Sentenza Preone, Riccardi vede i sindaci della Carnia: ecco come è andata

A Tolmezzo vertice tra Riccardi e sindaci della Carnia: focus su sentenza Preone, appello e nuove tutele normative.

01 aprile 2026 20:57
Sentenza Preone, Riccardi vede i sindaci della Carnia: ecco come è andata -
Condividi

TOLMEZZO – La Regione Friuli Venezia Giulia accelera sul fronte politico e normativo dopo la sentenza sul caso Preone e lo fa partendo da un confronto diretto con i sindaci della Carnia. Al termine della riunione convocata oggi nella sede della Comunità montana, l’assessore regionale alla Protezione civile Riccardo Riccardi ha indicato con chiarezza la linea che intende seguire nelle prossime settimane: da una parte l’analisi approfondita delle motivazioni della sentenza, dall’altra la richiesta immediata di un ulteriore intervento legislativo per garantire maggiori tutele a sindaci, operatori e volontari impegnati nelle attività emergenziali.

Il nodo resta quello emerso con forza dopo la condanna del sindaco di Preone Andrea Martinis e del coordinatore locale della Protezione civile Renato Valent, ritenuti responsabili di omicidio colposo per la morte del volontario Giuseppe De Paoli, avvenuta il 29 luglio 2023. Una vicenda che ha scosso profondamente il mondo amministrativo e il sistema del volontariato regionale, aprendo un confronto che ora si sposta sul terreno delle norme, delle responsabilità e del futuro stesso della Protezione civile nei territori più fragili.

L’incontro con i sindaci carnici, a poche ore dalla sentenza, non poteva che avere un carattere interlocutorio. Lo ha spiegato lo stesso Riccardi, sottolineando come l’esito della riunione non potesse che partire da una fase di ascolto, di valutazione e di studio di quanto accaduto. Ma se le sentenze, come ha ribadito l’assessore, non si commentano, diverso è il discorso per il quadro normativo che le rende possibili e per gli effetti che esse producono su un sistema complesso e delicato come quello della Protezione civile.

Proprio qui si colloca il cuore politico dell’intervento regionale. Riccardi ha annunciato che la Regione intende sollecitare i propri esponenti di Governo e i parlamentari per verificare se vi siano margini per rafforzare ulteriormente il percorso legislativo già in corso. Una verifica che avverrà in parallelo con l’attesa delle motivazioni della sentenza e con la valutazione dei tempi utili per un eventuale appello.

Secondo l’assessore, l’obiettivo è molto preciso: capire se le norme già avviate siano davvero sufficienti a garantire la continuità di un sistema che, in Friuli Venezia Giulia, rappresenta un punto di riferimento per efficienza, radicamento e capacità operativa. Una linea che si inserisce nel dibattito già apertosi dopo il caso De Paoli e l’allarme sui riflessi per sindaci e volontari, oggi diventato ancora più pressante dopo la nuova fase giudiziaria.

La riunione di Tolmezzo nasce infatti da una preoccupazione che va ben oltre il singolo procedimento. La condanna del sindaco di Preone e del coordinatore del gruppo comunale di Protezione civile viene percepita come un fatto capace di incidere in profondità sul futuro del volontariato, sulle responsabilità degli amministratori locali e sulla serenità operativa di chi si trova a intervenire nelle emergenze.

Nel mondo dei sindaci della montagna, ma anche tra i volontari, si è aperta una riflessione molto forte: quali tutele esistono oggi per chi decide e agisce in contesti emergenziali? E ancora: fino a che punto il sistema normativo tiene conto della specificità dell’urgenza, dell’immediatezza delle decisioni e delle condizioni reali in cui operano sindaci, autorità locali, squadre di volontariato e personale sul campo?

Sono interrogativi che nelle ultime ore hanno animato il confronto istituzionale in tutta la Carnia e che si collegano direttamente anche alla posizione espressa da Uncem FVG al fianco del sindaco di Preone, dove il tema centrale è proprio il rischio di indebolire un patrimonio fatto di passione civica, gratuità e disponibilità al servizio della collettività.

Nel corso del vertice, Riccardi ha spiegato che il testo normativo già passato in Conferenza Stato-Regioni e già avviato nel suo percorso parlamentare interviene proprio sulle fattispecie oggetto del dibattito di queste ore. Ma il punto, ha osservato, è stabilire se quel testo sia davvero esaustivo rispetto alle esigenze concrete del sistema della Protezione civile e, più in generale, del mondo del volontariato.

L’assessore ha insistito su un principio: il legislatore può e deve fornire il massimo livello possibile di chiarezza e certezza sulla responsabilità dei sindaci, degli operatori e dei volontari. Questo significa, nella sostanza, lavorare per costruire una cornice normativa più protettiva e più aderente alle condizioni reali in cui si sviluppano gli interventi emergenziali.

