Vent’anni dall’assassinio di Anna Politkovskaja: San Vito le dedica un albero della memoria
A San Vito al Tagliamento un albero dedicato alla giornalista Anna Politkovskaja nella Foresta dei Giusti.
SAN VITO AL TAGLIAMENTO (PN) – Nel 2026 che segna i vent’anni dal suo tragico assassinio, Anna Politkovskaja sarà ricordata a San Vito al Tagliamento con l’intitolazione di un albero alla sua memoria: era il 7 ottobre 2006 quando la giornalista investigativa impegnata nella denuncia dei crimini del regime russo venne assassinata nell’ascensore del suo palazzo, mentre stava rincasando. L'8 ottobre, la polizia russa sequestrò il computer di Politkovskaja e tutto il materiale dell'inchiesta che la giornalista stava compiendo. Il 9 ottobre, la Novaja Gazeta pubblicò i suoi appunti per il lungo articolo che stava per pubblicare sulle torture commesse dalle forze di sicurezza cecene legate al Primo Ministro Ramsan Kadyrov. Nel 2007 alla sua memoria fu dedicato il Premio Letterario internazionale Tiziano Terzani. Appuntamento venerdì 6 marzo, a San Vito al Tagliamento - alle 10.00 nel giardino della Biblioteca Ragazzi - per la cerimonia di intitolazione che aggiungerà una nuova e iconica “dedicataria” al patrimonio culturale della “Foresta dei Giusti” del Friuli Venezia Giulia. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con l’Amministrazione comunale di San Vito al Tagliamento, rientra nel vasto cartellone di incontri ed eventi “La memoria del legno”, in programma in vari centri del Friuli Venezia Giulia per iniziativa di Damatrà onlus e della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia – Assessorato alla Cultura, capofila il Comune di Spilimbergo. Parteciperanno all’evento il sindaco Alberto Bernava e l’assessore alla Vitalità Andrea Bruscia e inoltre le studentesse e gli studenti dell’istituto “ISIS Paolo Sarpi-Freschi insieme ai docenti. La cerimonia è aperta alla partecipazione del pubblico, partner di riferimento è l’organizzazione internazionale no profit Fondazione Gariwo - La Foresta dei giusti. Info e dettagli damatra.com.
Anna Politkovskaya è diventata emblema mondiale del coraggio e dell’impegno per la verità. Figlia di due diplomatici sovietici di nazionalità ucraina di stanza presso l'ONU, studiò giornalismo all'Università di Mosca, dove si laureò nel 1980 con una tesi sulla poetessa Marina Čvetaeva. La sua carriera iniziò nel 1982 nel quotidiano moscovita Izvestija (Notizie), che lascerà nel 1993. A partire dal giugno 1999 fino alla fine dei suoi giorni, lavorò per la Novaja Gazeta. Nello stesso periodo, pubblicò alcuni libri fortemente critici su Vladimir Putin e sulla conduzione della guerra in Cecenia, Daghestan ed Inguscezia. Spesso per il suo impegno fu minacciata di morte. Nel 2001, Politkovskaja fu costretta a fuggire a Vienna in seguito a ripetute minacce ricevute via e-mail da Sergei Lapin, un ufficiale dell'OMON, la polizia dipendente direttamente dal ministero degli Interni con emanazioni nelle varie repubbliche russe, da lei accusato di crimini contro la popolazione civile in Cecenia. Lapin venne arrestato per un breve periodo e poi rilasciato nel 2002. Il processo riprese nel 2003 per concludersi, dopo numerose interruzioni, nel 2005 con una condanna per l'ex-poliziotto per abusi e maltrattamenti aggravati e per falsificazione di documenti.
In Cecenia Politkovskaja si recò spesso, sostenendo le famiglie delle vittime civili, visitando ospedali e campi profughi, intervistando sia militari russi che civili ceceni. Nelle sue pubblicazioni non risparmiò critiche violente all'operato delle forze russe in Cecenia, sui numerosi e documentati abusi commessi sulla popolazione civile e sui silenzi e le presunte connivenze degli ultimi due Primi Ministri ceceni, Ahmad Kadyrov e suo figlio Ramsan, entrambi sostenuti da Mosca. Nel 2003 pubblicò il libro A Small Corner of Hell: Dispatches From Chechnya (tradotto in Italia con il titolo Cecenia, il disonore russo (Fandango, Roma 2003), in cui denunciava la guerra brutale in corso in Cecenia, in cui migliaia di cittadini innocenti furono torturati, rapiti o uccisi dalle autorità federali russe o dalle forze cecene. I suoi libri non sono mai usciti in Russia. Nel 2005 pubblicò La Russia di Putin (Adelphi, 2005) nel quale sosteneva che le elezioni politiche del 2003 erano state un trionfo dell’assolutismo di Putin. Nel 2007 pubblicò in inglese Diario russo 2003-2005 (Adelphi, Milano 2007). Nella conclusione, intitolata significativamente Ho o non ho paura?, spiegava: «mi dicono spesso che sono pessimista, che non credo nella forza della gente, che ce l’ho con Putin e non vedo altro. Vedo tutto, io. È questo, il mio problema. Vedo le cose belle e vedo le brutte (…) Oggi come oggi il potere è solo un modo per far soldi. E basta. Del resto non ci si cura».
I funerali si svolsero il 10 ottobre 2006 presso il cimitero Troekurovskij di Mosca. Più di mille persone partecipano alla cerimonia funebre: colleghi e semplici ammiratori della giornalista. Un unico italiano: il leader del Partito radicale Marco Pannella. Come disse il filosofo francese André Glucksmann, ricordandola: «Anna Politkovskaja era sensibile al dolore degli oppressi, incorruttibile, glaciale di fronte alle nostre compromissioni. È stata, ed è ancora, un modello di riferimento. Ben oltre i riconoscimenti, i quattrini, la carriera: la sua era sete di verità, e fuoco indomabile».