Sessant’anni di enoturismo tra le colline del Prosecco: in arrivo mostra, film e itinerario storico

A Conegliano presentato il calendario per l’anniversario della Strada del Vino Conegliano Valdobbiadene, nata nel 1966 e oggi sostenuta da 250 aderenti.

12 settembre 2026 18:28
Sessant’anni di enoturismo tra le colline del Prosecco: in arrivo mostra, film e itinerario storico -
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Non solo una ricorrenza simbolica, ma un’occasione per rileggere una delle esperienze che hanno segnato la promozione del paesaggio del vino nel Nordest. A Conegliano è stato presentato il programma per i 60 anni della Strada del Vino Conegliano Valdobbiadene, realtà nata nel 1966 e considerata la prima del genere in Italia.

L’iniziativa guarda a un anniversario che intreccia memoria, identità territoriale e turismo. Per celebrare il traguardo sono stati annunciati tre filoni principali: una mostra fotografica, un docufilm e un cammino pensato per ripercorrere la storia del percorso enoturistico.

La presentazione si è tenuta nell’Aula Magna del Cerletti, a sessant’anni dalla fondazione del tracciato nato il 10 settembre 1966. Oggi l’associazione che lo rappresenta, guidata da Isidoro Rebuli, conta 250 soci e continua a proporsi come punto di riferimento per la valorizzazione dell’area collinare tra Conegliano e Valdobbiadene.

Tre iniziative per raccontare passato e prospettive

Il calendario del sessantesimo punta su strumenti differenti ma collegati tra loro. Le immagini d’archivio serviranno a restituire il volto delle origini, il docufilm raccoglierà anche testimonianze inedite, mentre il cammino porterà il racconto direttamente sul territorio, mettendo in relazione vigne, paesi e luoghi simbolici.

La mostra fotografica sarà realizzata con la collaborazione di IPA e della Città di Pieve di Soligo. L’impostazione scelta dall’associazione è quella di non limitarsi alla celebrazione, ma di usare l’anniversario per riflettere su come si è evoluto il rapporto tra prodotto, paesaggio e accoglienza.

Nel corso dell’incontro, Rebuli ha richiamato anche appuntamenti già consolidati come 100Miglia e WeekCantina, indicandoli come esempi concreti di una promozione che coinvolge le attività del territorio e rafforza l’esperienza dei visitatori.

Da Strada del Vino Bianco all’identità attuale

L’associazione ha attraversato più fasi e più denominazioni. All’inizio era conosciuta come Strada del Vino Bianco; nel 2003 è diventata Strada del Prosecco e Vini dei Colli di Conegliano Valdobbiadene; oggi porta il nome di Strada del Vino Conegliano Valdobbiadene.

Questo passaggio racconta anche il cambiamento di un territorio che negli anni ha costruito una riconoscibilità sempre più forte attorno alla viticoltura e all’ospitalità. La ricorrenza, quindi, non riguarda soltanto un’associazione, ma un modello che ha contribuito a fare scuola ben oltre l’area trevigiana.

Le figure che diedero forma al progetto

La nascita della Strada del Vino viene fatta risalire all’iniziativa di Italo Cosmo, Bepi Mazzotti e Giuseppe Schiratti, protagonisti della vita culturale locale di quel periodo. Secondo la ricostruzione presentata durante l’incontro, fu Cosmo, allora direttore dell’Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano, a suggerire l’idea; Schiratti di Pieve di Soligo la rese concreta con la collaborazione di Giuseppe Mazzotti, che allora guidava l’Ente Provinciale per il Turismo.

A ripercorrere quel momento storico è stato il professor PierAntonio Val dell’Università IUAV di Venezia, che ha collocato quell’esperienza nel contesto di un turismo gastronomico ancora agli inizi ma già capace di intuire il valore della connessione tra vino, cultura e territorio.

Strada del Vino Conegliano Valdobbiadene, per i 60 anni mostra, docufilm e cammino

Nel suo intervento sono stati richiamati anche altri nomi e istituzioni che contribuirono a creare il terreno culturale favorevole al progetto, tra cui Giuseppe Tognolo, Giovanni Battista Salvioni, la Provincia di Treviso, la scuola enologica, il professor Tullio De Rosa e il Consorzio. In quell’impostazione pionieristica molti leggono oggi uno dei primi esempi italiani di marketing territoriale applicato al vino.

Il peso della scuola enologica e del tessuto locale

Ad aprire la mattinata sono stati i saluti del sindaco di Conegliano Fabio Chies e della dirigente della Scuola Enologica Mariagrazia Morgan. Entrambi hanno sottolineato il ruolo di raccordo svolto dall’associazione tra amministrazioni, mondo della formazione e sistema dell’accoglienza.

Nel racconto delle origini è tornato anche il nome di Pieve di Soligo, legato in particolare a Giuseppe Schiratti e alla storia della sua famiglia. Il suo profilo richiama un pezzo importante della memoria civile locale, anche per il diario dedicato agli anni dell’occupazione austro-ungarica del 1917-1918, rimasto nel tempo un riferimento per gli studi storici.

Tra i fondatori è stato ricordato inoltre Giuseppe Mazzotti, figura poliedrica del Novecento veneto: critico d’arte, scrittore, fotografo, alpinista e per decenni alla guida dell’Ente Provinciale per il Turismo di Treviso. Il sessantesimo anniversario, così, diventa anche il racconto di un’intuizione che ha anticipato molte delle formule di promozione territoriale oggi considerate centrali per il turismo del vino.

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