La Regione, ha assicurato Riccardi, agirà con grande puntualità, tenendo conto sia del contenuto delle motivazioni della sentenza sia della necessità di verificare se la norma in itinere sia in grado di rispondere davvero alle attese del territorio. L’obiettivo dichiarato è chiaro: evitare che un sistema straordinario come la Protezione civile venga frenato da un quadro di responsabilità percepito come troppo gravoso.

Durante l’incontro di Tolmezzo, Riccardi ha anche ripercorso il lavoro compiuto negli ultimi anni per modificare il decreto legislativo 81/08, un percorso descritto come lungo, complesso e tutt’altro che scontato. Secondo l’assessore, proprio la sentenza confermerebbe in parte l’efficacia di questo lavoro, poiché avrebbe contribuito a scongiurare un esito ancora più pesante.

Ma la questione, ha rimarcato, non può certo considerarsi chiusa. Resta infatti la condanna penale, e proprio per questo la Regione vuole ora concentrarsi sulla strategia legislativa ritenuta più adatta a sottrarre alla responsabilità penale, soprattutto in assenza di colpa grave, le autorità, il personale e i volontari che operano in situazioni emergenziali.

Si tratta di un passaggio centrale, perché sposta il confronto dal solo piano emotivo a quello della costruzione normativa. Il tema non è annullare le responsabilità, ma definire con precisione quando e come una condotta assunta in emergenza possa essere valutata in modo differente rispetto a quanto accade nella normale amministrazione.

Uno dei concetti più forti emersi nella riunione è proprio quello della netta separazione tra emergenza e normalità. Per Riccardi si tratta di un principio essenziale, che non riguarda soltanto il caso Preone ma l’intero impianto delle attività di Protezione civile.

Quando ci si trova dentro un’emergenza, ha spiegato l’assessore, i tempi di reazione non possono coincidere con quelli di una situazione ordinaria. Le decisioni vengono prese spesso in condizioni di pressione, con informazioni che si aggiornano di minuto in minuto e con l’urgenza di proteggere persone, beni e territori. Per questo motivo, la valutazione della punibilità per colpa dovrebbe tenere conto del contesto operativo, delle direttive disponibili e del ruolo effettivamente ricoperto dai soggetti coinvolti.

In altre parole, la gestione dell’emergenza richiede una cornice normativa che riconosca le sue peculiarità. Se questa distinzione non viene resa più netta, il rischio è di sottoporre sindaci, tecnici, responsabili e volontari a una pressione incompatibile con la natura stessa del loro intervento. Una questione che riguarda l’intero sistema regionale, dai grandi eventi alle attività quotidiane di presidio territoriale, come dimostrano anche operazioni di monitoraggio e sicurezza sul territorio, ad esempio i controlli della Protezione civile sul Noncello con droni e natanti.

Riccardi ha tracciato anche un’agenda precisa dei prossimi passaggi. Le motivazioni della sentenza, ha ricordato, arriveranno indicativamente tra circa 70 giorni. Da quel momento si aprirà una fase decisiva per comprendere in profondità le basi giuridiche della decisione e per valutare con maggiore precisione la strategia da adottare, anche in relazione all’eventuale appello.

Parallelamente, insieme al presidente della Regione Massimiliano Fedriga, verrà chiesto un incontro agli esponenti di Governo e ai parlamentari di riferimento per capire se il provvedimento già in itinere sia in grado di affermare condizioni di non punibilità o comunque di maggiore tutela per autorità, personale e volontari impegnati in attività di emergenza.

Il senso politico dell’iniziativa è evidente: la Regione vuole muoversi rapidamente per evitare che il caso Preone produca effetti di lungo periodo sul clima interno al sistema della Protezione civile. L’attenzione si concentra quindi su un doppio livello, giudiziario e normativo, con la volontà di accompagnare il percorso processuale con una risposta istituzionale forte.

Dal vertice di Tolmezzo è emerso anche un altro elemento rilevante: la volontà dei sindaci della Carnia di mantenere una posizione di compattezza. In questo senso è stato richiamato l’appello del presidente della Comunità di montagna della Carnia e sindaco di Ravascletto, Ermes De Crignis, che ha invitato tutti a evitare divisioni e a costruire una linea comune.

Riccardi ha condiviso questo spirito, sottolineando che non esistono due parti contrapposte, ma una sola parte chiamata a difendere un patrimonio comune. È un passaggio politico importante, perché fotografa la volontà di non trasformare il caso Preone in un terreno di scontro interno tra istituzioni, sindaci e volontariato. Al contrario, la Regione punta a costruire una battaglia condivisa, nella convinzione che solo una risposta unitaria possa avere peso nei confronti del legislatore nazionale.

