Trieste piange Giorgia Kus, morta a 11 anni la bambina seguita da migliaia di famiglie
La piccola triestina è morta in Spagna dopo un peggioramento legato a una polmonite. Per anni la sua storia aveva unito una vasta comunità anche in Friuli.
La notizia che nessuno avrebbe voluto leggere è arrivata con un messaggio breve, affidato dai genitori alla pagina social che negli anni aveva accompagnato il lungo cammino della figlia. Giorgia Kus, bambina triestina conosciuta da moltissime persone anche fuori regione, è morta all’età di 11 anni.
Per il Friuli Venezia Giulia il suo nome era diventato quello di una piccola guerriera. La sua vicenda aveva attraversato ospedali, terapie, riabilitazione e continui tentativi di dare un nome a una patologia gravissima rimasta però senza una diagnosi definitiva.
La famiglia, composta dai genitori William Kus e Francesca Doretto, aveva scelto negli anni di raccontare pubblicamente questo percorso, trasformando una storia privata in un punto di riferimento per tante altre persone alle prese con malattie rare e disabilità complesse.
Il peggioramento durante il soggiorno in Spagna
Negli ultimi giorni Giorgia si trovava in Spagna con i suoi genitori, dove la famiglia era andata per trascorrere un periodo insieme al nonno. Proprio lì le sue condizioni si sono aggravate in modo improvviso a causa di seri problemi respiratori.
La bambina è stata ricoverata prima all’ospedale di Elche. I medici hanno dovuto sedarla e procedere con l’intubazione; successivamente è stato disposto il trasferimento in una struttura di Alicante, ritenuta più idonea per affrontare il quadro clinico. Alla base del ricovero c’era una polmonite severa.
Alla fine, nonostante i tentativi di cura, è arrivato l’annuncio più doloroso. I genitori hanno scritto poche righe, spiegando di non avere in quel momento la forza di aggiungere altro.
Una battaglia iniziata quando era piccolissima
I problemi di salute di Giorgia andavano avanti da anni. Già dal 2019 la sua famiglia aveva intrapreso un percorso faticoso, fatto di visite specialistiche, ricoveri e approfondimenti clinici, senza però riuscire a ottenere una risposta conclusiva sull’origine della malattia.
Uno dei passaggi più delicati era arrivato nel 2020, dopo un ricovero in Terapia intensiva all’ospedale di Padova. In seguito Giorgia era stata accolta a La Nostra Famiglia di Conegliano, dove aveva proseguito con riabilitazione e fisioterapia.
Questa assenza di una diagnosi certa aveva reso ancora più complesso tutto il cammino della famiglia, costretta per anni a confrontarsi con una condizione rarissima e difficile da inquadrare anche sul piano medico.
La pagina social e una comunità vastissima
Con il tempo “La Forza di Giorgia Kus” era diventata molto più di un semplice spazio di aggiornamento. Attraverso quella pagina William e Francesca condividevano progressi, difficoltà quotidiane, momenti duri e piccole conquiste della figlia.
Attorno a quei racconti si era raccolta una comunità enorme: oltre 360mila persone seguivano gli sviluppi della sua storia. Un numero che racconta bene quanto il volto e il sorriso di Giorgia fossero entrati nelle case di tanti, anche in Friuli.
La bambina era conosciuta da molti come “Principessa sorriso”, espressione che aveva dato anche il titolo a un libro nato dalla sua esperienza e dal modo in cui affrontava prove ben più grandi della sua età.
Il desiderio di una vita il più possibile normale
Tra i temi affrontati più di recente dalla famiglia c’era anche quello della scuola. Nei mesi scorsi i genitori si erano spesi per trovare una soluzione adatta all’ingresso di Giorgia alle medie, cercando un ambiente che potesse garantirle sicurezza e inclusione.
Alla fine era stata individuata la scuola media di Rua di Feletto, nell’Istituto comprensivo 3 di Conegliano. Per la famiglia non si trattava soltanto di un aspetto pratico: significava permetterle di continuare a studiare e di restare in relazione con gli altri ragazzi.
Resta anche questo, oggi, nel ricordo di Giorgia: la volontà ostinata di vivere l’infanzia, la scuola e gli affetti nonostante una malattia durissima. Una storia che ha toccato Trieste e tutto il Friuli Venezia Giulia, lasciando un segno profondo in chi l’ha seguita in questi anni.