Trieste, la ricerca della Fondazione Italiana Fegato chiude una prima tappa: due anticorpi allo studio contro la resistenza alle cure

Si conclude la fase sperimentale del progetto SANDA: il lavoro resta in ambito di ricerca, ma punta a migliorare la lettura dei tumori epatici.

05 ottobre 2026 15:10
Trieste, la ricerca della Fondazione Italiana Fegato chiude una prima tappa: due anticorpi allo studio contro la resistenza alle cure -
Condividi

Per la ricerca biomedica triestina si chiude un passaggio importante, anche se ancora lontano dall'applicazione negli ospedali. La Fondazione Italiana Fegato ha infatti portato a termine la fase sperimentale del progetto SANDA, percorso sviluppato nel programma Booster for Life Science FVG e orientato allo studio della resistenza ai farmaci in ambito oncologico.

Il risultato più concreto di questa attività è la messa a punto di due anticorpi destinati alla ricerca sui tumori del fegato. Non si parla, almeno per ora, di esami pronti per i pazienti né di strumenti già utilizzabili nella pratica clinica: il lavoro svolto apre piuttosto la strada a verifiche successive, necessarie per capire se e come questi risultati potranno tradursi in un impiego reale.

Il contributo triestino nel progetto

Il ruolo della Fondazione Italiana Fegato si è concentrato su un aspetto molto specifico: individuare anticorpi in grado di riconoscere marcatori collegati ai meccanismi con cui alcuni tumori riescono a non rispondere ai trattamenti. Si tratta di un terreno delicato della ricerca oncologica, perché la capacità di leggere in anticipo certe differenze biologiche può diventare decisiva nello studio della malattia.

L'obiettivo, in prospettiva, è affinare la classificazione dei pazienti con neoplasie epatiche e comprendere meglio quali profili possano mostrare una risposta diversa alle terapie. È un lavoro che riguarda quindi la caratterizzazione del tumore, più che la cura immediata.

Perché gli anticorpi sono utili anche nella diagnosi di laboratorio

Come spiega Devis Pascut, Senior scientist della Fondazione Italiana Fegato, questi strumenti hanno già oggi un ruolo rilevante in oncologia. Nei laboratori di anatomia patologica, se opportunamente marcati, vengono impiegati per identificare molecole precise presenti nei tessuti tumorali e aiutare così a definirne le caratteristiche.

In altri contesti gli anticorpi possono diventare farmaci, ma nel caso del progetto SANDA il lavoro si è concentrato soprattutto sulla loro funzione di riconoscimento. In sostanza, servono a leggere meglio il tessuto tumorale e a cercare segnali associati alla farmacoresistenza.

La resistenza ai farmaci resta una delle sfide centrali

Uno dei problemi più complessi in oncologia è proprio questo: tumori che interessano lo stesso organo possono avere comportamenti molto diversi. Alcuni evolvono più velocemente, altri mostrano una maggiore aggressività, altri ancora reagiscono in modo differente alle stesse cure.

Per questo la ricerca prova a individuare marcatori capaci di restituire informazioni utili sul comportamento della malattia. Capire queste differenze prima o durante il trattamento significa, almeno sul piano scientifico, avvicinarsi a una lettura più precisa del singolo caso.

Fondazione Italiana Fegato, in chiusura il progetto SANDA sui tumori resistenti ai farmaci

In questo contesto si inserisce l'attività della Fondazione, che a Trieste porta avanti anche iniziative di divulgazione pubblica, come quelle legate a Trieste Next 2026, dedicate ai temi della prevenzione e della medicina digitale con il coinvolgimento di scuole e cittadini.

Cosa succede dopo la fine della fase sperimentale

La conclusione del progetto, nella sua parte sperimentale, non coincide con un passaggio automatico verso l'uso clinico. Saranno necessari ulteriori studi, numeri più ampi e tempi di sviluppo ancora lunghi per stabilire se questi anticorpi potranno avere un'applicazione concreta per i pazienti.

Il bilancio, dunque, è soprattutto scientifico: SANDA consegna due nuovi anticorpi pensati per approfondire lo studio dei tumori epatici e dei processi di resistenza alle terapie. Per Trieste e per il sistema della ricerca regionale è una tappa significativa, ma inserita in un percorso che richiederà ancora validazioni e approfondimenti prima di qualsiasi possibile utilizzo nella medicina quotidiana.

Segui Prima Friuli