Resinovich, la nuova perizia riapre il fronte delle tracce: profili maschili ancora senza nome

Nel fascicolo tecnico sul caso di Trieste emergono elementi genetici su più reperti. La difesa di Sebastiano Visintin: nessun riscontro a suo carico in questo elaborato.

14 ottobre 2026 18:27
Resinovich, la nuova perizia riapre il fronte delle tracce: profili maschili ancora senza nome -
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Il caso Resinovich torna a muoversi attorno agli accertamenti scientifici. Nella nuova relazione collegiale depositata sull’omicidio di Liliana Resinovich compaiono infatti tracce genetiche maschili che, allo stato, non sono state attribuite a una persona identificata.

Per Trieste, dove la vicenda continua a segnare il dibattito pubblico e giudiziario, il dato più rilevante è che l’esame non riguarda un solo oggetto, ma più reperti raccolti nel corso dell’inchiesta. La consulenza, composta da 352 pagine e sottoscritta da tre specialisti, ridisegna così alcuni passaggi già discussi nei mesi scorsi.

Nel documento vengono analizzati il laccio trovato al collo della donna, quello a cui erano unite tre chiavi, i jeans, il sacco nero che avvolgeva la parte inferiore del corpo e dodici formazioni pilifere.

I punti che emergono dai reperti

Uno degli elementi messi nero su bianco riguarda il cordino rinvenuto al collo di Liliana Resinovich: su quel reperto, secondo quanto riportato nella perizia, il profilo genetico rilevato sarebbe riferibile alla sola donna.

Esito differente, invece, per il cordino che teneva insieme le tre chiavi. Qui gli esperti parlano di profili complessi e indicano, attraverso valutazioni probabilistiche, la presenza di un uomo che per ora resta sconosciuto.

La relazione prende in esame anche i jeans e il sacco nero. Proprio su questi due elementi i periti ritengono molto probabile che il DNA maschile individuato appartenga alla stessa persona, senza però arrivare a un’identificazione conclusiva.

Le analisi sui capelli e i limiti dell’interpretazione

Un altro capitolo riguarda le dodici formazioni pilifere repertate. Undici vengono ricondotte a Liliana Resinovich, mentre una sarebbe attribuibile a un soggetto maschile non identificato.

Allo stato degli atti, però, non è possibile stabilire se quest’ultima traccia e quelle emerse sugli altri reperti facciano capo al medesimo individuo. È un punto importante, perché delimita il peso degli accertamenti: si tratta di dati tecnici che aprono interrogativi, ma non chiudono ancora il quadro.

La lettura della difesa di Visintin

Sul contenuto della nuova consulenza è intervenuto Paolo Bevilacqua, legale di Sebastiano Visintin, marito di Liliana Resinovich. L’avvocato sostiene che questo elaborato modifichi sensibilmente l’impostazione attribuita ai precedenti approfondimenti tecnici.

La posizione della difesa è netta: secondo Bevilacqua, nella nuova relazione non emergerebbero elementi riconducibili a Visintin. Il legale ha contestato anche il fatto che il marito della donna resti iscritto nel registro degli indagati, pur precisando che sarà necessario esaminare nel dettaglio tutte le 352 pagine e confrontarle con gli elaborati precedenti.

Lo stesso avvocato ha richiamato inoltre il tema di possibili contaminazioni dei reperti, aspetto che per la difesa merita particolare attenzione nella valutazione complessiva degli esiti genetici.

Un passaggio tecnico che pesa sull’inchiesta

La nuova perizia non rappresenta di per sé una decisione giudiziaria definitiva, ma aggiunge un tassello destinato a incidere sul lavoro degli inquirenti e sul confronto tra le parti. In una vicenda seguita da anni anche in tutto il Friuli Venezia Giulia, ogni passaggio tecnico continua ad avere un forte impatto pubblico.

Resta quindi aperto il nodo dell’interpretazione di queste tracce, del loro collegamento reciproco e del loro eventuale valore nel ricostruire quanto accaduto a Liliana Resinovich. Per Sebastiano Visintin, va ricordato, vale la presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.

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