A Tricesimo il confronto sugli anziani artigiani: longevità, servizi e nuove risposte per il territorio
Alla Festa del Pensionato Artigiano si è parlato di sanità di prossimità, tecnologia e ruolo attivo degli over 65. Premiati cinque artigiani per il percorso professionale.
Non un problema da subire, ma un cambiamento da accompagnare con scelte concrete. Da questo punto di vista è partita a Tricesimo la 26ª Festa del Pensionato Artigiano, promossa il 1° maggio da Confartigianato Udine e Anap Udine, che ha messo al centro il tema della società che invecchia e delle ricadute su comunità, servizi e lavoro.
L’iniziativa, intitolata “La società longeva. Appunti per un futuro che ci riguarda”, ha richiamato una partecipazione numerosa e la presenza di rappresentanti istituzionali. A coordinare il confronto è stato Pierino Chiandussi, presidente di Anap Udine e Friuli Venezia Giulia, che ha guidato il dibattito sui nodi più sentiti: salute, assistenza, mobilità, innovazione e qualità della vita.
Il valore dell’esperienza e il peso del cambiamento demografico
L’incontro ha preso spunto dal volume “La società longeva” di Stefania Bandini e Paolo Manfredi, edito da Egea. Tra i relatori sono intervenuti Paolo Manfredi, responsabile delle tecnologie digitali di Confartigianato nazionale, Carlo Bolzonello, presidente della III Commissione del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, e Fabio Menicacci, segretario nazionale Anap. In apertura ha portato il proprio contributo anche il presidente nazionale Anap Guido Celaschi, mentre le conclusioni sono state affidate a Graziano Tilatti, presidente di Confartigianato Udine e Fvg.
Nel suo intervento, Chiandussi ha invitato a non leggere la longevità soltanto come un’emergenza sociale. Al contrario, ha sottolineato come una popolazione più anziana rappresenti anche un patrimonio di esperienza, competenze e capacità di trasmissione, elementi che possono continuare a dare un contributo concreto alla vita collettiva.
Tra le questioni richiamate dal presidente di Anap Udine e Fvg ci sono la difesa del potere d’acquisto delle pensioni, la rivalutazione dei trattamenti e la necessità di servizi più vicini ai cittadini, a partire da sanità e trasporti. Un passaggio importante ha riguardato anche il rapporto con la tecnologia, con l’invito a non arretrare di fronte all’innovazione e ad affrontare i cambiamenti con lo spirito riassunto nello slogan “né paura né resa”.
Sanità territoriale e organizzazione delle comunità
Nel corso del dibattito il mutamento demografico è stato descritto come una trasformazione profonda, paragonabile per impatto a quella climatica: un processo che può essere governato, ma che richiede una revisione dell’organizzazione sociale. I temi emersi con maggiore forza sono stati il lavoro, il territorio e l’uso delle tecnologie.
Paolo Manfredi ha richiamato in particolare la questione della solitudine dei caregiver e del carico spesso invisibile legato alla cura delle persone fragili. Un aspetto che si intreccia con la necessità di rafforzare i servizi di prossimità e di costruire risposte più aderenti ai bisogni quotidiani delle famiglie.
Su questo piano Carlo Bolzonello ha illustrato il percorso in atto in Friuli Venezia Giulia per dare sostanza ai principi di una sanità più radicata sul territorio, con meno centralità dell’ospedale, più prevenzione e più assistenza domiciliare. Ha inoltre ricordato il lavoro di omogeneizzazione dell’offerta delle Rsa regionali, che contano complessivamente 11 mila posti, dei quali 8 mila pubblici.
Bolzonello ha insistito anche sulla necessità di un cambio culturale, legato sia alla tutela della salute sia alla ricostruzione di un tessuto sociale solidale. In questa prospettiva ha richiamato l’importanza di una presenza più diffusa dei professionisti sanitari, citando ad esempio la presenza di un medico in ogni Rsa.
Il possibile contributo degli artigiani in pensione
Fabio Menicacci ha condiviso l’obiettivo di consolidare la sanità territoriale e ha ricordato anche il nuovo strumento mutualistico nazionale degli artigiani, MutuiArt. Il suo intervento ha però allargato lo sguardo soprattutto al ruolo che gli artigiani pensionati possono ancora svolgere all’interno della società.
Tra gli esempi portati, Menicacci ha citato la possibilità di valorizzare competenze oggi difficili da reperire, immaginando servizi utili anche nelle strutture residenziali o in piccoli interventi di manutenzione e riparazione. Un modo per riconoscere che il pensionamento non coincide necessariamente con l’uscita dalla vita attiva e dal contributo alla comunità.
Nelle conclusioni, Graziano Tilatti ha ribadito che il calo demografico va affrontato con capacità di guida e non con atteggiamento passivo. Secondo il presidente di Confartigianato Udine e Fvg, il modello artigiano può offrire una risposta fondata su inclusione, responsabilità e solidarietà, anche perché molti pensionati continuano a rappresentare un punto di riferimento stabile per il sistema.
Nel corso della giornata hanno preso la parola anche l’assessore comunale di Tricesimo Lorenzo Fabbro e i presidenti zonali di Confartigianato Eva Seminara per Udine e Paolo Bressan per il Friuli Occidentale. La manifestazione si è chiusa con la consegna di un riconoscimento a cinque artigiani per la lunga attività professionale: Daniela Zoratto, autotrasportatrice, e Andriana Zanin, parrucchiera, entrambe di Sedegliano; Pierino Birarda, impiantista elettrico di Colloredo di Monte Albano; Modesto Gonano, attivo nella lavorazione del legno a Cividale; Alida Liberale, estetista, che dopo la pensione si è laureata in Scienze e tecniche del turismo culturale.