In questa chiave si colloca anche la riflessione sulla tenuta del volontariato, da sempre uno dei pilastri delle comunità montane e dell’intero Friuli Venezia Giulia. Se questo sistema dovesse indebolirsi, ha fatto capire Riccardi, la perdita non riguarderebbe soltanto la Protezione civile, ma l’intero tessuto sociale regionale.

Tra i temi affrontati nelle ultime ore c’è stato anche quello dell’annunciato boicottaggio delle iniziative legate al sisma, ipotesi avanzata come forma di protesta da alcuni amministratori. Riccardi, su questo punto, ha mantenuto una linea molto prudente, ribadendo che si tratta di scelte rimesse ai singoli sindaci e che nessuno, dalla Regione, intende imporre loro una linea di condotta.

L’assessore ha però aggiunto una riflessione politica precisa: quando si decide di alzare una protesta vera, questa deve essere totale, altrimenti rischia di perdere forza e di non produrre effetti. Una valutazione che non si traduce in un invito esplicito al boicottaggio, ma che fotografa il clima di tensione e di forte disagio vissuto in queste ore da molti amministratori locali.

Il richiamo al sisma porta con sé anche un valore simbolico molto forte in Friuli Venezia Giulia, dove il rapporto tra comunità, istituzioni, volontariato e memoria collettiva resta profondissimo. Ed è proprio per questo che ogni eventuale forma di protesta viene percepita come un segnale politico di grande impatto.

Uno dei passaggi più intensi dell’intervento dell’assessore riguarda il ruolo del volontariato. Riccardi ha insistito sul fatto che bisogna agire per evitare che questo patrimonio di passione, gratuità e impegno sociale vada disperso. Se il volontariato dovesse venir meno, ha osservato, il Paese non diventerebbe affatto migliore. Anzi, perderebbe uno dei suoi elementi più preziosi.

È un concetto che tocca molto da vicino la realtà friulana, dove il volontariato rappresenta una struttura portante in molte dimensioni della vita pubblica, dalla Protezione civile all’associazionismo, dal sostegno alle famiglie fino agli eventi di comunità. Nei territori montani e nei piccoli Comuni, in particolare, il volontariato non è un supporto accessorio: è spesso un presidio essenziale.

Questa visione si intreccia anche con il più ampio dibattito sul futuro delle aree interne e della montagna, dove il rischio di perdere pezzi di coesione sociale è già evidente. Ecco perché la vicenda Preone, nel discorso di Riccardi, assume un valore che va oltre il piano processuale: diventa un banco di prova sul modo in cui lo Stato e le istituzioni intendono proteggere chi si mette a disposizione della collettività.

Un altro passaggio molto concreto riguarda la questione economica. In merito alla colletta annunciata per coprire le spese legali, Riccardi ha chiarito che non sarà necessario ricorrere a raccolte fondi. La Regione, ha spiegato, ha già predisposto norme e coperture per garantire gli oneri processuali e gli altri costi economici a carico dei condannati.

Si tratta di un chiarimento importante, perché sposta il tema dal piano della solidarietà spontanea a quello della responsabilità istituzionale. La Regione intende quindi farsi carico degli strumenti necessari per sostenere chi si trova ad affrontare le conseguenze economiche della vicenda, evitando che il peso delle spese si scarichi direttamente sui singoli o sulle comunità locali.

Anche questo aspetto conferma la volontà della Giunta di mantenere una presenza forte e concreta su tutta la vicenda, non limitandosi alle dichiarazioni politiche ma intervenendo anche sotto il profilo operativo e finanziario.

Da Tolmezzo, dunque, parte una battaglia che ha il suo epicentro in Carnia ma che guarda all’intero Paese. La Regione Friuli Venezia Giulia intende muoversi su un terreno molto delicato: quello del rapporto tra emergenza, volontariato, responsabilità penale e tutela delle autorità locali. Un terreno sul quale la sentenza di Preone rischia di lasciare un segno profondo se non verranno introdotti correttivi efficaci.

Il vertice con i sindaci carnici segna così l’inizio di una fase nuova. Non più soltanto la reazione politica a caldo, ma la costruzione di una strategia che punta a ottenere risultati concreti sul piano normativo. Una strategia che si nutre di compattezza istituzionale, di confronto con il Governo e il Parlamento e di un messaggio politico molto chiaro: la Protezione civile deve poter continuare a operare senza che sindaci, personale e volontari siano esposti a un sistema di responsabilità non adeguato alla natura emergenziale del loro compito.

In questa partita la Carnia si propone ancora una volta come territorio capace di sollevare questioni che riguardano l’intero sistema Paese. E il messaggio uscito da Tolmezzo è netto: la difesa della Protezione civile, del volontariato e della serenità operativa dei sindaci passa ora da un intervento legislativo che la Regione considera non più rinviabile.

Segui Prima Friuli