Pramaggiore, sette escursionisti rientrano in ritardo: mobilitata la macchina dei soccorsi a Claut

Serata di apprensione nell’area del Rifugio Pussa: il gruppo è stato individuato durante le ricerche e accompagnato al rientro senza conseguenze.

10 maggio 2026 18:55
Pramaggiore, sette escursionisti rientrano in ritardo: mobilitata la macchina dei soccorsi a Claut -
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Una serata di apprensione in montagna si è conclusa senza feriti nell’area di Claut, dove sabato 9 maggio è stata avviata una ricerca per sette escursionisti che non erano tornati al Rifugio Pussa all’orario previsto.

Il gruppo, composto da persone arrivate dal Modenese, era uscito per un’escursione sul Monte Pramaggiore. Quando il rientro si è protratto oltre il previsto, il gestore della struttura ha scelto di far partire l’allerta, valutando con prudenza la situazione anche per l’assenza di copertura telefonica in quella zona.

La preoccupazione al Rifugio Pussa

Gli escursionisti erano attesi per la cena intorno alle 19, ma con il passare del tempo dal rifugio non è stato possibile avere alcun contatto diretto con la comitiva. La segnalazione è così scattata poco dopo le 20.

Un elemento decisivo nella valutazione iniziale è stato proprio il contesto dell’itinerario: il Monte Pramaggiore, in questo periodo, può presentare ancora tratti con neve residua e tempi di cammino diversi da quelli calcolati alla partenza.

Ricerca organizzata tra terra e cielo

Per le verifiche sono stati attivati la SORES, la stazione Valcellina del Soccorso Alpino, i Vigili del Fuoco e l’elisoccorso regionale. Le ricerche si sono sviluppate su due fronti, con una squadra che ha imboccato il percorso indicato dal rifugio e con un sorvolo notturno per controllare dall’alto l’area interessata.

Proprio dall’elicottero è arrivata la svolta: la comitiva è stata individuata quando si trovava ormai a circa mezz’ora dal Rifugio Pussa, lungo lo stesso tracciato seguito dai soccorritori partiti via terra.

Ritardo dovuto ai tempi di percorrenza

Una volta raggiunti, i sette escursionisti sono stati assistiti nel rientro e hanno fatto ritorno alla struttura senza conseguenze sanitarie. Non si è trattato quindi di un incidente, ma di un ritardo accumulato durante la discesa.

Tra le cause, secondo quanto emerso, ci sarebbero tempi di marcia più lunghi del previsto, resi più complessi anche dalle condizioni del percorso. In ambiente montano, soprattutto nelle aree delle Dolomiti Friulane, la presenza di neve in alcuni punti può cambiare sensibilmente l’andatura.

L’episodio si è chiuso positivamente, ma conferma quanto sia importante, per chi gestisce rifugi e per chi frequenta la montagna friulana, non sottovalutare i mancati rientri quando non esiste la possibilità di comunicare rapidamente. In questo caso la segnalazione tempestiva ha permesso di verificare la situazione in tempi brevi e di riportare tutti al rifugio in sicurezza.

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