Scuola, il Friuli Venezia Giulia ottiene più margine d’azione: via libera statale al modello regionale
Riconosciuta la possibilità di finanziare organici e progetti con fondi propri. Per il 2026 previsti oltre 100 milioni per il sistema dell’istruzione.
Per le scuole del Friuli Venezia Giulia si apre una fase nuova: il Governo ha dato il via libera a una norma che riconosce alla Regione uno spazio operativo finora sostenuto soprattutto con interventi propri, consentendo di rafforzare personale e attività didattiche con una base giuridica definita a livello statale.
Il provvedimento, approvato nello schema di decreto-legge dal Consiglio dei ministri, riguarda un punto molto concreto per istituti, studenti e famiglie: la possibilità per l’amministrazione regionale di destinare risorse aggiuntive per aumentare le dotazioni del comparto scolastico rispetto ai parametri ordinari fissati a livello nazionale.
Il riconoscimento è stato presentato dalla Regione come un passaggio di rilievo per il sistema dell’istruzione locale. Il presidente Massimiliano Fedriga e l’assessore all’Istruzione Alessia Rosolen hanno evidenziato che il percorso costruito negli anni entra ora in una cornice ufficialmente accolta dallo Stato.
Una base più solida per gli interventi già avviati
Negli istituti del Friuli Venezia Giulia questo significa, prima di tutto, maggiore stabilità per misure che erano già state sostenute con fondi regionali. L’obiettivo dichiarato è intervenire dove gli organici o i servizi previsti dai criteri nazionali non risultano sufficienti rispetto alle necessità dei territori.
Dentro questo impianto rientrano diverse azioni già conosciute dalle scuole, dal sostegno a docenti e personale Ata alle attività motorie e sportive, fino ai progetti per l’inclusione degli alunni con DSA, BES e disabilità. Tra i capitoli indicati dalla Regione c’è anche il lavoro sul plurilinguismo, tema particolarmente sensibile in un’area di confine come quella friulana e giuliana.
Il cosiddetto pacchetto scuola, quindi, non resta soltanto un insieme di interventi aggiuntivi finanziati nel tempo, ma trova un riferimento normativo più definito. Secondo la Regione, questo rafforza la capacità di programmare e di consolidare l’offerta formativa su scala territoriale.
Il capitolo delle scuole con insegnamento bilingue
Un aspetto specifico del provvedimento riguarda gli istituti statali con insegnamento bilingue italiano-tedesco. La norma ne riconosce la particolarità e consente strumenti dedicati per affrontare una criticità precisa: la difficoltà nel reperire insegnanti di madrelingua tedesca.
In base a quanto illustrato, la Regione potrà mettere a disposizione dell’Ufficio scolastico regionale le risorse necessarie per attivare contratti a tempo determinato tramite procedure comparative rivolte a personale madrelingua o con competenze specifiche nell’insegnamento del tedesco.
Il personale selezionato con queste modalità farà parte a tutti gli effetti del consiglio di classe, con le prerogative connesse alla funzione docente. Per l’amministrazione regionale si tratta di un tassello importante anche per accompagnare la fase iniziale della sperimentazione nelle scuole bilingui.
Il tema ha un peso particolare in Friuli Venezia Giulia, dove le esigenze linguistiche e culturali cambiano da area ad area e richiedono risposte flessibili. La Regione sostiene che proprio questa impostazione più aderente al territorio rappresenti uno degli elementi qualificanti del modello ora riconosciuto.
Un percorso politico e amministrativo lungo oltre quindici anni
Il passaggio approvato dal Governo non nasce ora. Secondo quanto riferito dalla Regione, il lavoro affonda le radici in un confronto avviato più di quindici anni fa in Commissione paritetica, con un’accelerazione politica e amministrativa dal 2018 in avanti.
La linea rivendicata da Fedriga e Rosolen è quella di aver investito direttamente sulla scuola per compensare i limiti delle assegnazioni ordinarie e costruire una risposta calibrata sui bisogni locali. Con il nuovo via libera, quel percorso non resta confinato a una scelta regionale, ma entra in un quadro riconosciuto a livello statale.
Le risorse già messe in campo per il 2026
Sul fronte economico, la Regione ha ricordato che per il 2026 sono stati destinati all’istruzione oltre 100 milioni di euro, sommando fondi regionali e risorse del Fondo Sociale Europeo Plus. La cifra, nelle intenzioni dell’amministrazione, servirà a sostenere un ventaglio ampio di interventi in tutto il sistema scolastico.
Per il Friuli Venezia Giulia il decreto rappresenta quindi non soltanto un riconoscimento formale, ma uno strumento che può incidere sull’organizzazione quotidiana delle scuole. La partita adesso si sposta sull’attuazione concreta, con l’obiettivo di rendere più stabili organici, servizi e progetti già considerati strategici per il territorio.