Regeni, da Trieste il commento di Capozzi: «La decisione di Roma segna un punto fermo»
La consigliera regionale del M5S interviene dopo il verdetto sull’omicidio di Giulio Regeni e richiama il valore pubblico della pronuncia.
Per il Friuli Venezia Giulia, il nome di Giulio Regeni continua a rappresentare una ferita aperta. Dopo il verdetto pronunciato dalla prima Corte d’Assise di Roma, la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Rosaria Capozzi ha affidato a una nota la propria riflessione, indicando nella decisione dei giudici un passaggio di grande rilievo sul piano della verità giudiziaria.
L’esponente pentastellata ha commentato la condanna di tre cittadini egiziani, osservando che nessuna sentenza potrà restituire il ricercatore alla sua famiglia né colmare una perdita che resta profonda. Allo stesso tempo, però, il pronunciamento viene letto come un atto capace di definire con chiarezza precise responsabilità.
Il significato del verdetto secondo la consigliera
Nel suo intervento, Capozzi sottolinea che il valore della sentenza sta soprattutto nell’aver fissato un riferimento netto dopo anni segnati da attese, ostacoli e difficoltà. Per la consigliera, il pronunciamento della Corte mette un punto importante in un percorso lungo e doloroso, seguito con attenzione anche in regione.
Secondo Capozzi, la decisione arrivata da Roma assume un peso che va oltre il solo piano simbolico: inserisce infatti nella sede giudiziaria un accertamento che attribuisce responsabilità per quanto avvenuto a Giulio Regeni. Un elemento che, nel suo ragionamento, contribuisce a dare consistenza pubblica alla ricerca della verità portata avanti in questi anni.
La rappresentante del M5S richiama anche un altro aspetto: il verdetto, a suo avviso, riconosce la natura dell’azione compiuta da soggetti collegati allo Stato egiziano. Un passaggio che, nelle sue parole, rende ancora più chiaro il quadro emerso attorno all’uccisione del ricercatore friulano.
Il legame con il Friuli Venezia Giulia
Il caso Regeni mantiene per il territorio regionale un significato particolare. Capozzi insiste sul fatto che la memoria di Giulio non debba affievolirsi, ricordandone il profilo di studioso, la curiosità intellettuale e la volontà di approfondire la realtà attraverso il lavoro di ricerca.
Per questo, aggiunge, la sentenza non va letta soltanto come un atto processuale. Nella valutazione espressa dalla consigliera, il verdetto afferma che la dignità della vittima e il suo ricordo non possono essere messi da parte né consegnati al silenzio del tempo.
Una vicenda che resta nella coscienza pubblica
Nel suo commento finale, Capozzi richiama la lunga battaglia portata avanti dalla famiglia Regeni, che in tutti questi anni ha continuato a chiedere chiarezza e giustizia. È dentro questo quadro che la pronuncia emessa il 29 settembre 2026 viene indicata come una tappa decisiva.
La consigliera regionale affida così al verdetto un duplice significato: da una parte il riconoscimento delle responsabilità sul piano giudiziario, dall’altra la conferma che la vicenda di Giulio Regeni resta un tema vivo nella memoria collettiva del Paese e del Friuli Venezia Giulia.