Pordenonelegge parte con Rushdie: al Verdi il confronto sulla verità, poi la corsa a New York per “Knife”

Lo scrittore inaugura pordenonelegge 2026 e racconta il documentario di Alex Gibney sull’attentato del 2022 e sulla lunga convalescenza.

16 settembre 2026 17:55
Pordenonelegge parte con Rushdie: al Verdi il confronto sulla verità, poi la corsa a New York per “Knife” -
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Pordenone si prende la scena internazionale con l’arrivo di Salman Rushdie, ospite che questa sera segna l’avvio di pordenonelegge 2026 e porta al festival friulano uno dei temi più forti di questa edizione: il rapporto tra parola, verità e libertà.

La giornata dello scrittore ha però anche un orizzonte immediato oltre l’Atlantico. Domani, 17 settembre, è atteso infatti a New York per la presentazione di Knife, il documentario firmato da Alex Gibney che ripercorre l’aggressione subita nel 2022 e i mesi successivi, segnati dalla riabilitazione e dal ritorno alla vita pubblica.

Parlando con i giornalisti, Rushdie ha spiegato di confidare di riuscire a raggiungere in tempo gli Stati Uniti per la proiezione. Del film ha dato un giudizio positivo, pur ammettendo che guardarlo non sarà facile sul piano personale.

La serata al Verdi apre il festival

L’appuntamento centrale di oggi è in programma alle 20 al Teatro Verdi, dove Rushdie sarà al centro dell’incontro “Linguaggi della verità”. Nel corso della serata riceverà anche il riconoscimento di Ambassador of Freedom, in un passaggio che dà il tono all’intera apertura del festival.

Per Pordenone è un esordio di forte rilievo, con una figura simbolica della libertà d’espressione chiamata ad aprire la 27ª edizione della manifestazione. Il filo scelto dalla Fondazione attraversa infatti molti degli incontri in programma e mette insieme letteratura, dissenso e responsabilità della parola pubblica.

Salman Rushdie apre pordenonelegge 2026: stasera al Verdi, domani a New York il film Knife

Il presidente della Fondazione Pordenonelegge, Michelangelo Agrusti, ha richiamato proprio questa linea, collegando la presenza di Rushdie a un cartellone che guarda a chi, in contesti diversi, continua a pagare un prezzo per le proprie idee. Nello stesso quadro sono stati ricordati anche Sergio Mattarella, la vicenda di Anna Politkovskaja attraverso il libro della figlia Vera e gli appuntamenti della Dissensio Arena.

Anche il curatore Alberto Garlini ha insistito sulla statura letteraria dell’autore, indicandolo come uno scrittore capace di cambiare il modo di narrare e di tenere insieme pluralità di voci, senza piegarsi a una visione unica del racconto.

Il documentario e il racconto più intimo della ripresa

Knife affronta uno dei capitoli più drammatici della vita di Rushdie. Il regista Alex Gibney, premio Oscar, ha scelto una chiave narrativa che lo scrittore ha descritto come delicata e rispettosa, costruita in larga parte attraverso materiali privati e testimonianze dirette.

Un elemento centrale del documentario è il video diario realizzato dalla moglie Rachel Eliza Griffiths, poetessa e fotografa, che per mesi ha registrato frammenti della quotidianità dopo l’attacco: le ferite, le cure, il recupero fisico e il lento ritorno all’equilibrio.

Salman Rushdie apre pordenonelegge 2026: stasera al Verdi, domani a New York il film Knife

Rushdie ha detto che il risultato può essere molto interessante per chi lo vedrà, ma ha anche riconosciuto che per lui l’impatto emotivo sarà inevitabilmente forte. Il film non si ferma al momento dell’assalto: segue soprattutto ciò che è venuto dopo, nella dimensione più personale e fragile della guarigione.

Le parole su politica americana, scrittori e verità

Nel confronto con la stampa, lo scrittore ha allargato lo sguardo anche all’attualità internazionale. Su Donald Trump ha osservato che “non ha il senso dell’umorismo” e che dice “il contrario della verità”, citando anche il tema dell’intelligenza artificiale.

Sulla libertà d’espressione si è mostrato meno pessimista di quanto si potrebbe immaginare, affidando la sua fiducia alla perseveranza degli scrittori, definiti persone ostinate. Il timore, ha lasciato intendere, è che la verità finisca per essere letta solo come una questione di schieramento.

Ha inoltre sottolineato che Trump rappresenta, secondo lui, un pericolo che va oltre il solo terreno culturale, richiamando anche il passaggio politico delle elezioni di Mid-term negli Stati Uniti, attese tra poche settimane.

Dalla fatwa all’oggi, con uno sguardo sull’Iran

Ripercorrendo la propria storia, Rushdie ha ricordato che I Versi satanici arrivavano all’inizio del suo percorso editoriale, mentre la parte più ampia della sua opera è stata pubblicata dopo la fatwa. Oggi, ha fatto notare, i suoi libri sono diventati 23.

Per un lungo periodo, circa 25 anni, aveva pensato di poter condurre una vita normale da scrittore. L’attacco del 2022 non gli ha fatto cambiare del tutto questa lettura: continua infatti a considerarlo un fatto isolato, non l’inizio di una nuova stagione di minacce permanenti.

Parlando del presente, ha detto di sentirsi fortunato per il tempo che gli è rimasto, un tempo “extra” da usare per ciò che conta davvero. C’è stato infine anche un passaggio sull’Iran: Rushdie ha criticato il regime, definendolo sanguinario, ma ha giudicato sbagliata la guerra portata contro Teheran, ritenendola destinata a rafforzare il potere invece di aiutare la popolazione.

Salman Rushdie apre pordenonelegge 2026: stasera al Verdi, domani a New York il film Knife

Nel mezzo di una giornata densa di significati e di un viaggio imminente verso New York, Rushdie ha lasciato anche una nota più leggera sul suo passaggio friulano: ha detto di trovarsi molto bene a pordenonelegge e di apprezzare la permanenza a Pordenone, in ore per lui particolarmente intense.

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