili a verificare collegamenti tra i vari episodi.
Gli approfondimenti avrebbero consentito di individuare fin dall’inizio diversi punti di contatto tra le rapine: il tipo di bersaglio, il contesto scelto e la ripetizione dello schema d’azione. Su queste basi, gli investigatori hanno concentrato l’attività sui due indagati.
La documentazione è stata quindi trasmessa al pubblico ministero titolare del procedimento. La Procura ha chiesto al giudice per le indagini preliminari l’applicazione della custodia cautelare, richiesta poi accolta con i provvedimenti eseguiti nelle ultime ore.
Resta ora il percorso giudiziario che dovrà verificare le accuse e la tenuta del quadro indiziario raccolto. Intanto, per Trieste, l’operazione rappresenta un passaggio importante su una serie di episodi che aveva colpito il centro cittadino e coinvolto quattro donne nello spazio di pochi giorni.