Tolmezzo, dopo il sequestro del collare elettrico le associazioni chiedono una tutela immediata per il cane

PAI FVG e Animal Pride Defending Association sollecitano l’affidamento dell’animale a una struttura protetta e verifiche più rapide sui casi segnalati.

06 ottobre 2026 08:40
Tolmezzo, dopo il sequestro del collare elettrico le associazioni chiedono una tutela immediata per il cane -
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Non basta togliere il collare elettrico: per le associazioni animaliste che seguono il caso di Tolmezzo serve ora una misura concreta per mettere al riparo il cane. La richiesta arriva dal Partito Animalista Italiano del Friuli Venezia Giulia e da Animal Pride Defending Association, che chiedono di sottrarre l’animale al contesto attuale e trasferirlo in una struttura idonea.

La presa di posizione segue l’attività della Polizia locale della Comunità di Montagna della Carnia, che su delega della Procura di Udine ha sequestrato il dispositivo e denunciato un uomo di 50 anni per l’ipotesi di maltrattamento di animali. La denuncia, va ricordato, non equivale a un accertamento definitivo di responsabilità.

La richiesta: assistenza veterinaria e osservazione specialistica

Secondo le due organizzazioni, la rimozione dello strumento non esaurisce la protezione necessaria. Irene Giurovich, portavoce del PAI FVG, e Patrizia Munarin, presidente di Animal Pride Defending Association, ritengono indispensabile che il cane venga affidato a un luogo sicuro dove possa essere seguito da veterinari e figure esperte nel comportamento animale.

L’obiettivo indicato è duplice: verificare le condizioni dell’animale e avviare, se necessario, un percorso di recupero. Le associazioni domandano che questa forma di tutela resti attiva per tutta la durata delle cure e dell’iter giudiziario collegato alla vicenda.

Le conseguenze temute sul benessere dell’animale

Nel loro intervento, le sigle animaliste richiamano i possibili effetti delle scariche elettriche non solo sul piano fisico, ma anche sotto il profilo comportamentale. Vengono citati stati di paura, ansia e alterazioni della risposta del cane, elementi che a loro avviso rendono necessario un monitoraggio attento.

Le valutazioni diffuse dalle associazioni non riportano, allo stato, esiti di visite veterinarie riferite al cane di Tolmezzo. Si tratta quindi di considerazioni formulate sulla base del tipo di strumento sequestrato e dei rischi che, secondo le stesse organizzazioni, il suo utilizzo può comportare.

Per questo, sostengono, lasciare l’animale nello stesso ambiente in cui sarebbe avvenuto il presunto maltrattamento esporrebbe il cane a un pericolo ulteriore. Da qui l’insistenza su un allontanamento temporaneo e protetto.

Il caso rilancia il tema dei divieti per chi maltratta animali

La vicenda carnica riporta anche al centro una richiesta più ampia avanzata da tempo dal mondo animalista: impedire in modo permanente la detenzione di animali a chi venga riconosciuto colpevole di maltrattamenti. La posizione espressa da PAI FVG e Animal Pride Defending Association riguarda in generale tutti gli animali, non solo quelli d’affezione.

Nel caso specifico di Tolmezzo, le associazioni chiedono inoltre di chiarire se il cane fosse eventualmente impiegato nell’attività venatoria e se il proprietario sia un cacciatore. Al momento, però, questa circostanza non risulta confermata nel comunicato diffuso dalle stesse organizzazioni.

Qualora l’uso nella caccia venisse accertato, le sigle domandano anche il ritiro della licenza venatoria. Si tratta di una sollecitazione politica e associativa, non di un provvedimento già adottato.

Segnalazioni dei cittadini e tempi di intervento

Un altro punto toccato riguarda la rapidità delle verifiche. Le associazioni condividono l’importanza di rivolgersi alle autorità quando si sospetta un maltrattamento, ma chiedono che un singolo esposto sia sufficiente a far partire subito gli approfondimenti necessari.

Secondo questa impostazione, chi segnala una situazione dubbia compie un atto di responsabilità civica e non dovrebbe dover ripetere più volte la stessa denuncia per ottenere attenzione. È un tema che, in territori come quello friulano, tocca da vicino il rapporto tra comunità locali, volontariato e istituzioni.

Le richieste finali delle due organizzazioni vanno quindi in una direzione precisa: protezione immediata per l’animale, controlli tempestivi e rigore nell’accertare eventuali responsabilità. Sul caso di Tolmezzo, il passaggio successivo indicato dagli animalisti è chiaro: dopo il sequestro del collare, per loro serve adesso una decisione sulla messa in sicurezza del cane.

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