Processo per il Natisone, in aula il confronto su piena, coordinate e uso dell’elisoccorso

Processo Natisone a Udine: testimonianze su piena, chiamate ed elicotteri. Il procuratore invita alla cautela. Si torna in aula il 20 ottobre.tena dei soccorsi del 31 maggio 2024. Testimonianze differenti sul fiume e nuova tappa del dibattimento il 20 ott

16 settembre 2026 11:37
Processo per il Natisone, in aula il confronto su piena, coordinate e uso dell’elisoccorso -
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Nel tribunale di Udine il dibattimento sulla tragedia del Natisone è entrato in una fase molto tecnica, con l’attenzione concentrata su passaggi decisivi della macchina dei soccorsi: dalle prime chiamate alla localizzazione dei tre giovani, fino alla valutazione sull’impiego dell’elicottero.

Il procedimento riguarda i fatti del 31 maggio 2024, quando persero la vita Patrizia Cormos, Bianca Doros e Cristian Molnar. A processo, con l’accusa di omicidio colposo, ci sono tre vigili del fuoco e un infermiere della Sores, nell’ambito dell’accertamento sulle eventuali criticità nella gestione dell’emergenza.

Le testimonianze al centro dell’udienza udinese

Davanti ai giudici sono stati ascoltati operatori e tecnici chiamati a ricostruire tempi, scelte e possibilità operative di quei momenti. Il quadro emerso, almeno in questa fase, mette insieme letture non sempre coincidenti su ciò che stava accadendo lungo il corso d’acqua.

Il procuratore capo di Udine, Massimo Lia, ha richiamato tutti alla prudenza, osservando che il processo è ancora in una fase in cui non è possibile trarre conclusioni definitive sulle responsabilità.

La piena descritta in modo diverso

Uno dei temi affrontati in aula ha riguardato proprio la portata della piena. Maurizio Rosso, consulente tecnico idrogeologico incaricato dalla Procura, ha parlato di un evento definito “morbido”, collocandolo sotto la soglia della piena ordinaria.

Di segno diverso la testimonianza di uno dei vigili del fuoco arrivati tra i primi al ponte Romano. In aula ha raccontato di non aver mai visto una situazione simile, restituendo così una percezione molto più grave delle condizioni del fiume in quel frangente.

Lo stesso pompiere ha ricordato anche il salvataggio di un collega entrato in acqua nel tentativo di raggiungere i tre ragazzi, un passaggio che ha riportato in aula il peso umano di quei minuti.

Il tema del gommone e l’isolotto

Nel corso dell’udienza si è discusso anche dell’ipotesi di un avvicinamento con il gommone. Secondo il consulente della Procura, quella soluzione non avrebbe consentito di arrivare in tempo fino all’isolotto dove si trovavano i giovani prima che l’acqua li travolgesse.

La valutazione si inserisce nel nodo più ampio delle alternative concretamente praticabili da parte dei soccorritori, aspetto che il tribunale sta esaminando per chiarire quali margini operativi esistessero davvero.

Le prime chiamate e la trasmissione della posizione

Tra i testimoni ascoltati anche l’operatrice del Numero unico di emergenza che prese in carico la prima telefonata. La sua deposizione ha toccato un passaggio importante: la trasmissione alla sala operativa dei vigili del fuoco della mappa con le coordinate del punto in cui si trovavano i ragazzi.

La stessa operatrice ha spiegato di aver inquadrato la richiesta come soccorso tecnico, e non sanitario, attenendosi al manuale operativo. Un elemento rilevante nel ricostruire come l’emergenza sia stata letta e instradata nei primi minuti.

L’elicottero nella ricostruzione della Sores

Sull’utilizzo dell’elisoccorso è intervenuto in aula Giulio Trillò, direttore della Sores del Friuli Venezia Giulia. Nella sua ricostruzione, all’inizio il protocollo attivato faceva riferimento a un intervento di tipo tecnico.

Successivamente, sempre secondo quanto riferito, la situazione sarebbe stata ricondotta anche all’ambito sanitario per scelta della direttrice menzionata nella testimonianza, con l’intenzione di far partire comunque l’elicottero. È uno dei punti più delicati del processo, perché riguarda tempi decisionali e coordinamento tra centrali e mezzi disponibili.

Il procedimento riprenderà il 20 ottobre. Sarà un’altra udienza importante per chiarire, tassello dopo tassello, come si mosse la catena dei soccorsi in una vicenda che ha segnato profondamente il Friuli.

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