Spilimbergo saluta Italo Zannier, figura chiave della fotografia italiana
Aveva 92 anni. Nato a Spilimbergo, ha legato il suo nome alla storia della fotografia, al Craf e alla valorizzazione dell’identità friulana.
Se ne va da Spilimbergo una delle personalità che più hanno inciso sul modo di leggere e conservare le immagini in Italia. Italo Zannier, nato nel 1932, è stato fotografo, studioso e punto di riferimento culturale capace di dare alla fotografia un riconoscimento pieno anche sul piano accademico.
La notizia della sua scomparsa ha suscitato il cordoglio delle istituzioni regionali. A ricordarne il profilo è stato il vicegovernatore del Friuli Venezia Giulia e assessore alla Cultura, Mario Anzil, che ha sottolineato il peso della sua eredità per il Friuli e per l’intero Paese.
Un nome centrale per la cultura dell’immagine
Nel ricordo diffuso dalla Regione emerge soprattutto il ruolo pionieristico di Zannier negli studi fotografici. Fu infatti il primo in Italia a occupare una cattedra universitaria dedicata alla storia della fotografia, in anni in cui questo ambito non aveva ancora ottenuto la considerazione che avrebbe poi conquistato.
Secondo Anzil, il suo lavoro ha contribuito a spostare la fotografia oltre la dimensione tecnica o professionale, portandola dentro una riflessione culturale più ampia. Anche attraverso i numerosi volumi pubblicati, Zannier ha aiutato generazioni di studiosi e lettori a interrogarsi sul significato delle immagini e sulla memoria che sanno custodire.
Il legame con Spilimbergo e il Craf
Tra i lasciti più importanti indicati dal vicegovernatore c’è la fondazione del Craf, il Centro di ricerca e archiviazione della fotografia di Spilimbergo. Un’istituzione nata in Friuli e diventata nel tempo un presidio di memoria visiva, non solo per il territorio ma anche per un pubblico più largo.
Per Prima Friuli, il dato locale è anche il più evidente: Zannier non ha semplicemente avuto origini spilimberghesi, ma ha contribuito a fare della sua città un punto riconoscibile sulla mappa culturale della fotografia. Il Craf resta infatti una delle tracce più concrete del suo impegno nel tenere insieme ricerca, archivi e divulgazione.
Il Friuli nei suoi libri
Nel messaggio istituzionale viene richiamata anche la sua capacità di raccontare questa terra attraverso opere diventate significative per la cultura friulana. Anzil ha citato “Una casa è una casa”, realizzato con Elio Bartolini e recentemente tornato in libreria grazie al sostegno del Consiglio regionale.
Tra i titoli ricordati c’è anche “Il Cellina”, scritto con Carlo Sgorlon, dove parole e immagini costruiscono una lettura del paesaggio friulano che va oltre la semplice descrizione. In questi lavori, il territorio non è sfondo, ma materia viva di racconto, identità e memoria.
Nel saluto della Regione, Zannier viene descritto come un uomo profondamente legato al Friuli ma mai chiuso in un orizzonte locale. Alla famiglia, agli allievi, agli amici e alla comunità di Spilimbergo è stato espresso il cordoglio dell’Amministrazione regionale. Resta un’eredità culturale ampia, che passa dai libri, dagli studi e soprattutto da uno sguardo che ha insegnato a riconoscere valore alle immagini e ai luoghi da cui nascono.