Tarvisio, il caso Kito arriva in Regione: il Pd chiede di ritirare i 19 esuberi
Dallo stabilimento di Fusine alla politica regionale: per i consiglieri dem serve un confronto vero e un piano industriale che dia continuità al sito.
La vertenza Kito di Fusine torna al centro del dibattito regionale e riporta l'attenzione su una delle realtà produttive più delicate dell'area di Tarvisio. A pesare è l'annuncio di 19 licenziamenti, una prospettiva che per la montagna friulana viene letta non solo come problema occupazionale, ma come un colpo all'equilibrio sociale di un territorio già esposto a fragilità strutturali.
A intervenire sono i consiglieri regionali del Partito democratico Massimo Mentil, Massimiliano Pozzo, Manuela Celotti e Francesco Martines, che chiedono di fermare i tagli e di rafforzare l'azione delle istituzioni nei confronti dell'azienda. Per gli esponenti dem, la vicenda non può essere archiviata come una semplice riorganizzazione interna.
Il sito di Fusine, legato alla storia industriale della ex Weissenfels e oggi Kito chain Italia, viene indicato come un presidio importante per l'economia locale. In un'area come quella di Tarvisio, osservano i consiglieri, ogni posto di lavoro perso ha effetti che vanno oltre il perimetro dello stabilimento e coinvolgono famiglie, servizi e tenuta complessiva della comunità.
La mobilitazione dei lavoratori e la posizione dei consiglieri
La presa di posizione del Pd arriva nelle ore dello sciopero di otto ore proclamato da Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Rsu dopo la comunicazione degli esuberi. Alla mobilitazione ha partecipato anche il consigliere regionale Massimiliano Pozzo, presente per portare sostegno ai lavoratori.
Nel documento diffuso dai quattro consiglieri regionali si insiste sulla necessità di aprire una prospettiva concreta per il futuro del sito produttivo. Senza una soluzione condivisa, sostengono, il rischio è quello di lasciare il Tarvisiano davanti a conseguenze pesanti e difficili da assorbire.
Il punto centrale: un piano industriale credibile
Secondo i consiglieri dem, il nodo vero resta l'assenza di un progetto industriale ritenuto convincente. La proposta messa sul tavolo dalla proprietà, riferiscono, sarebbe stata giudicata irricevibile e al momento non emergerebbe un'alternativa capace di dare garanzie occupazionali.
Da qui la richiesta di un passo ulteriore da parte delle istituzioni, che finora si sono già mosse sulla vicenda ma che, secondo il Pd, devono ora aumentare la pressione per arrivare a un confronto più efficace. Il messaggio politico è netto: non basta gestire l'emergenza, serve una linea chiara sulla continuità produttiva dello stabilimento.
Nella valutazione dei consiglieri pesa anche il fatto che nel sito siano state impiegate risorse pubbliche significative. Proprio per questo, aggiungono, la proprietà non può sottrarsi alla presentazione di un piano serio, capace di spiegare quali prospettive intenda assicurare a lavoratori e territorio.
Il peso della vertenza per l'area di confine
Il caso Kito assume nel Tarvisiano un significato che va oltre la singola azienda. In una zona di confine e di montagna, dove mantenere attività produttive stabili è decisivo per contrastare lo spopolamento, ogni ridimensionamento ha un impatto immediato e concreto.
Per questo i consiglieri regionali del Pd chiedono che i 19 licenziamenti annunciati vengano evitati e richiamano il contributo dato negli anni da lavoratrici e lavoratori dello stabilimento di Fusine. La loro posizione è che il rispetto per quel percorso debba tradursi in una trattativa vera, capace di salvaguardare occupazione e futuro industriale dell'area.