Terremoto del ’76, Mentil rilancia su Di Sopra: «Nelle celebrazioni un’assenza che pesa»
Il consigliere regionale del Pd giudica insufficiente la replica della Giunta e torna a chiedere più attenzione per l’architetto carnico legato alla ricostruzione.
Nel racconto pubblico del dopo terremoto del 1976, secondo il consigliere regionale Massimo Mentil, manca ancora un tassello decisivo: la figura dell’architetto Luciano Di Sopra. Il tema torna al centro del confronto politico in Friuli Venezia Giulia dopo la risposta della Giunta a un’interrogazione presentata dall’esponente del Pd.
Mentil sostiene che la replica dell’esecutivo non chiarisca il nodo sollevato, ma finisca per ridimensionare una mancanza che a suo giudizio resta evidente nelle iniziative organizzate per ricordare il sisma e la ricostruzione.
Il nodo politico riaperto in Consiglio regionale
In una nota diffusa a Trieste, il consigliere dem afferma che non basta richiamare attività svolte e risorse impiegate durante le commemorazioni per colmare quella che definisce una dimenticanza rilevante. Per Mentil, Di Sopra va considerato tra le personalità che hanno contribuito in modo sostanziale a costruire il modello Friuli nel dopo sisma.
La critica investe anche il modo in cui è stata impostata la risposta della Giunta. Secondo il consigliere, l’elenco delle spese e degli appuntamenti promossi nel corso dell’anno non affronta davvero la questione di fondo, cioè il riconoscimento del ruolo avuto dall’architetto carnico nella fase della rinascita.
Il riferimento al modello Friuli
Nel suo intervento, Mentil richiama il valore storico di quella stagione, osservando che accanto a figure istituzionali celebrate più volte, come Giuseppe Zamberletti, ci sarebbe stato spazio anche per una valorizzazione più netta di Di Sopra. A suo avviso, il contributo dell’architetto non può essere confinato in secondo piano se si vuole raccontare in modo completo il percorso della ricostruzione.
Il consigliere collega questa lettura anche al dibattito più attuale, sostenendo che con il ddl 90 sarebbe stata messa in discussione proprio quella visione di cui Di Sopra è stato, nelle sue parole, uno dei punti di riferimento.
Le critiche su celebrazioni e spese
Mentil contesta inoltre il bilancio complessivo dell’anno commemorativo. Nella sua valutazione, non è stato riservato un adeguato riconoscimento all’architetto, nonostante il peso avuto nel definire indirizzi e scelte che hanno segnato il doposisma friulano.
Nella nota, l’esponente del Pd critica anche alcune spese sostenute per gli eventi, citando il concerto di Bocelli come esempio di un impiego di risorse che giudica eccessivo rispetto all’obiettivo di trasmettere il senso profondo del modello Friuli. Da qui la sua osservazione: celebrare quella stagione senza ricordare in modo pieno uno dei suoi protagonisti rischia, secondo lui, di indebolire il significato stesso delle iniziative.
Il richiamo alla lezione lasciata da Di Sopra
Nella parte finale del suo intervento, Mentil lega la memoria del terremoto non solo alla commemorazione, ma anche all’eredità culturale e urbanistica lasciata da Di Sopra. Il riferimento è al piano urbanistico regionale, indicato dal consigliere come uno degli apporti che hanno dato basi importanti al Friuli della ricostruzione.
Per il consigliere dem, parlare oggi di svolta significa dunque tornare anche a quella esperienza e a quella impostazione. Il punto politico, nella sua lettura, resta aperto: ricordare il sisma del 1976 significa scegliere chi e cosa valorizzare nella storia collettiva del Friuli, evitando che un protagonista di quella stagione resti ai margini del racconto pubblico.