Posti letto e ospedali di rete, il Pd torna all’attacco della Giunta regionale

Celotti e Moretti chiedono numeri aggiornati su boarding, accessi ripetuti in pronto soccorso e tenuta della sanità territoriale in Friuli Venezia Giulia.

24 ottobre 2026 16:49
Posti letto e ospedali di rete, il Pd torna all’attacco della Giunta regionale -
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La discussione sulla sanità regionale si riaccende attorno a un nodo molto concreto: quanti posti restano davvero a disposizione dei cittadini e con quali ricadute sui servizi più vicini al territorio. A sollevare di nuovo il tema sono i consiglieri regionali del Pd Manuela Celotti e Diego Moretti, che contestano le scelte della Giunta sul fronte ospedaliero.

Secondo i due esponenti dem, in Friuli Venezia Giulia la riduzione dei posti letto avrebbe prodotto uno sbilanciamento della rete assistenziale, senza che a questo sia corrisposto un rafforzamento sufficiente delle strutture intermedie e della medicina di prossimità. Per questo annunciano nuove richieste di dati alla Regione.

Il punto politico: meno posti e risposte da chiarire

Celotti e Moretti replicano alle recenti considerazioni dell’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi e sostengono che il confronto non possa fermarsi alle impostazioni generali. A loro avviso servono elementi misurabili su come viene presa in carico la popolazione e su quali effetti abbiano avuto negli anni le scelte organizzative compiute in Fvg.

Nella loro nota parlano di una riduzione che, letta nel complesso regionale, equivale alla perdita di una quota significativa di capacità ospedaliera. Una linea che, sempre secondo il Pd, avrebbe portato il Friuli Venezia Giulia sotto diversi parametri nazionali per numero di ospedali, disponibilità di letti e tasso di ospedalizzazione.

La rete locale tra spoke, medicina interna e cure intermedie

Uno dei passaggi più critici riguarda gli ospedali spoke e i reparti di medicina interna, indicati dai consiglieri come presidi essenziali per l’equilibrio del sistema. Il tema, nel ragionamento del Pd, non è la contrapposizione tra piccoli e grandi ospedali, ma la tenuta di una rete capace di dare risposte appropriate prima, durante e dopo il ricovero.

Celotti e Moretti sostengono che l’accentramento delle alte specialità non possa tradursi in un indebolimento dei servizi di base diffusi sul territorio. Senza un parallelo investimento nelle cure intermedie, osservano, il rischio è quello di spostare pressione sui pronto soccorso e sulle famiglie.

Pronto soccorso, anziani e viaggi più lunghi

Tra i dati che il Pd chiede di approfondire c’è il fenomeno del boarding, cioè la permanenza prolungata dei pazienti nelle aree di osservazione dei pronto soccorso oltre i tempi ordinari, per mancanza di posti disponibili nei reparti. I consiglieri vogliono inoltre verificare l’andamento degli accessi ripetuti e ravvicinati per lo stesso problema sanitario, con un’attenzione particolare alla popolazione anziana.

Nel loro intervento richiamano anche l’impatto concreto degli spostamenti sui cittadini delle aree più periferiche. L’esempio citato è quello di una persona anziana costretta a raggiungere Udine da Resia per un intervento, con tutte le conseguenze organizzative che questo comporta anche per i familiari.

Sanità territoriale ancora sotto pressione

Per i due consiglieri la riduzione dei posti ospedalieri avrebbe dovuto essere preceduta da un rafforzamento reale dell’assistenza sul territorio. Nel mirino finiscono le difficoltà legate alla carenza di medici di medicina generale, il percorso ancora incompleto delle case della comunità rispetto agli obiettivi ministeriali e la contrazione, da loro segnalata, dei posti e degli accessi nelle cure intermedie.

La sola assistenza domiciliare, aggiungono, non può assorbire da sola la domanda che prima trovava risposta nella rete ospedaliera. Da qui la richiesta alla Giunta di rendere conto delle scelte compiute negli ultimi anni e di interrompere quello che il Pd definisce un depotenziamento degli ospedali di rete.

La posizione espressa da Celotti e Moretti rimette così al centro una questione che in Friuli Venezia Giulia tocca insieme organizzazione dei servizi, tempi di accesso alle cure e peso che ricade sulle famiglie. Il confronto politico resta aperto, ma il terreno indicato dai consiglieri è soprattutto quello dei numeri e degli effetti concreti sui pazienti.

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