Pordenone, un percorso fuori dall’aula per riportare gli studenti in classe: come funziona SpazioPonte

Nel capoluogo un progetto costruisce un passaggio educativo per ragazzi con Adhd e crisi comportamentali, coinvolgendo scuole, servizi e terzo settore.

24 ottobre 2026 19:55
Pordenone, un percorso fuori dall’aula per riportare gli studenti in classe: come funziona SpazioPonte -
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Quando la permanenza in aula diventa temporaneamente impossibile, l’obiettivo non è interrompere il percorso scolastico ma trovare un passaggio protetto che permetta allo studente di rientrare. A Pordenone nasce da questa esigenza SpazioPonte, iniziativa pensata per bambini e adolescenti con Adhd e fragilità educative che vivono momenti di forte difficoltà comportamentale o emotiva.

Il progetto è stato presentato alla Biblioteca comunale di Pordenone alla presenza dell’assessore regionale alla Salute, Politiche sociali e Disabilità Riccardo Riccardi. Al centro dell’intervento, l’idea di offrire una risposta educativa tempestiva prima che un disagio si aggravi e si trasformi in un problema più complesso anche sul piano sanitario.

La proposta prende forma nel territorio pordenonese come spazio temporaneo di accoglienza e regolazione. Qui gli studenti possono essere accompagnati in una fase delicata, mantenendo il legame con la scuola e lavorando a un ritorno graduale, concreto e duraturo nella propria classe.

Secondo quanto emerso durante la presentazione, il valore dell’iniziativa sta soprattutto nella rete costruita attorno ai ragazzi: istituti scolastici, Regione, ambiti comunali e realtà del terzo settore condividono un percorso che punta a evitare l’allontanamento dal contesto educativo.

SpazioPonte sostiene gli studenti in crisi e punta al rientro in classe
SpazioPonte sostiene gli studenti in crisi e punta al rientro in classe

La prova sul campo nelle scuole cittadine

Prima del lancio pubblico, SpazioPonte è stato sperimentato tra aprile e maggio in due scuole del Comune di Pordenone. La fase iniziale ha riguardato due studenti di età e percorsi diversi: uno frequentava la primaria, l’altro una scuola secondaria di secondo grado.

Entrambi attraversavano una condizione di crisi tale da non consentire, in quel momento, la normale presenza in classe. Il lavoro educativo è stato quindi costruito su misura, con un accompagnamento personalizzato e con il supporto della didattica a distanza concordata con gli istituti coinvolti.

Questo ha permesso ai ragazzi di non perdere il filo dell’anno scolastico: lezioni seguite, verifiche svolte, valutazioni mantenute e continuità didattica preservata anche fuori dall’aula. Un passaggio considerato decisivo proprio per rendere possibile il successivo ritorno nel gruppo classe.

SpazioPonte sostiene gli studenti in crisi e punta al rientro in classe
SpazioPonte sostiene gli studenti in crisi e punta al rientro in classe

Una collaborazione tra scuola, servizi e comunità

Nella costruzione del progetto entra anche il Servizio di Neuropsichiatria infantile e dell’adolescenza, chiamato a contribuire a un collegamento stabile tra dimensione clinica, educativa e scolastica. Il modello, quindi, non si limita a gestire l’emergenza del singolo episodio, ma cerca una regia condivisa tra competenze differenti.

Riccardi ha sottolineato il ruolo del terzo settore e, in particolare, dell’associazione Calzini Spaiati, indicandone l’esperienza come un elemento utile dentro una strategia di prevenzione dell’esclusione scolastica. L’impostazione, nelle parole dell’assessore, è quella di un intervento educativo rapido capace di attivare risorse del territorio prima che il disagio produca effetti più profondi.

SpazioPonte sostiene gli studenti in crisi e punta al rientro in classe
SpazioPonte sostiene gli studenti in crisi e punta al rientro in classe

Un modello che guarda oltre la sperimentazione

L’indicazione emersa dalla presentazione è che SpazioPonte possa diventare un riferimento replicabile, a condizione di muoversi dentro una vera comunità educante, in cui ciascun soggetto tenga il proprio ruolo e collabori con gli altri. La scommessa è dare risposte coordinate a situazioni che, se trascurate, rischiano di incidere a lungo sul percorso di crescita dei più giovani.

Per Pordenone il progetto rappresenta così un tentativo concreto di tenere insieme scuola, cura e inclusione, evitando che una fase di crisi si trasformi in una rottura definitiva con l’esperienza scolastica.

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