Trieste, inchiesta sui rifiuti: 44 persone sotto indagine e verifiche su un impianto di stoccaggio
Trieste, 44 indagati nell’inchiesta sulla gestione illecita dei rifiuti. Perquisizioni in un impianto ed esame di 2.803 formulari.
TRIESTE – Quarantaquattro persone indagate per reati ambientali, perquisizioni e sequestri nei locali di una società di stoccaggio e 2.803 formulari di identificazione dei rifiuti esaminati. Sono i numeri di una vasta attività investigativa condotta dal Nucleo di Polizia Ambientale della Polizia Locale di Trieste, sotto la direzione della Procura della Repubblica.
Gli accertamenti riguardano una presunta attività diffusa di gestione e traffico illecito di rifiuti, con conferimenti nei cassonetti cittadini, nei centri di raccolta comunali e in un impianto autorizzato che, secondo l’ipotesi investigativa, avrebbe accolto sistematicamente anche materiali provenienti da operatori privi dei requisiti prescritti.
Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Le ricostruzioni e le contestazioni hanno natura provvisoria e le persone coinvolte non possono essere considerate colpevoli prima dell’accertamento definitivo della responsabilità.
Gli accertamenti partiti da osservazioni e pedinamenti
L’indagine ha preso avvio da una prolungata attività di osservazione, controllo e pedinamento nel territorio comunale.
L’attenzione degli investigatori si è concentrata su alcuni soggetti che, secondo quanto ricostruito, avrebbero gestito rifiuti pericolosi e non pericolosi, sia per conto proprio sia per conto di terzi, senza disporre dei necessari titoli autorizzativi.
I materiali sarebbero stati successivamente conferiti nei cassonetti della città e nei centri di raccolta comunali. Una modalità che, secondo gli elementi raccolti, avrebbe generato un pericolo per l’ambiente e un aggravio di spese a carico della cittadinanza.
Gli accertamenti hanno poi evidenziato un ulteriore canale di conferimento, indirizzando l’attività investigativa verso la sede locale di una società autorizzata allo stoccaggio di rifiuti non pericolosi.
Nel mirino una società autorizzata allo stoccaggio
Secondo l’ipotesi investigativa, alcuni dei soggetti osservati si sarebbero rivolti all’impianto pur non essendo iscritti all’Albo Nazionale Gestori Ambientali.
L’indagine è proseguita anche attraverso l’impiego di strumentazione tecnologica, concentrandosi sulle modalità con cui la struttura riceveva e accoglieva i materiali.
Gli investigatori riferiscono di aver ricostruito una prassi illecita consolidata all’interno di una società che svolgeva anche attività regolare. L’impianto avrebbe ricevuto sistematicamente rifiuti di diversa natura, prevalentemente collegati ad attività di demolizione edile, conferiti da soggetti terzi privi della prescritta iscrizione all’Albo.
In altri casi, i conferimenti sarebbero avvenuti da parte di operatori con iscrizione sospesa oppure attraverso l’utilizzo di veicoli non registrati.
La corretta gestione dei materiali è un tema centrale per il territorio, affrontato anche attraverso iniziative dedicate ai rifiuti prodotti dalle navi nei porti di Trieste e Monfalcone, un ambito distinto da quello oggetto dell’inchiesta.
Formulari mancanti o dati inesatti: il problema della tracciabilità
Una parte rilevante degli approfondimenti riguarda i formulari di identificazione dei rifiuti, i F.I.R., e la correttezza delle informazioni riportate.
Nella comunicazione sull’operazione viene sottolineato che l’assenza dei formulari o l’indicazione di dati non corretti non rappresentano soltanto un problema formale: possono compromettere la possibilità di ricostruire provenienza, tipologia e percorso dei materiali, dal produttore fino all’impianto finale.
L’interruzione della tracciabilità costituisce quindi una potenziale minaccia per l’ambiente. Gli investigatori richiamano inoltre il rischio di concorrenza sleale nei confronti dei trasportatori regolari, che sostengono gli obblighi e gli adempimenti previsti per operare legalmente.
Le contestazioni agli amministratori e ai rappresentanti della società
Gli amministratori e i legali rappresentanti della società sono stati denunciati per la presunta gestione dell’impianto in difformità dalle prescrizioni contenute nelle autorizzazioni regionali e comunali e per la presunta apertura di scarichi abusivi.
La comunicazione richiama gli articoli 255, 256 e 137 del Testo Unico Ambientale.
Parallelamente, gli investigatori hanno individuato e analizzato i singoli conferimenti ritenuti illeciti, effettuati prevalentemente da imprenditori e titolari di ditte individuali. L’attività ha così interessato sia il funzionamento della struttura sia le posizioni degli operatori che vi portavano i materiali.
Perquisizioni e sequestri con il supporto dei tecnici ARPA
Gli approfondimenti hanno portato all’esecuzione di decreti di perquisizione e sequestro nei locali della società.
Le operazioni sono state condotte in stretta collaborazione con i tecnici del servizio ispettivo dell’ARPA, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente.
Durante queste verifiche sarebbero emerse ulteriori difformità operative nelle modalità di stoccaggio dei rifiuti, aggiungendo elementi alla ricostruzione delle attività svolte nell’impianto.
Il tema ambientale coinvolge anche le modalità con cui vengono organizzati servizi e infrastrutture: tra le iniziative raccontate da Nordest24 figura la nave ibrida Eco Trieste per la raccolta dei rifiuti delle navi.
Quarantaquattro indagati e 2.803 documenti passati al setaccio
Su delega dell’autorità giudiziaria, gli investigatori hanno eseguito interrogatori nei confronti di 44 persone iscritte nel registro degli indagati per reati ambientali.
È stata inoltre avviata una disamina capillare della consistente documentazione sequestrata. In particolare, sono stati esaminati 2.803 formulari identificativi dei rifiuti.
L’analisi dei documenti ha richiesto un confronto con i dati raccolti durante i monitoraggi sul campo, per verificare la corrispondenza tra quanto registrato e quanto osservato nella fase investigativa.
L’operazione rientra nell’attività della Procura e del Nucleo di Polizia Ambientale per la salvaguardia del territorio triestino e il contrasto alle irregolarità nella filiera di gestione e smaltimento dei rifiuti.
Indagini preliminari: nessuna responsabilità ancora definitiva
Il procedimento è tuttora in fase di indagini preliminari. Le acquisizioni investigative sono provvisorie e i provvedimenti cautelari e le contestazioni formulate non hanno carattere definitivo.
Resta quindi fermo il principio della presunzione di innocenza: la responsabilità delle persone coinvolte dovrà essere accertata definitivamente nelle sedi competenti.
Nel rispetto dei diritti degli indagati, non vengono diffuse generalità né informazioni che consentano di identificarli.