Ricerca a Udine, 1,27 milioni per aprire una nuova frontiera nello studio dei cromosomi
Finanziato dal Mur un programma di cinque anni dell’Università di Udine: al centro tecnologie per intervenire su cromosomi interi e creare future cellule terapeutiche.
Un finanziamento nazionale da oltre 1,27 milioni di euro porta a Udine un progetto scientifico che guarda molto avanti: capire se, un domani, sarà possibile intervenire non solo su singoli geni ma su cromosomi completi nelle cellule malate. Il sostegno economico arriva dal Ministero dell’università e della ricerca e rafforza una delle linee più avanzate sviluppate dall’ateneo friulano.
Il programma sarà portato avanti per cinque anni dal Dipartimento di Medicina dell’Università di Udine, con il coordinamento di Gianluca Petris. Le attività si svolgeranno nel Laboratorio di ingegneria genomica e biotecnologie, realtà sostenuta anche dalla Fondazione Italiana Fegato ETS.
Un progetto che mette Udine al centro della ricerca genomica
Le risorse, pari a 1.272.000 euro, sono assegnate attraverso il Fondo italiano per la scienza del Mur. Per il Friuli si tratta di un riconoscimento importante, perché conferma la capacità dell’università udinese di inserirsi in ambiti di ricerca altamente specialistici e competitivi.
L’idea scientifica è ambiziosa: sviluppare strumenti per trasferire, modificare e sostituire interi cromosomi in cellule umane con interesse clinico-traslazionale. Un passaggio che, se reso tecnicamente affidabile e sicuro, potrebbe allargare di molto le possibilità oggi offerte dalle tecniche di editing genetico più diffuse.
Perché non basta correggere un solo gene
Le tecnologie attuali consentono già interventi molto precisi su geni specifici o su tratti limitati di Dna, e in alcuni casi sono entrate anche nella pratica clinica. Tuttavia esistono patologie genetiche e problemi biologici che coinvolgono porzioni molto ampie del genoma, più geni nello stesso tempo o addirittura interi cromosomi.
È proprio su questo terreno che il gruppo di Udine intende lavorare. L’obiettivo di lungo periodo è arrivare a usare cromosomi sani, anche ingegnerizzati, per ottenere cellule terapeutiche capaci di superare difetti genetici complessi, rari o difficili da trattare con approcci costruiti mutazione per mutazione.
Dalle malattie rare ai tumori: le possibili prospettive
In questa fase non si parla di una cura già pronta, ma di ricerca di base che punta a verificare quanto questa strada possa diventare concretamente percorribile. Se i risultati lo consentiranno, le applicazioni future potrebbero riguardare sia la medicina rigenerativa sia nuove strategie per affrontare malattie genetiche oggi senza risposte semplici.
Le ricadute potenziali non si fermano all’ambito terapeutico. Tecnologie di questo tipo potrebbero infatti servire anche per costruire modelli cellulari più evoluti e per studiare alterazioni genomiche estese, comprese quelle che hanno un ruolo nello sviluppo dei tumori o in alcuni meccanismi legati all’invecchiamento.
Il team e la crescita scientifica dell’ateneo friulano
Per l’Università di Udine il progetto rappresenta anche un investimento strategico interno. Oltre al lavoro sperimentale, l’iniziativa punta a consolidare competenze nell’ingegneria genomica e nella biologia sintetica, formare nuovi ricercatori e creare le condizioni per eventuali sviluppi nel trasferimento tecnologico e nella nascita di startup.
Accanto a Gianluca Petris lavorano Francesca Agostini, Veronica Boem, Letizia Pugnetti, Miriam Saponaro e Luca Scanferla. Il progetto porta il titolo “Sviluppo di tecnologie di trapianto cromosomico verso terapie cellulari universali” e si inserisce in un filone che il gruppo ha già approfondito anche sul piano scientifico internazionale.
Le parole del coordinatore
«Le tecnologie di “genome editing” – spiega Gianluca Petris, docente di biochimica – hanno trasformato la nostra capacità di modificare il Dna, ma lavorano ancora soprattutto a livello di singoli geni o di regioni relativamente piccole. Con questo progetto vogliamo fare un salto di scala e arrivare a trasferire, modificare e sostituire interi cromosomi in modo accurato anche in cellule di rilevanza clinica per future terapie cellulari».
Lo stesso Petris sottolinea che il cammino verso possibili applicazioni mediche è ancora lungo. Ma il valore del progetto, per Udine e per il sistema della ricerca friulana, sta proprio nell’aprire una frontiera oggi poco esplorata: capire come intervenire su strutture grandi quanto un cromosoma intero e spostare più avanti il confine dell’ingegneria genomica.